Dietro le decisioni dell’Ufficio per le politiche scientifiche e tecnologiche (l’Office of Science and Technology Policy, OSTP) degli Stati Uniti d’America c’è un uomo ricchissimo e altrettanto potente, un'”eminenza grigia” che ha sempre più presa e influenza sull’organo governativo diretto fino a poco tempo fa dal matematico Eric Lander. Si tratta di Eric Schmidt, il multimiliardario ex Ceo di Google ed ex direttore esecutivo di Alphabet, che secondo Politico è riuscito ad esercitare, nell’ultimo anno, un’influenza “insolita” e un potere senza precedenti sull’ufficio. Secondo alcune e-mail interne ottenute dalla testata americana, più di una dozzina di funzionari nell’ufficio – formato da 140 persone – della Casa Bianca sono stati soci di Schmidt o hanno legami con il magnate di Big Tech.

Schmidt ha mantenuto uno stretto rapporto con l’ex consigliere scientifico del presidente, Eric Lander, e altri incaricati di Biden. E il suo braccio filantropico, lo “Schmidt Futures”, ha pagato indirettamente gli stipendi a due impiegati dell’ufficio scientifico, tra cui, per sei settimane, al capo di stato maggiore, Marc Aidinoff, che ora è uno dei più alti funzionari dell’OSTP dopo le dimissioni di Lander. Anche lo chief innovation officer di Schmidt Futures, Tom Kalil, ex OSTP, è rimasto sul libro paga di Schmidt mentre lavorava come consulente non retribuito presso l’ufficio scientifico per quattro mesi, lo scorso anno. L’ingombrante influenza sull’OSTP solleva non pochi dubbi dal punto di vista etico e politico, visto che l’ex Ceo di Google ha tutto l’interesse a “indirizzare” le decisioni dell’amministrazione Biden in ambito scientifico e tecnologico.

L’ombra di Schmidt (ex Google) sull’amministrazione Biden

Il magnate ex Ceo di Google siede infatti nei consigli di amministrazione di un’ampia varietà di società tecnologiche, in particolare quelle focalizzate sull’intelligenza artificiale. Secondo Politico, Eric Schmidt mantiene una partecipazione del 20% nell’hedge fund DE Shaw che vanta oltre 60 miliardi di dollari di investimenti, siede nel consiglio di amministrazione dell’appaltatore della difesa incentrato sull’intelligenza artificiale Rebellion Defense, ed è un investitore in Abacus. A questo si aggiunge il fatto che di recente è diventato presidente di Sandbox AQ, una nuova società nata da ex dipendenti di Google che ha come obiettivo quello di impiegare l’intelligenza artificiale e la tecnologia quantistica “per risolvere problemi difficili che hanno un impatto sulla società”.



Schmidt siede inoltre nel consiglio di Civis Analytics, una società di data science che si è occupata dalla recenti elezioni democratiche, non ultima la campagna elettorale presidenziale di Joe Biden nel 2020. Oltre all’intelligenza artificiale, Schmidt ha grandi interessi nello sviluppo della tecnologia 5G, e ha chiesto al governo maggiore impegno – e dunque più finanziamenti – nel sostenere questi due ambiti. L’ex ceo di Google, nel frattempo, ha negato le accuse di Politico. In una dichiarazione, ha spiegato che “la tesi infondata dell’articolo è che c’è un’influenza indebita sul dipartimento, cosa che non è vera”. La nota sottolinea che la Schmidt Futures ha lavorato con OSTP negli ultimi anni, la quale “ha pubblicamente riconosciuto i nostri contributi e il supporto delle partnership pubblico-privato per supportare il talento e far avanzare le innovazioni scientifiche per il miglioramento della società”. Dichiarazioni che, tuttavia, non bastano a fugare i dubbi sull’influenza del magnate sulle decisioni dell’amministrazione Biden in ambito scientifico-tecnologico.

Le dimissioni di Lander

C’è infatti qualcosa all’interno dell’Ufficio per le politiche scientifiche e tecnologiche sembra non funzionare da tempo. Lo scorso febbraio Eric Lander si è dimesso a seguito di un’indagine interna per aver violato le norme comportamentali sul posto di lavoro. Le dimissioni del celebre scienziato, 65 anni, si sono rese necessarie dopo che erano emerse conferme circa l’indagine interna di cui era stato oggetto alla fine dell’anno scorso. Il principale consigliere scientifico del presidente Joe Biden avrebbe “intimidito e umiliato” i suoi subordinati, violando la politica sul posto di lavoro della Casa Bianca. Tant’è che quattordici membri dell’ufficio ed ex hanno parlato di un ambiente di lavoro “tossico”. E ora le rivelazioni sull’influenza “insolita” di Eric Schmidt gettano ulteriori ombre sull’operato dell’ufficio.

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