Bernie Sanders, il “vecchio leone” del Vermont, si è ritirato dalla primarie democratiche. L’esponente degli asinelli sembrava avere il vento in poppa, ma la sua parabola si è ridimensionata a partire dalla notte del Super Tuesday, quando Joe Biden, vincendo la competizione Stato per Stato, ha iniziato a prendere il largo sul suo principale rivale.

La classifica dei delegati era già chiara, ma Sanders continuava a dire di avere un leggero margine di speranza. Quello cui ha rinunciato poche ore fa. Salvo imprevisti della ultim’ora – tipo quello che vorrebbe una convention democratica reinterpretata da capo dopo l’avvento mediatico della figura di Andrew Cuomo, avvento che è dipeso dal fatto che New York è la più grande città coinvolta nella pandemia da Covid-19 – , lo scontro sarà quindi tra Joe Biden e Donald Trump.

Ora Sanders ha un compito complicato: evitare che la sua “America profonda” si disperda. L’anziano socialista deve tenere il suo elettorato all’interno del progetto centrista di Biden. Non sarà semplice. Biden intanto ha scritto una lettera di distensione. I due democratici sono molto distanti sul piano ideologico. Per non parlare dei programmi elettorali, che sono separati da distanze siderali. Sia come sia, gl Stati Uniti non sono pronti per il socialismo. E quello che è avvenuto in queste ore ne è la ennesima dimostrazione.

La pandemia poteva produrre un effetto indiretto: porre il tema della sanità pubblica in cima ai pensieri dell’elettorato statunitense. E Sanders è favorevole all’estensione dell’assistenza pubblica nei confronti di tutti. Ma la situazione dei delegati, come premesso, era già compromessa. Considerando anche le complicazioni relative ad organizzare i seggi all’interno di quadro pandemico, il candidato più a sinistra ha optato per gettare la spugna. Joe Biden adesso può dedicarsi alla scelta del vicepresidente. Potrebbe toccare ad Elizabeth Warren, liberal ed ultra-progressista, ma ritiratasi qualche settimana fa, senza annunciare il suo sostegno a quello o a questo candidato. la Warren e Sanders sono amici di vecchia data, ma si sono spartiti i voti della “nuova sinistra”, permettendo all’ex vicepresidente di Barack Obama di imboccare un’autostrada. Biden potrebbe tenere conto.

Il presidente Trump ha sfruttato subito l’assist del ritiro, mettendo in evidenza come abbia difficoltà ad immaginare Alexandria Ocasio Cortez al fianco di Joe Biden. La Cortez è l’immagine di quello che i Dem sarebbero dovuti diventare se Sanders avesse vinto le primarie. Trump avrebbe preferito che il suo competitor fosse il “vecchio leone” per un motivo molto semplice: una vittoria del candidato socialista gli avrebbe lasciato il campo libero al centro, dove risiede l’elettorato moderato, che avrebbe potuto guardare quasi solo al Gop. Anche lo scenario nuovo, però, consente a Trump di confidare in un altro tipo di sceneggiatura. Un copione imprevisto, ma magari efficace.

Chi sono, infatti, i sostenitori di Bernie Sanders? Soprattutto maschi bianchi e millenials. Sanders non ha mai sfondato tra le “minoranze”. Tra i simpatizzanti dell’uomo che aveva quasi sconfitto Hillary Clinton alle primarie di quattro anni fa, c’è più di qualche “anti-sistema”. Gli elettori di Trump e quelli di Sanders hanno più di qualche punto in comune: pensano spesso che gli States non debbano recitare la parte di padrone del mondo; non sono persuasi dalla globalizzazione; non credono che il liberismo economico possa rappresentare l’unico paradigma economico.

Non è detto, insomma, che i consensi di Bernie Sanders finiscano nel paniere di Joe Biden senza colpo ferire. Anzi, è possibile che parte di un elettorato di Sanders guardi all’isolazionismo di Trump con interesse. La campagna elettorale del tycoon può cambiare: Trump potrebbe spostare l’attenzione sui temi sovranisti. Un po’ com’è successo nel 2016, mentre i Dem potrebbero aver fatto il medesimo errore fatto cinque anni fa.

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