Sin dall’inizio della guerra in Ucraina, il cancelliere tedesco Olaf Scholz è stato accusato di non fare abbastanza per sostenere Kiev diventando un punto di discussione continuo nel dibattito tedesco e non solo. Ma quello che è successo il 19 di aprile ha inondato di delusione non solo le autorità ucraine ma anche la sua stessa maggioranza. 

La videoconferenza e la reazione ucraina

Il 19 di aprile si è tenuta una riunione in videoconferenza tra i dirigenti ucraini e il cancelliere tedesco. Scholz ha affermato che “prova una tristezza infinita per le vittime e grande rabbia verso il presidente russo e questa guerra senza senso” condannando così la nuova offensiva russa nell’Ucraina orientale. Arrivati poi al momento di parlare di un aiuto tedesco ha aggiunto che “un’azione solitaria tedesca non avverrà”, confermando nuovamente che la Germania non fornirà a Kiev armi pesanti aggiungendo poi che “le nostre possibilità sono già arrivate ai limiti”. Scholz ha puntualizzato che non fornirà armi ma che l’Ucraina potrà comprare dalle aziende tedesche tutto ciò di cui ha bisogno. Kiev si è detta “delusa e amareggiata” per le posizioni del cancelliere che dall’inizio della guerra non ha mai dato davvero man forte al paese diventando l’unico dei grandi dell’Ue a non aver ancora inviato armi pesanti. 

La maggioranza contro Scholz

Scholz pensava con queste ultime dichiarazioni di poter dimostrare il contrario, ma non ci è davvero riuscito. Se fino ad ora i rimproveri sono arrivati dall’opposizione ora è la sua maggioranza ad accusarlo di non aver aiutato l’Ucraina quando ne avrebbe avuto il modo. A ogni occasione in cui gli è stato chiesto di inviare armi è puntualmente riuscito ad essere evasivo. Come quando, alla domanda se la Germania avrebbe inviato i carri armati Leopard a Kiev, lui ha risposto che voleva fornire armi immediatamente utilizzabili come quelle provenienti dall’ex Urss, non specificando quali armi e quando. Contro di lui sicuramente i partiti di opposizione, questo il caso di Johann Wadephul (Cdu), vicepresidente del gruppo conservatore del Bundestag che avrebbe commentato “troppo poco, troppo tardi. La Germania continua a rifiutarsi di consegnare armi pesanti. Sta deludendo l’Ucraina”.

La novità arriva però dai membri della maggioranza e dagli alleati di governo del cancelliere come la liberal-democratica Marie-Agnes Strack-Zimmermann, presidente della commissione difesa del Bundestag che ha commentato così le ultime dichiarazioni di Scholz: “Sono d’accordo che il cancelliere propone di dare all’Ucraina armi dei nostri partner dell’Europa orientale, che noi compenseremo. Ma dire che la Germania sta facendo quello che fanno tutti gli altri non è vero. Siamo in ritardo”. Anche l’ecologista Anton Hofreiter è dello stesso avviso dichiarando che al momento all’Ucraina servano armi pesanti e che la Germania, in quanto economia più potente d’Europa, deve fare di più.

Perché Scholz è così evasivo?

A causa della pesante eredità lasciata da Angela Merkel l’operato di Scholz in campo internazionale e diplomatico è finito subito sotto la lente d’ingrandimento. Adesso la posizione del cancelliere sta deludendo i più che non comprendono la sua grande titubanza. I sondaggi infatti lo confermano vedendo circa il 52% insoddisfatto dell’operato di Scholz, contro appena il 31% e il 34% del ministro degli Esteri Annalena Baerbock e del ministro dell’Economia Robert Habeck, entrambi dei Verdi. Ma la politica del suo partito è sempre stata affine a Mosca e si è fatta notare proprio per la volontà di mantenere ben saldi i suoi rapporti con essa. L’opinione più gettonata è infatti quella per cui il cancelliere non voglia del tutto schierarsi contro Putin scegliendo quindi una posizione ambivalente, sì di condanna ai crimini di guerra russi ma senza dichiararsi in aperto conflitto con Mosca. Il motivo di questa reticenza potrebbe essere la paura di una crisi devastante senza l’energia russa. Come fotografato dal Fondo monetario internazionale, infatti, insieme all’Italia, la Germania è il paese che potrebbe vedere un rallentamento della crescita tra i più alti d’Europa con un meno 1.7% rispetto alle previsioni precedenti.

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