Intensificare il rapporto di sicurezza con gli Stati Uniti, incrementare la spesa per la Difesa relativa all’anno fiscale 2021, rafforzare i legami militari con Washington e stringere con la Casa Bianca accordi commerciali di libero scambio. Il tutto pensato appositamente per contenere l’avanzata cinese nella regione Indo-pacifica. Taiwan non è mai stata così geopoliticamente rilevante nello scacchiere globale come sta avvenendo negli ultimi mesi.

In questo periodo, oltre ad aver assistito all’intensificarsi di nuove tensioni tra Usa e Cina nel Mar cinese Meridionale, il mondo ha dovuto fare i conti con la pandemia di Covid. E Taiwan, uno dei pochi Paesi a non far parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha dimostrato di essere un raro esempio di nazione che è riuscita a mettere una museruola al virus senza ascoltare i consigli dell’organizzazione guidata dal direttore generale Tedros Ghebreyesus.

Ricordiamo che l’Oms è stata accusata da Donald Trump in persona di aver effettuato una pessima gestione sanitaria del Covid per compiacere il governo cinese. Taiwan è quindi un ingranaggio primario negli equilibri asiatici (e non solo). Gli Stati Uniti lo hanno capito e hanno quindi deciso di puntare tutto o quasi su Taipei.

Taipei stringe i muscoli

Innanzitutto il governo taiwanese, sulla scia delle dichiarazioni americane, ha presentato un nuovo bilancio della Difesa. Il prossimo anno il budget destinato al settore difensivo aumenterà di 42,1 miliardi di dollari (+10,2%) rispetto ai fondi stanziati lo scorso anno, passando a una cifra complessiva di 453,4 miliardi. L’annuncio è arrivato poco dopo che la Cina, l’11 agosto, ha superato con alcuni aerei da combattimento la linea mediana dello Stretto, ritenuta il confine tra la Cina continentale e l’isola. Isola, ricordiamolo, che Pechino ritiene essere una provincia cinese ribelle.

Il braccio di ferro tra il Dragone e Taiwan è entrato nel vivo con la recente visita a Taipei del segretario alla Salute Usa, Alex Azar. Il presidente taiwanese, Tsai Ing Wen ha evidenziato la necessità che le democrazie “che la pensano allo stesso modo”, come ad esempio gli Stati Uniti. debbano contribuire a salvaguardare la sicurezza dell’isola. Come ha riportato il South China Morning Post, Tsai ha tenuto un discorso virtuale all’Hudson Institute di Washington in cui ha spiegato che la priorità assoluta del suo secondo mandato è quella di rafforzare le difese militari dell’isola, puntando molto su un “rapporto di sicurezza costruttivo” con gli alleati americani.

L’importanza di Taiwan

Gli Stati Uniti hanno subito colto la palla al balzo, sia per lanciare un messaggio alla Cina sia per stringere nuovi accordi commerciali. In merito a quest’ultimo punto, Taiwan si è detta pronta ad avviare colloqui per un accordo di libero scambio con Washington.

Elencando gli obiettivi che intende raggiungere nel rapporto con gli Stati Uniti durante il suo secondo mandato al vertice di Taiwan, cominciato a maggio scorso, Tsai ha dichiarato che una delle aree sui cui si concentrerà “sarà l’inizio dei negoziati per un accordo di libero scambio”, aggiungendo che “dobbiamo tenere gli occhi aperti su come procedere” in questo versante e risolvere le questioni in sospeso.

Dall’altra parte la Cina non ci sta. Dopo i pattugliamenti aerei sullo Stretto di Taiwan, il gigante asiatico ha intrapreso oggi esercitazioni navali di tiro a fuoco vivo in acque internazionali al largo dell’isola di Guam, dove sono di stanza bombardieri strategici a lungo raggio statunitensi. Pechino ha già intensificato le manovre nelle scorse settimane, specie dopo una inusuale esercitazione della Marina militare Usa che ha coinvolto simultaneamente due portaerei nel Mar Cinese Meridionale. Al netto della reazione di Pechino, la sensazione è che gli Stati Uniti stringeranno ulteriormente il loro patto d’acciaio con Taiwan.

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