Le truppe siriane avanzano nel Golan e occupano una postazione abbandonata delle Nazioni Unite in quella terra di nessuno sotto l’egida della missione Undof. La notizia, pubblicata per la prima volta dalla radio israeliana Kan ha immediatamente messo in allerta le forze armate dello Stato ebraico. Le Israel defense forces (Idf) si sono dette pronte a rispondere, ritenendo la mossa delle truppe siriane una violazione dello status quo del Golan.

La conquista dell’avamposto abbandonato

Secondo il rapporto della radio israeliana, l’Undof avrebbe già individuato delle attività all’interno di quell’avamposto abbandonato. Per le forze dell’Onu, sono operazioni sulla struttura che non dovrebbero essere messe in atto. Ma l’esercito siriano sembra intenzionato a completare l’opera visto che da tempo considera la riconquista del Golan come uno degli obiettivi dell’offensiva per liberare il Paese dalle ultime sacche jihadiste.

E forse, proprio per questo decisionismo di Damasco, l’Undof ha deciso di riprendere il controllo del Golan con il ritorno delle truppe irlandesi nella zona: unico modo per evitare l’intervento di Israele e, al contempo, fermare l’esercito siriano.

Le forze armate di Israele hanno affermato in una dichiarazione dell’ufficio del portavoce che sono “consapevoli di ciò che sta accadendo e che considera [l’acquisizione del sito e] il lavoro infrastrutturale sul posto come una grave e flagrante violazione dell’accordo di separazione delle forze”.

I funzionari della Difesa che hanno parlato con radio Kan hanno detto che Tel Aviv “ritiene l’Undof come responsabile per il monitoraggio e l’azione contro le forze militari nella zona di separazione ed è determinato a prevenire il rafforzamento militare in quella zona”.

L’attacco vicino a Damasco

Quest’ultima frase dei funzionari dell’esercito non è passata inosservata. E non deve assolutamente passare inosservata visti i recenti sviluppi della guerra. Molti, dopo questa notizia proveniente dal Golan, sospettavano che Israele fosse pronto a colpire.

E così è stato. O almeno sembra. L’agenzia siriana Sana riferisce che due missili israeliani hanno colpito un obiettivo vicino all’aeroporto internazionale di Damasco. Secondo l’agenzia di stampa, non sono stati segnalati feriti o danni. L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha affermato che l’obiettivo fosse un deposito di armi appartenente a Hezbollah.

Non sarebbe certo una novità in questa guerra di Siria. Gli aerei e i missili israeliani hanno ripetutamente colpito il territorio controllato dalle forze di Damasco e dai loro alleati (Hezbollah e Iran) avendo come unico scopo quello di militare le forze legate a Teheran o lanciare messaggi a Russia e Stati Uniti.

Ma il Golan rimane il punto nevralgico della strategia israeliana per il conflitto siriano. È una delle linee rosse imposte da Benjamin Netanyahu dall’inizio della guerra. E Israele ha sempre detto di essere disposto a colpire qualsiasi forza che si avvicini al territorio annesso dalle forze di Tel Aviv.

La tempistica dell’attacco

La tempistica della notizia induce ad alcune riflessioni. La mossa siriana arriva infatti durante l’avanzata verso Daraa, in cui le forze di Bashar al Assad sono impegnate a liberare l’ultima roccaforte ribelle nel sud del Paese. Un’avanzata che preoccupa Israele, che ha già dichiarato di non voler alcun tipo di intervento di Hezbollah in questa offensiva. In caso contrario, sarebbero di nuovi pronti i bombardamenti. E questo è anche lo snodo cruciale dei rapporti con la Russia.

Il rapporto delle Idf è arrivato pocp prima di questo nuovo misterioso bombardamento su Damasco e poche ore dopo che un missile Patriot israeliano è stato sparato contro un drone che si era avvicinato allo spazio aereo israeliano dalla Siria. 

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