Si è tenuto nelle scorse ore il colloquio telefonico tra il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan. Un confronto molto atteso, specialmente in relazione a quanto sta accadendo nella provincia siriana di Idlib, lì dove l’esercito di Damasco supportato dalla Russia sta avanzando a discapito delle forze islamiste sostenute dalla Turchia. La situazione negli ultimi giorni è diventata ancora più tesa, specialmente per via degli scontri diretti proprio tra siriani e turchi che hanno provocato vittime anche tra le truppe di Ankara.

Cremlino: “Attuare accordi del 2018”

Tante volte Putin ed Erdogan sono riusciti, nonostante profonde divergenze e differenti scelte di campo, a trovare intese sui principali dossier seguiti da entrambi i presidenti. Soprattutto quando di mezzo c’è la Siria. Qui Mosca nel 2015 è scesa in campo al fianco del governo del presidente Bashar Al Assad, mentre dall’altro la Turchia ha sempre operato per il rovesciamento del leader siriano. Tuttavia, dal 2016 ed in particolar modo dal fallito colpo di Stato contro Erdogan, i due governi hanno lavorato per trovare uno spiraglio politico al conflitto che attanaglia la Siria dal 2011. Prima con i vertici di Astana, a cui ha partecipato anche l’Iran, poi con i bilaterali tra rappresentanti di Mosca ed Ankara e, infine, anche con gli incontri diretti tra i due rispettivi presidenti.

Nel settembre 2018 la mediazione russo – turca ha portato alla firma del memorandum di Sochi, in cui sono state istituite le cosiddette de escalation zone, territori cioè in cui le parti si sono impegnate ad attuare una tregua sorvegliata sia dai russi che dai turchi. Per tal motivo, all’interno della provincia di Idlib, l’ultima rimasta fuori dal controllo di Damasco, Ankara ha potuto istituire diversi check point nei pressi delle linee più calde del fronte. Tuttavia, l’accordo raggiunto a Sochi un anno e mezzo fa non ha risolto definitivamente una questione su cui Russia e Turchia hanno sempre avuto profonde divergenze: ossia, lo status futuro proprio della provincia di Idlib.

Mosca, in particolare, ha sempre sostenuto il diritto del governo siriano a difendere la propria integrità territoriale e dunque a riprendere in mano questa regione. La Turchia, dal canto suo, teme invece l’afflusso massiccio di profughi verso i propri confini in caso di offensive di Damasco, così come la perdita di influenza del proprio governo sulla provincia. Idlib infatti, è controllata in parte da sigle islamiste finanziate e sostenute dalla Turchia. Dunque, è possibile immaginare che questa volta arrivare ad un compromesso tra Mosca ed Ankara sarà più difficile. E se si è reso necessario un colloquio telefonico diretto tra i due presidenti, allora vuol dire che la situazione è tutt’altro che vicina ad una risoluzione. Peraltro, anche se i dettagli non sono stati resi noti, al momento sembra che anche dopo il colloquio le divergenze tra Putin ed Erdogan sono rimaste.

Sarebbero però stati fissati alcuni paletti: “Le discussioni si sono concentrate sulla situazione in Siria – si legge in una nota del Cremlino – e sulla necessità di attuare pienamente gli accordi russo-turchi, compreso il memorandum del 17 settembre 2018″. Ripartire dunque da quell’accordo per provare a stemperare le tensioni: la strada, al momento in salita, per far riprendere il dialogo dovrebbe essere questa.

Possibile un incontro diretto tra i due presidenti

Un altro punto cardine che Putin ed Erdogan avrebbero fissato nel loro colloquio telefonico, sarebbe rappresentato dalla necessità di proseguire con i negoziati avviati alcuni giorni fa tra delegazioni russe e turche. Quando la tensione ad Idlib, soprattutto all’inizio di febbraio, ha assunto connotazioni preoccupanti, funzionari dei due rispettivi paesi hanno iniziato colloqui bilaterali volti a trovare primi significativi compromessi. Al momento però, i risultati sperati non sono arrivati. Si proverà tuttavia anche nei prossimi giorni, visto che altri incontri sono stati già messi in agenda.

Ma se anche questi tentativi verranno disattesi, allora non è stato escluso un incontro diretto tra Putin ed Erdogan. A porre sul piatto questa possibilità, vista quasi come una vera e propria extrema ratio, è stato il ministro degli esteri turco, Mevlut Cavusoglu. Così come rivelato da AgenziaNova, il titolare della diplomazia di Ankara non ha escluso che i due rispettivi presidenti potrebbero fissare in agenda un bilaterale volto a trovare una nuova intesa sulla Siria. Un ulteriore dettaglio in grado dunque di delineare l’attuale quadro della situazione.

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