Fayez al Sarraj ha incontrato Matteo Salvini a Milano. L’incontro, tenuto top secret fino a questo momento, è stato richiesto dal capo del governo di accordo nazionale (Gna) per discutere della crisi in Libia e degli accordi sull’immigrazione. Un vertice che arriva in un momento di “distacco” mediatico rispetto alla crisi libica dopo l’escalation avviata da Khalifa Haftar, ma che giunge anche dopo i giorni di “assedio” da parte della Sea Watch 3. Un episodio che ha fatto riprendere vigore al dibattito sull’immigrazione in Italia, ma che ha ricordato anche a tutti che dalla Libia il problema immigrazione non è affatto risolto. A sud della Sicilia c’è un problema, ed è la Libia. E l’Italia non può dimenticarsi di quanto sta accadendo a Tripoli e dintorni.

Così come l’Italia non si dimentica della Libia, è vero anche il contrario: che la Libia, e in particolare Tripoli, non si dimentica dell’Italia. E il fatto che il premier libico voli a Milano per incontrare il vice premier e leader della Lega è un segnale da non sottovalutare per diverse ragioni. Sia dal punto di vista interno che dal punto di vista internazionale.

Dal punto di vista italiano, è del tutto evidente che la decisione di Sarraj di voler incontrare Salvini rappresenta un segnale inequivocabile del ruolo svolto dall’attuale ministro dell’interno anche all’interno dei ruoli dell’esecutivo. Sarraj non incontra Conte, non incontra il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi né, al limite, il ministro della Difesa Elisabetta Trenta. Sarraj incontra il ministro dell’Interno, che a questo punto si trasforma automaticamente nell’uomo forte dell’esecutivo giallo-verde anche nella percezione di chi è capo di governi stranieri. E a questo punto, il premier libico è come se avesse scelto come interlocutore il vicepresidente del consiglio italiano superando gli altri interlocutori del governo. Nell’incontro si è parlato di immigrazione e del rischio terrorismo che sta esplodendo nelle diverse aree della Libia a causa della perdita di autorità del governo di Tripoli e dell’avanzata di Haftar, quindi è chiaro che si tratti di temi molto importanti, specialmente per un ministro dell’Interno. Ma è chiaro che tutto assuma connotati diversi in un contesto come quello del Mediterraneo, dove l’immigrazione e il terrorismo sono prima di tutto questioni di politica internazionale. E Salvini in questo senso si è dimostrato non solo l’interlocutore sul fronte delle politiche di sicurezza, ma anche il leader politico prescelto dai partner internazionali (in particolare dagli Stati Uniti di Donald Trump) per l’Italia.

Tripoli non vuole solo parlare con Salvini per l’immigrazione, ma tramite lui parlare all’Italia. Un rapporto, quello fra Tripoli e Roma, che dopo l’assalto del 4 aprile di Haftar alla capitale libica sembrava essere scemato e che invece è stato proprio il leader della Lega a confermare anche per due motivi di ordine internazionale. Da un lato confermare l’asse con il Qatar, con i il governo italiano ha intessuto ottime relazioni, dall’altro lato colpire gli interessi della Francia di Emmanuel Macron, li cui strateghi sapevano perfettamente dell’avanzata del maresciallo della Cirenaica.

Proprio per questo motivo, l’arrivo di Sarraj a Milano è una mossa particolarmente importante non solo per la Libia, ma anche per l’Italia e per il leader leghista. Per quanto riguarda il governo nordafricano, la scelta di blindare l’asse non solo con il governo italiano ma soprattutto con Salvini indica la decisione di confermare i rapporti con l’esecutivo e con quello che viene considerato “l’uomo forte” dell’Italia. Dal punto di vista dell’Italia e del leader leghista, lo scopo di questo incontro è duplice: assicurarsi l’asse con Tripoli anche in chiave di sicurezza degli interessi strategici italiani e sul fronte migratorio, ma anche riuscire ad assestare un colpo alla politica nordafricana di Macron. Una mossa che può servire anche a smuovere le carte in Europa: in tempi di nomine e di trattative, il leader del gruppo sovranista e leader carismatico di quel fronte ha una chiave per colpire la strategia francese. Non a caso, fonti vicine al Viminale hanno detto che il titolare dell’Interno “ha garantito impegno, lieto del ruolo centrale del nostro Paese che si conferma un interlocutore serio” mentre Sarraj “ha criticato le strategie di altri Paesi a partire dalla Francia“.

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