In attesa del voto per le presidenziali austriache del 4 dicembre, l’Unione europea deve fare i conti con il risultato del voto di domenica scorsa in Bulgaria dove è stato eletto presidente Rumen Radev, dichiaratamente a favore di Putin e dell’abolizione delle sanzioni contro la Russia. Ma anche la Moldavia (ora Moldova) ha scelto il nuovo presidente, il filorusso Igor Dodon. Due risultati simili in realtà profondamente diverse. E non si può neppure invocare un inesistente “effetto Trump” perché i due vincitori erano in testa anche al primo turno, quando il cattivo giornalismo europeo annunciava la sicura elezione della Clinton, mentre analisti preparati come Riccardo Migliori, presidente emerito dell’Assemblea parlamentare dell’Osce e senior fellow del “Nodo di Gordio” anticipava su Radio Luiss il successo dei candidati filorussi nelle due elezioni europee (clicca qui per ascoltare per ascoltare la puntata NATO-Russia, convivenza possibile?).

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Dunque è proprio l’Europa che sta cambiando. A partire dalla Bulgaria, Paese membro dell’Ue ed anche della Nato. Radev, il nuovo presidente, non appartiene alla famiglia delle cosiddette destre populiste, è un uomo della sinistra ed è stato votato come reazione ad un centrodestra accusato di corruzione e di eccessivo allineamento a Bruxelles. In realtà i poteri presidenziali, a Sofia, sono ridotti e Radev non ha la forza e la possibilità di cancellare le sanzioni contro Mosca o di portare il Paese fuori dalla Nato e dall’Ue. Ma il segnale resta comunque forte, per chi lo sa ascoltare e vedere. Il segnale di una popolazione impoverita per aver seguito i diktat europei. Così come è chiaro il segnale giunto dalla Moldova dove il nuovo presidente ha promesso di cancellare l’accordo di associazione all’Ue e di riaprire le porte agli accordi con Mosca. Via, dunque, le sanzioni e pronti anche al riconoscimento della Crimea russa.In cambio il piccolo e povero Paese potrebbe vedere ripartire il proprio settore agricolo, distrutto da sanzioni e controsanzioni, e potrebbe anche fare passi avanti nella soluzione del contenzioso con la Transnistria, la regione separatista filorussa. Ma il voto della Moldova ha segnato anche la profonda distanza da Bruxelles e dalla candidata Maia Sandu, ex economista della Banca Mondiale e paladina dell’Unione europea. Senza dimenticare la rabbia popolare per lo scandalo bancario che ha fatto sparire una somma pari ad un ottavo del Pil del Paese, grazie alla complicità del governo filoeuropeista. Almeno in Moldova gli scandali bancari non vengono perdonati dagli elettori.

Della situazione approfitterà, ovviamente e legittimamente, Vladimir Putin che in pochi giorni ha incassato la sconfitta dell’arcinemica Clinton ed il successo di due presidenti europei che preferiscono Mosca a Bruxelles. Trump ha confermato di volere un ritorno a rapporti sereni e pacifici con la Russia e questo potrebbe significare la definitiva sconfitta dei terroristi in Siria ed in Irak. Ma potrebbe portare anche al superamento delle sanzioni americane contro Mosca. Lasciando l’Ue con il cerino in mano. Perché a quel punto sarebbe economicamente un suicidio proseguire con le sanzioni, che penalizzano l’economia europea, mentre gli Stati Uniti le revocano e fanno affari. Intanto anche la Cina si muove e stringe un’alleanza militare con l’Iran. Tutti parlano con tutti, solo Juncker si limita a strillare in nome di un politicamente corretto che interessa solo a lui, ad Hollande ed alla corte italiana dei commentatori clintoniani.Alessandro GrandiThink tank “Il Nodo di Gordio”www.NododiGordio.org

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