In un sistema come quello della Corea del Nord, è difficile distinguere il leader dallo Stato. La popolazione nordcoreana vive con la certezza che la dinastia Kim incarna lo Stato stesso ed è difficile anche pensare a un governo, un’amministrazione o una politica che non abbia come fulcro la persona quasi sacra del leader di Pyongyang. Proprio per questo motivo, data la peculiarità dell’avversario, Stati Uniti e partner asiatici progettano da tempo l’uccisione del leader supremo della Corea del Nord come obiettivo di una possibile offensiva. L’idea di fondo è che la decapitazione del regime possa condurre a un collasso senza la necessità di una guerra, come una sorta di liberazione da un incantesimo. Per gli Stati Uniti, questo progetto s’identifica in quello che viene chiamato Oplan 5015, ovvero il progetto del Pentagono per uno strike chirurgico che abbia come unico scopo quello di uccidere il dittatore nordcoreano e i centri di potere di Pyongyang. Per la Corea del Sud, l’idea di uccidere Kim sta invece prendendo forma attraverso l’annuncio della nascita di una nuova unità delle forze speciali che abbia quale unico scopo di vita quello di uccidere il dittatore nordcoreano in caso di guerra.

Il lancio di questa nuova unità operativa è stato annunciato dal Korea Times ed ha trovato immediata eco sia in patria che all’esterno, soprattutto in Corea del Nord. La cosiddetta “unità di decapitazione”, modellata in base ai parametri degli US Army Rangers, della Delta Force, del Team Six e dei Berretti verdi, è composta da circa 1.000 soldati ed è stata messa sotto il comando della Republic of Korea Army Special Warfare Command, il comando che si occupa delle operazioni delle forze speciali. Secondo le informazioni ricevute da funzionari del ministero della Difesa di Seul, lo scopo della brigata è quella di eliminare le figure chiave del regime del Nord e distruggere le strutture nucleari e missilistiche. Da qui la denominazione fittizia di “decapitation unit” – il suo nome esatto non si conosce – perché nata con l’unico scopo di colpire i vertici gerarchici del regime e i maggiori pericoli per la sicurezza della Corea del Sud. L’Esercito della Corea del Sud aveva inizialmente pianificato di lanciare la forza d’élite nel 2019, ma ha deciso di velocizzare le operazioni di inizio delle attività con l’aumento della tensione nella penisola coreana e i nuovi test nucleari e missilistici da parte del regime di Kim Jong-un. La concomitanza con le imponenti esercitazioni militari congiunte di Corea del Sud e Stati Uniti potrebbe non essere casuale, ma legata invece alla volontà di testare immediatamente l’operatività dell’unità insieme alle forze speciali americane, che rappresentano uno dei cardini della possibile offensiva Usa in territorio nordcoreano.

Il fatto che negli ultimi tempi aumentino le notizie sui piani di uccisione di Kim Jong-un, non è dettato soltanto dalla volontà reale di farla finita con il dittatore. Lo scopo potrebbe essere anche quello di creare una sorta di terrorismo psicologico al fine di provocare o una reazione incontrollata dello stesso Kim oppure far sì che il leader di Pyongyang ceda sotto minaccia di morte. Da quello che si evince dalle informazioni che provengono dai servizi sudcoreani, il leader nordcoreano sarebbe ultimamente sempre più preoccupato dalla propria sopravvivenza a tal punto da aver diminuito drasticamente le apparizioni pubbliche e gli spostamenti non strettamente necessari. A tal proposito, l’assenza di Kim dalla festa per il lancio del nuovo missile Hwasong-15 ha una possibile lettura proprio nella volontà di evitare apparizioni pubbliche e in luoghi aperti. Uno stato di tensione che potrebbe essere foriero di conseguenze diametralmente opposte, dalla resa, alla risposta missilistica, passando per tutta una serie intermedia di opzioni. In tutto ciò, resta chiaramente il problema, per Usa e Corea del Sud, di capire cosa farne della Corea del Nord dopo la morte di Kim. Ammettendo l’ipotesi della volontà reale di uccidere il leader nordcoreano, quale sarebbe la strategia per il futuro della crisi e del Paese? Per ora le conseguenze di una morte violenta e repentina di Kim sarebbero potenzialmente ancora più catastrofiche della situazione attuale per ciò che concerne gli interessi della Corea del Sud e degli Stati Uniti. Kim si è dimostrato, a differenza della narrazione che si dà, un attore estremamente razionale. In caso di morte, la sfida per la guida del Paese sarebbe una novità assoluta per un sistema dinastico come quello di Pyongyang e vedrebbe gli attori internazionali coinvolti in una guerra intestina che potrebbe anche vedere diversi generali tentare la scalata avendo però tra le mani un arsenale missilistico e nucleare oltre che un esercito di milioni di persone. La Chosŏn inmin’gun (Armata del popolo coreano) senza guida suprema potrebbe far sprofondare il paese e la penisola coreana in un caos ancora più pericoloso dell’attuale situazione, ormai cristallizzata, per quanto inquietante.

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