Quando si candidò alla presidenza della Corea del Sud, l’ex avvocato per i diritti umani Moon Jae-in dichiarò che la riappacificazione con la Corea del Nord avrebbe occupato il primo posto nella sua agenda di governo. Il popolo sudcoreano approvò la svolta dialogante auspicata da Moon eleggendolo a grande maggioranza. Per la Corea del Sud l’ascesa di Moon ha rappresentato una svolta. Dapprima schiacciata nella contesa tra Donald Trump e Kim  Jong-un, tra la sfida balistica della monarchia Juche di Pyongyang e i rigurgiti bellicistici di Washington, di cui la Corea del Sud è stata a lungo uno dei più fedeli clientes, Seul ha poi preso l’iniziativa nel dialogo per la riappacificazione tra i due Paesi della penisola, imprimendogli una svolta decisiva.

Senza la storica marcia comune delle squadre coreane alle ultime Olimpiadi invernali e il susseguente vertice Moon-Kim non avremmo avuto l’inizio del processo di pace tra Pyongyang e Washington, culminato nello storico vertice di Singapore tra Kim e Donald Trump.

Ora che la strada del dialogo fatica a dispiegarsi in tutta la sua pienezza, frenata dalle discussioni sulla natura della denuclearizzazione di Pyongyang, il leader di Seul non ha certo abbassato la guardia. E anzi, mentre tra Stati Uniti e Corea del Nord le relazioni conoscono andamenti altalenanti, Moon Jae-in ha intensificato l’offensiva di pace verso Pyongyang. Arrivando a considerare, di fatto, superate, le sanzioni Onu che ancora colpiscono il suo vicino settentrionale.

L’offensiva di pace di Moon continua tra diplomazia ed economia

A inizio novembre è stato annunciato dalla Casa Blu di Seul, sede della presidenza della Repubblica, l’organizzazione di un nuovo summit tra il capo di Stato di Seul e il leader del regime del Nord. “Kim Jong-un sarà “presto” a Seul, tra gli incontri di alto profilo che il leader nordcoreano conta d’avere per allentare le sanzioni”, scrive Il Faro. “Il presidente sudcoreano Moon Jae-in ha ammesso i contatti in corso, in linea col vertice di Pyongyang tra i due a settembre”. “A portata di mano” è il summit di Kim con Donald Trump, mentre in futuro anche Vladimir Putin, Shinzo Abe e Xi Jinping potrebbero confrontarsi con il successore di Kim Jong-il.

“Nel suo intervento dinanzi al parlamento dedicato al budget”, inoltre, “Moon ha sollecitato il varo di una manovra espansiva a sostegno dell’economia e più sforzi per far avanzare a passo spedito il processo di pace con il Nord, concentrandosi sulla necessità di approfondire la cooperazione intercoreana”. Ed è qui che il discorso potrebbe farsi più complicato.

Le sanzioni Onu a Pyongyang non preoccupano Moon

Tra i progetti concordati a settembre da Kim e Moon per rilanciare i rapporti bilaterali tra le Coree sono inclusi diversi investimenti infrastrutturali volti a favorire la connettività nella penisola e il rilancio del resort di Kumgang e del polo industriale congiunto di Kaesung, localizzati vicino alla zona demilitarizzata di confine. La grande impresa sudcoreana, i cui vertici hanno seguito il Presidente a Pyongyang, si prepara alle nuove opportunità di business.

Obiettivo di Seul è ottenere un allentamento delle sanzioni commerciali e finanziarie a Pyongyang portando avanti il dialogo sul campo. Gli Stati Uniti, tuttavia, si sono opposti a questa opzione, e il Dipartimento del Tesoro ha ammonito le banche sudcoreane dal fare affari con Pyongyang prima che il regime avvii una sostanziale denuclearizzazione.

Come scrive The Diplomat“la Corea del Sud avrebbe intenzione di chiedere restrizioni alle sanzioni delle Nazioni Unite e degli Usa per procedere a progetti economici congiunti” con la Corea del Nord. Tuttavia, “la decisione di andare avanti coi progetti infrastrutturali con il Nord ha portato Washington ad alzare bandiera rossa”, chiedendo a Seul di non procedere prima che da Kim arrivino passi avanti sostanziali sulla denuclearizzazione.

Moon appare, in ogni caso, pronto a portare avanti la sua offensiva di pace ad ogni costo. Ne va del futuro della Corea intesa come complesso, come nazione divisa dalla storia ma unita, nella sostanza, come popolo, etnia, cultura. Ne va anche della tenuta interna e strategica di un progetto di lungo termine dalle importanti valenze geopolitiche. Che potrebbe rappresentare il migliore incentivo per la Corea del Nord affinché riconosca nell’adeguamento al dialogo la soluzione ideale.

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