Joe Biden è l’ultimo baluardo dei democratici americani per come li abbiamo conosciuti. Nel caso l’ex vice presidente di Barack Obama dovesse perdere le primarie a cui si è candidato, nulla per la sinistra occidentale sarà più come prima. Non è dal 2019 che la politica a stelle e strisce influenza quello che accade nel Vecchio continente. La filiera Obama-Clinton ha dettato temi e tempi ai vari “partiti democratici” d’Europa per almeno quindici anni.

Adesso, però, con l’avvento della “nuova sinistra”, manifesti valoriali e paradigmi programmatici rischiano di subire modifiche essenziali. Alexandria Ocasio Cortez e Bernie Sanders guidano la rivolta, ma c’è anche Pete Buttigieg come nuovo possibile leader internazionale di un progressismo rinnovato.

Il cambio di grammatica è possibile. Se negli Stati Uniti il socialismo diventerebbe, per la prima volta nella storia, la dottrina politica maggioritaria a sinistra, dalle nostre parti si tratterebbe di un ritorno. La domanda cui rispondere è la stessa per tutti: come battere il populismo? Sono le ricette a differenziarsi.

La “nuova sinistra” della Cortez e di Sanders parla agli elettori di salario minimo, di reddito universale garantito, di ecologismo, di decrescita e di incremento della spesa pubblica. Chi, negli anni, ha sposato la globalizzazione e il liberismo pur provenendo da sinistra non può restare a guardare. Per questo, prima che Biden sciogliesse la riserva, abbiamo potuto raccontare di come i “poteri forti” contassero su di lui. Il possibile turning pointnon riguarda solo gli Stati Uniti d’America: è l’internazionale progressista occidentale che potrebbe svoltare.

C’è già qualche bagliore di questo processo: in Francia, con le scorse presidenziali, è esplosa la figura di Jean Luch Mélenchon, in Gran Bretagna la causa progressista è guidata dallo statalista Jeremy Corbyn, le primarie democratiche italiane sono state vinte da Nicola Zingaretti, che è stato il segretario della Federazione dei giovani comunisti italiani e la Spd tedesca sta decisamente virando a sinistra, rivedendo le sue posizioni in materia di imprenditorialità e mercato.

La semplice elencazione di questi fenomeni politici consente di interpretare meglio la valenza che la candidatura di Joe Biden ha per il mondo moderato. Se l’ex numero due di Barack Obama dovesse perdere, magari contro Bernie Sanders, cadrebbe anche l’ultima muraglia opposta all’avanzata delle istanze di quello che potremmo definire left wing populism o populismo di sinistra.

Si certificherebbe, allora, l’assunto per cui i tempi odierni sono adatti solo agli anti – sistema e a coloro che alimentano polemiche contro le élite politico – finanziarie. Le primarie democratiche non decidono solo lo sfidante di Donald Trump alle presidenziali del 2020, ma il destino della sinistra occidentale.

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