In Nigeria fino alla tarda serata di venerdì appare tutto pronto per l’apertura delle urne e l’inizio di un turno elettorale considerato tanto delicato quanto incerto. In lizza almeno 70 candidati, ma in realtà sono solo due quelli in grado di poter competere per la vittoria finale: si tratta dell’uscente Muhammadu Buhari, rappresentante del Congresso di Tutti i Progressisti, e di Atiku Abubakar, uomo d’affari e candidato del Partito Democratico Popolare. Adesso però, quando già alcuni elettori risultano in fila per votare, arriva uno stop clamoroso: si vota soltanto fra una settimana. Un grave smacco per la prima economia africana, costretta ad essere sotto scacco di disorganizzazione e di instabilità. 

I temi più spinosi della campagna elettorale

L’economia nigeriana pur essendo di grandi dimensioni, trascinata da una popolazione di 190 milioni di abitanti, appare però in affanno. Il Pil cresce di poco più di un punto percentuale nel 2018, a crescere maggiormente in compenso è la disoccupazione così come il numero delle persone che vivono al di sotto della soglia di povertà. Almeno sessanta milioni di nigeriani stentano ad avere il minimo indispensabile per poter tirare avanti con una discreta serenità. Condizioni quindi che pesano indubbiamente nella campagna elettorale che sta per concludersi. E, di certo, ad uscirne parzialmente sconfitto in questo caso è il presidente Buhari. Nel 2015 l’attuale capo di Stato ed ex generale, vince le consultazioni dopo anni passati all’opposizione proprio grazie alle promesse di abbassare la povertà e far aumentare la stabilità economica. Promesse disattese, secondo molti analisti in primo luogo perchè il paese africano non riesce in questi anni a diversificare l’economia, altro cavallo di battaglia di Buhari nel 2015.

La Nigeria dipende quasi esclusivamente dalle esportazioni di petrolio, l’abbassamento del prezzo del greggio e della domanda a livello globale, creano importanti buchi di bilancio e fanno diminuire le possibilità di un più incisivo intervento nell’economia. 

La questione legata a Boko Haram

Ma oltre alle tematiche economiche, ad emergere è soprattutto la questione della sicurezza. In Nigeria si susseguono attentati e rapimenti, soprattutto nelle zone nord orientali del paese. Qui opera il gruppo jihadista di Boko Haram, affiliato all’Isis e tristemente noto nel mondo per aver rapito centinaia di ragazze nel 2014. Ma a Boko Haram sono attribuiti attentati, rapimenti, omicidi, razzie compiute in nome della guerra santa. Il gruppo terrorista riesce ad avere un certo controllo dei territori dove ha maggiori ramificazioni. Il problema legato a Boko Haram in questi anni non viene risolto. Buhari, di etnia fulani e di religione musulmana, promette nel 2014 di impegnarsi per sradicare il terrorismo jihadista. I risultati però non arrivano e c’è chi accusa il presidente di aver fatto volutamente poco per timore di perdere una parte dell’elettorato musulmano. 

Chiunque dei due candidati principali va a vincere queste consultazioni, le problematiche della sicurezza potrebbero essere in cima all’agenda dei primi giorni di governo. Anche il principale sfidante di Buhari, ossia Abubakar, è di religione musulmana ed appartiene allo stesso gruppo etnico dell’attuale presidente. Entrambi anche in questa campagna elettorale promettono di ristabilire la pace nei luoghi falcidiati dal terrorismo. La verità però è che spesso lo Stato nigeriano appare impotente nel far rispettare la propria autorità in alcuni punti del paese, per di più in seno agli strati più poveri della popolazione le ideologie islamiste sembrano fare sempre più presa. La sfida contro Boko Haram dunque, è tutt’altro che alla portata ed appare difficilmente risolvibile nei prossimi quattro anni. 

Il ruolo dell’esercito 

Di solito quando in Nigeria si apre la campagna elettorale (quella che si sta per chiudere è la sesta da quando, nel 1999, il paese adotta una democrazia multipartitica), il dibattito verte su due elementi principali: il peso dell’etnia o del credo di appartenenza del candidato e le simpatie dell’esercito. Sul primo punto, come sopra accennato, i due principali contendenti viaggiano sugli stessi binari: entrambi sono fulani e musulmani. La differenza invece sta nel secondo punto: come si legge su AfricaRivista, questa volte l’esercito sembra voltare le spalle a Buhari, che fino agli anni ’90 è tra i generali più importanti della Nigeria. Nel 2015 i militari danno il loro appoggio al presidente uscente, ma adesso i vertici dell’esercito starebbero in gran parte con lo sfidante Abubakar. 

Una questione certamente di non poco conto: i militari in Nigeria hanno un peso importante. Il paese nella sua storia non solo vede il verificarsi di diversi colpi di Stato, ma al tempo stesso anche oggi l’esercito appare ramificato sul territorio ed in grado di determinare sia lo spostamento di voti e sia l’appoggio di una buona parte della popolazione. Il fatto che il candidato dell’opposizione sia appoggiato dai militari, o comunque dalla maggioranza dei generali, potrebbe essere un importante punto a sua favore. 

Il clamoroso rinvio

Come racconta la Bbc, c’è gente che dal nord del paese percorre più di 300 km solo per esercitare il diritto di voto e, improvvisamente, viene avvisata quando è già pronta a mettersi in fila che tutto è rinviato. L’elettorato nigeriano sui social (a proposito, il paese è il nono a livello mondiale per uso dei social e della telefonia mobile) si scaglia contro l’intera classe dirigente: critiche al governo uscente, ma anche all’opposizione, così come accuse di incompetenza e di manipolazione della volontà popolare. Il rinvio sorprende tutti. “Siamo diventati peggio del Congo”, si legge in alcuni account Twitter nigeriani, con riferimento al rinvio nel mese di dicembre delle consultazioni anche in quel paese africano. Le urne adesso dovrebbero essere aperte giorno 23: a pesare sul rinvio, la mancata consegna di numerosi plichi elettorali specialmente nel nord del paese, anche a causa della presenza in alcune province dei miliziani di Boko Haram.

Intanto i due principali partiti si accusano a vicenda: quello del presidente accusa quello di opposizione di strumentalizzare il rinvio, da parte loro i sostenitori del principale sfidante puntano il dito contro il governo accusandolo di voler prendere tempo per via dei sondaggi che vedono la maggioranza uscire sconfitta dal voto. La Nigeria quindi si appresta a vivere altri momenti difficili ed altre giornate in cui il paese africano, già alle prese con non pochi problemi, deve convivere anche con la magra figura a livello internazionale dovuta al rinvio delle elezioni. 

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