Il ministro della Difesa russo, Sergej Shoigu, è volato in Israele per una visita di due giorni in cui il capo della Difesa di Mosca ha incontro il suo omologo israeliano, Lieberman, alti funzionari della difesa e dei servizi segreti israeliani e infine per un meeting con il premier Netanyahu. Una visita di fondamentale importanza, che ha cercato di rimodulare i rapporti fra Russia e Israele, in particolare per quanto riguarda la Siria, l’Iran e la cooperazione tecnico-militare, dopo che alcuni episodi e la conduzione della guerra al terrorismo in Medio Oriente hanno minato la fiducia di entrambi i governi. L’incontro con il ministro della Difesa israeliano, Lieberman, ha avuto toni molto amichevoli, segno che entrambi gli Stati hanno interesse a mostrare un rapporto molto più collaborativo di quanto le questioni regionali possano far credere. Il ministro israeliano, in conferenza stampa congiunta con Shoigu, si è detto “fiducioso che sarà possibile risolvere tutti i problemi che hanno pesato finora con un dialogo sincero”. Il tutto parlando in un invidiabile russo, quasi a voler dimostrare l’assoluta volontà di dialogo con la controparte. Shoigu, dal canto suo, ha sottolineato che le operazioni contro i terroristi “stanno per terminare”, ma ha anche ammesso candidamente che Israele e Russia  continuano ad avere due visioni diverse sulla situazione. Il capo della Difesa russa ha confermato davanti ai giornalisti che questa visita servirà a russi e israeliani “a comprendersi meglio”, segno che, evidentemente, c’è ancora qualcosa che non è chiaro nei rapporti che legano Israele e Russia sul fronte mediorientale.

La guerra in Siria ha avuto come conseguenza quella di un inasprimento delle relazioni fra Israele e Russia, e questo perché i due Paesi hanno una visione completamente opposta sia sul futuro della Siria sia sul futuro del Medio Oriente. Per Israele, la guerra civile siriana e l’ascesa del Califfato rappresentavano un’occasione per riuscire ad abbattere Assad. Abbattendo Assad, Israele otteneva la fine di un regime non amico e, soprattutto, la fine di un prezioso alleato dell’Iran. Netanyahu aveva tutto da guadagnare con la fine di Assad e tutto da perdere con la sua vittoria, poiché si sarebbe tradotto in quello che poi è successo: l’ascesa dell’Iran e la conferma del ruolo militare di Hezbollah. L’intervento russo in Siria, per evitare che Assad cadesse ma, in via definitiva, per evitare che la sua caduta mettesse fine all’unica testa di ponte della Russia in Medio Oriente, ha cambiato totalmente le carte in tavola. E il fatto che durante l’arrivo di Shoigu in Israele sia stato compiuto un nuovo raid israeliano in Siria che ha distrutto una postazione antiaerea a est di Damasco, a molti è apparso come un segnale di quanto l’affare siriano sia centrale nei rapporti fra Russia e Israele e di come l’esercito di Tel Aviv abbia voluto dare un segnale al Cremlino di dover iniziare a scendere a patti anche con Israele.

Netanyahu, parlando con Shoigu, è stato molto chiaro: Israele non permetterà mai che l’Iran e le milizie sciite di Hezbollah rimangano in Siria. Già durante i negoziati di Astana, il premier israeliano era stato molto netto nel dire di essere profondamente deluso e preoccupato dall’accordo sulle de-escalation zones, che non garantivano l’assenza di milizia sciite al confine siro-israeliano e soprattutto, con la presenza militare russa a fare da garante, non permettevano alle forze aeree israeliane di intervenire. E questa preoccupazione è stata ribadita anche in estate quando Netanyahu è volato a Sochi per incontrare Putin, al quale ha esternato tutto il suo disappunto per la situazione siriana.

Detto questo, da qui a dire che Israele e Russia sono diventati nemici, è tutto un altro discorso. Mosca e Tel Aviv sono Stati che si trovano in rapporti difficili, ma non si considerano avversari. Prova ne è che le forze russe non hanno reagito mai ad alcun attacco israeliano su postazioni siriane né hanno utilizzato qualche forma di dissuasione. L’idea è che entrambi siano consapevoli di trovarsi su due fronti opposti ma che non vogliano scontrarsi per via dei molti interessi in gioco oltre che per la storica amicizia che lega i due Stati. La Russia sta terminando le operazioni belliche in Siria e, adesso, pretende che l’integrità del Paese sia mantenuta insieme a quella delle basi russe sul suo territorio. Israele non vuole l’allargamento della sfera d’influenza iraniana, ma quest’ultima sembra ormai una conseguenza acclarata della guerra vincente contro il terrorismo. In molti temono che Israele stia preparando una guerra contro Hezbollah per colpire il maggior alleato iraniano nella regione. Se così fosse, Mosca si troverebbe in un ruolo scomodo e, probabilmente, il suo obiettivo sarà quello di limitare i danni contenendo entrambi gli attori in campo. La Russia non può privarsi né della Siria, né dell’Iran né di Israele. Israele non vede l’ora di eliminare dai suoi confini Iran e Hezbollah, ma non può fare a meno della Russia. Un rompicapo che spetta a Putin risolvere prima che siano i rapporti di forza e la guerra a risolverli definitivamente.

 

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