L’applicazione della “massima pressione” sull’Iran è un principio fondamentale della politica estera dell’amministrazione Trump. Il presidente ha ritirato gli Stati Uniti dal Jcpoa, l’accordo sul nucleare siglato nel 2015, ripristinando sanzioni economiche molto dure nei confronti della Repubblica Islamica e rafforzando la presenza militare degli Stati Uniti nel Golfo Persico. Il timore che le tensioni fra Washington e Teheran possano sfociare in uno scontro diretto è cresciuto nel corso delle ultime settimane, soprattutto a seguito della decisione dell’amministrazione Trump di inserire il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Iraniana nell’elenco delle Fto (Foreign Terrorist Organisations).

La tensione è salite alle stelle dopo che il figlio del re saudita, nonché viceministro della Difesa saudita, Khalid Bin Salman, ha accusato le Guardie della Rivoluzione iraniana di aver ordito l’attentato, condotto dai ribelli yemeniti Houthi, contro l’oleodotto che taglia la Penisola araba da Est a Ovest. E ancora, come spiega il Corriere della Sera, sauditi e americani sostengono che ci sia la mano degli ayatollah dietro il sabotaggio delle quattro petroliere (due di Riad, una norvegese e una degli Emirati arabi), avvenuto nelle acque del Golfo Persico tra l’11 e il 12 maggio.

Al momento, sembra prevalere la linea del presidente Donald Trump, che avrebbe comunicato ai suoi generali e collaboratori di non aver nessuna intenzione di “scatenare un conflitto militare” con Teheran: strategia di non intervento che si oppone a quella del “falco” John Bolton, Consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca. Nonostante queste parziali rassicurazioni, alcuni esponenti del Partito democratico, insieme al Senatore indipendente Bernie Sanders, hanno inviato una lettera al Presidente Trump accusando l’amministrazione Usa di “gonfiare le minacce” che provengono dall’Iran e di condurre gli Stati Uniti verso “un’altra guerra in Medio Oriente”.

I dem scrivono a Trump: “No alla guerra in Iran”

La lettera, firmata dai democratici Chris Van Hollen, Ed Markey e Jeff Merkley, nonché dal senatore indipendente Bernie Sanders, e pubblicata in esclusiva da Foreign Policy, è la dimostrazione della crescente preoccupazione circa una possibile escalation militare fra Washington e Teheran. Nella lettera, i firmatari scrivono che la strategia dell’amministrazione Trump nei confronti dell’Iran è sempre più “incoerente e controproducente”, accusando la Casa Bianca di ingigantire le minacce “per giustificare pericolose politiche predeterminate”.

Gli esponenti dem chiedono a Donald Trump di rispondere alla lettera entro il 15 giugno, fornendo ulteriori chiarimenti sulla strategia della sua amministrazione nei confronti della Repubblica Islamica e di indicare quali sono i risultati che la nuova strategia di “massima pressione” ha ottenuto da quando è stata lanciata l’anno scorso con il ritiro unilaterale di Washington dall’accordo sul nucleare. “In breve – osservano gli esponenti dem – temiamo che la vostra amministrazione stia conducendo gli Stati Uniti verso un’altra guerra in Medio Oriente”. Su Twitter, il Presidente Usa ha sottolineato che le indiscrezioni riguardanti la sua frustrazione nei confronti dei suoi assistenti – soprattutto nei riguardi del Consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton – sono “fake news” affermando di essere sicuro che “l’Iran vorrà presto parlare”.

Il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, in visita la scorsa settimana in Giappone, ha affermato che “non c’è possibilità di negoziare” con gli Stati Uniti al fine di sedare le tensioni. Di recente, Zarif ha dichiarato all’agenzia di stampa Irna che Teheran non vuole nessuna guerra ma che nessun Paese può illudersi “di poter affrontare l’Iran”. Anche l’ayatollah Ali Khamenei, parlando davanti a una platea di alti funzionari della Repubblica Islamica, ha ribadito che fra Washington e Teheran “non ci sarà nessuna guerra”. In risposta alle mosse militari di Trump, l’Iran ha anche annunciato il parziale ritiro dall’accordo sul nucleare.

“Pronti a rispondere a qualsiasi provocazione degli usa”

Nelle scorse ore, l’agenzia stampa iraniana Fars News Agency ha riportato le dichiarazioni del Comandante generale dell’esercito iraniano Abdolrahim Mousavi, secondo il quale le forze armate della Repubblica Islamica risponderanno a eventuali errori strategici dei nemici con un attacco devastante. “Oggi tutte le unità dell’esercito iraniano godono di alto morale e piena preparazione al combattimento, e se il nemico commetterà un errore di calcolo o un errore strategico, riceverà la giusta risposta”. Mousavi ha assicurato alla nazione che le sue forze “difenderanno la sicurezza e gli interessi del Paese fino all’ultima goccia di sangue”.

Appare improbabile che Donald Trump possa trascinare gli Stati Uniti in una guerra devastante in Medio Oriente a meno di un anno e mezzo dalle prossime elezioni presidenziali americane del novembre 2020: guerra che quasi certamente comprometterebbe una sua probabile ricandidatura. Tuttavia, la possibilità che possa verificarsi un incidente è drammaticamente plausibile. Come spiega l’ex ufficiale della Cia Paul R. Pillar, “anche un incidente casuale potrebbe scatenare una guerra – qualcosa di simile, per esempio, all’incidente che si verificò durante l’ultimo periodo dell’amministrazione Obama, quando una coppia di piccole navi statunitensi si diresse verso le acque territoriali iraniane. Questa situazione venne prontamente disinnescata attraverso la comunicazione a livello di ministri degli esteri, ma l’amministrazione Trump ha posto fine a qualsiasi canale di comunicazione di questo tipo”.

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