Come ad ogni secondo turno del sistema a double ballot che si rispetti, in Francia è in corso il più classico dei riposizionamenti. Leader politici e non solo che, in virtù dei risultati del primo appuntamento elettorale delle presidenziali, “endorsano” questo o quel candidato tra coloro che sono rimasti sul campo di battaglia. Emmanuel Macron, come sempre è avvenuto Oltralpe, ha il vantaggio che ha avuto cinque anni fa e su cui hanno potuto contare tutti coloro che hanno sfidato un avversario proveniente dal mondo lepenista.

Attorno al presidente uscente si sta schierando il cosiddetto “arco costituzionale”, ossia tutte le forze politiche che, unendosi a prescindere dall’appartenenza politica, hanno sempre estromesso il Front National prima ed il Rassemblement National oggi dalla corsa per l’Eliseo (e alle elezioni regionali). La lista dei personaggi è lunga e presenta anche qualche sorpresa. Il nome che pesa di più, nel bene o nel male, è di sicuro quello dell’ex presidente della Repubblica francese Nicolàs Sarkozy. Che Macron sia un leader post-ideologico in grado di attrarre pure i voti dei Les Republicains è ormai provato dai flussi statistici ed elettorali ma che l’ex vertice dell’Ump si schierasse apertamente dalla parte del fondatore de La République En Marche! non era scontato.

“Voterò per Emmanuel Macron – ha annunciato Nicolàs Sarkozy -, perché ha l’esperienza necessaria a questa crisi internazionale più complessa che mai, perché il suo progetto economico mette la valorizzazione del lavoro al centro di tutte le priorità e perché il suo impegno europeo è chiaro e senza ambiguità”. In realtà, la sintonia tra Macron e Sàrkozy precede questa elezione. Dalla scelta di esponenti gollisti per il primo mandato svolto alle prossimità ideologiche: è da tempo che Macron lavora per inglobare parte se non tutte le istanze neo-golliste. E il risultato di Vàlerie Pecresse del primo turno è anche un effetto diretto dell’abbraccio tra En Marche! ed il mondo che il marito di Carla Bruni ha rappresentato per quasi un decennio.

Come ha spiegato Mauro Zanon su IlFoglio, non è affatto detto che le simpatie espressa da Sarkozy per Macron abbiano un effetto positivo in termini elettorali per il secondo. Tra le questioni giudiziarie ed un passato politico che racconta soprattutto di ombre e di una sconfitta di peso come quella subita contro Francois Hollande, Sàrkozy ha smesso di costituire un riferimento per il mondo gollista. Diverso, invece, è immaginare che l’ex presidente della Repubblica francese punti, tramite l’elezione di Macron ed il rimescolamento degli equilibri delle forze politiche, a riprendere in mano le redini de Les Republicains, che sono reduci da un vero e proprio disastro, nonostante l’ottima performance che avevano fatto registrare alle peraltro recenti elezioni regionali. Della serie: il nemico del mio nemico può essere mio amico.

Poi, come ha specificato sempre la fonte sopracitata, esistono anche altri personaggi, esterni o meno all’emisfero politico, attraverso cui Emmanuel Macron potrebbe essere attaccato da Marine Le Pen in questi giorni che ci separano dalla decisione sull’Eliseo dei cittadini francesi. C’è il direttore di McKinsey, la società di consulenza con il presidente transalpino avrebbe avuto rapporti stretti. Viene fatto poi il nome di Karim Tadjeddine, uno dei vertici della società di cui sopra, finito al centro di accuse relative a presunta evasione fiscale.

Infine, viene presentata una disamina sulla sinistra massimalista e prossima alle istanze di Jean Luc Mélenchon che dovrebbe sostenere Macron il 24 aprile: uno dei pochi motivi per cui il gollismo, il conservatorismo e la post-ideologia dei lepenisti potrebbero trovare un collante per votare in maniera unanime e contro l’attuale inquilino dell’Eliseo. Compattare tutti i non “macroniani”, del resto, è l’ultima carta che resta nel mazzo della figlia di Jean Marie. In questo senso, è possibile che si assista ad una personalizzazione sempre più accentuata della campagna elettorale. Ma a Marine Le Pen conviene? Anche questa strategia esporrebbe il vertice del Rn a qualche rischio. La strada per la vittoria, per i sovranisti, è davvero stretta.

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