Non solo nei centri abitati più importanti e non solo nelle province più urbanizzate, il conflitto siriano entra in una delle sue fasi più delicate anche nelle zone più periferiche del Paese, specie in quelle dove l’Isis è in ritirata e l’esercito regolare sfida gli islamisti per riprendere vaste lande dove il vento oramai non scuote più alcuna bandiera nera del Califfato; esempio più significativo, in tal senso, proviene dalla regione desertica del Qalamun orientale, ossia nelle aree a circa 150 km ad est del centro di Damasco dove la Siria più urbanizzata lascia spazio ad un ambiente impervio e roccioso, che scende poi verso la provincia di Sweida ed il confine giordano.dumayrÈ proprio in questo territorio desertico che, negli ultimi giorni, è possibile riscontare le più importanti divergenze non solo interne alla Siria, ma anche tra le principali potenze internazionali.La base di Dumayr ed il controllo del QalamunDumayr è una delle principali città del Qalamun orientale e questo per due ragioni ben precise: la prima, è inerente al fatto che da lì passa la ferrovia che collega Damasco con Homs ed Aleppo che, proprio a Dumayr, curva verso il deserto invece di essere parallela all’autostrada M5; in secondo luogo, la città ospita una delle basi militari più importanti di tutto il sud della Siria, la quale nel corso della guerra ha fatto da vera e propria barriera contro l’avanzata dell’Isis, specie dopo la prima caduta di Palmyra e l’occupazione, da parte degli uomini di Al Baghdadi, di gran parte delle regioni desertiche. Non a caso, tale base militare è stata subito attaccata nel luglio 2012, durante l’operazione, di quel che allora veniva chiamato FSA, volta a conquistare Damasco: Dumayr è caduta, mentre la base militare è sempre rimasta in mano siriana.Quando la pressione dell’Isis si è fatta molto più forte, l’esercito siriano ed i cosiddetti “ribelli” hanno siglato una tregua valida ancora oggi e, tra il 2015 ed il 2016, non sono mancate collaborazioni “ufficiose” e non ufficiali tra le due parti del conflitto in funzione anti califfato; la base di Dumayr è quindi perno nella lotta per il controllo delle regioni ad est di Damasco e la sua importanza è cresciuta nelle ultime ore da quando, secondo la tv Al Masdar, i soldati russi hanno iniziato a prendere possesso dell’area installando di fatto una nuova struttura militare nel Paese, questa volta nel cuore del deserto della Siria. Questa mossa, confermata poi da alcuni tweet diffusi da reporter siriani presenti nella zona, è arrivata quasi inaspettatamente poche ore dopo l’attacco di Trump contro la base di Shayrat; i movimenti di truppe e mezzi russi nella zona andrebbero ad evidenziare l’importanza strategica del Qalamun all’interno del contesto siriano.Militari Usa e giordani varcano il confineL’installazione a Dumayr di una nuova base russa, potrebbe essere non solo la reazione all’attacco voluto dal presidente Usa venerdì notte, ma anche la contromossa rispetto alle notizie che giungono dalle lande desertiche più orientali della Siria e che parlano di soldati americani penetrati in territorio siriano assieme a truppe di Amman; il Pentagono, a dir la verità, non dà conferma di questi movimenti, pur tuttavia alcune foto e video proverebbero l’ingresso di Marines dai valichi con la Giordania. Per la verità, non sarebbe la prima volta di una circostanza del genere: i soldati USA sono presenti sia ad Amman che nel nord del regno giordano, lo scorso anno tre marines morirono in circostanze ancora non precisate proprio in una base aerea giordana e, dal 2013 ad oggi, più volte mezzi e uomini statunitensi sono entrati in Siria dalla Giordania.Vogliamo continuare a raccontare la guerra in Siria. Scopri come quiMa adesso lo scenario è diverso: dopo i 59 missili sparati verso la provincia di Homs, la Russia difficilmente chiuderà altri occhi ad operazioni più o meno ufficiali compiute da soldati Usa alle porte del deserto del Qalamun; a Mosca, come a Damasco, i rispettivi governi temono un’avanzata delle forze islamiste contestuale al ritiro dell’Isis con l’aiuto di Washington e quei “confini” operativi tra russi ed americani, che permettevano a quest’ultimi di operare ufficiosamente dentro il deserto siriano, adesso potrebbero diventare teatro di nuove ed ancora più importanti tensioni tra le forze in campo. Che qualcosa, nelle ultime ore, stia accadendo ad est di Damasco, lo dimostra anche una brusca ‘sterzata’ dell’esercito siriano il quale, dopo essere avanzato nelle montagne orientali di Palmyra, adesso ha deciso di puntare verso sud in direzione delle miniere di Khunafys, vere porte d’accesso a Qaratyan e quindi al deserto conteso con le forze islamiste filo-Usa.L’importanza strategica del QalamunDalla collaborazione, appena un mese fa, per la presa di Palmyra, alle tensioni di queste ore nel Qalamun: tra Russia ed USA i rapporti circa la guerra siriana hanno subito repentini cambiamenti in pochi giorni e quanto sta accadendo nella regione desertica ad est di Damasco ne è la prova più lampante. Se la provincia di Idlib, dove nelle prossime ore potrebbe iniziare l’operazione governativa volta alla sua riconquista, ha confini molto più stabili per via di un alto livello di urbanizzazione, il Qalamun è invece in gran parte desertico e stabilire delle precise aree di controllo ed influenza appare impresa molto più difficile: ecco quindi perché la Russia aspira a sigillare questa regione e, con essa, anche le porte della stessa Damasco. Inoltre, controllare ampie fette di deserto siriano, vuol dire avere accesso a diversi pozzi petroliferi ed ai valichi di frontiera con l’Iraq. In poche parole, Mosca e Washington, tra tensioni militari e diplomatiche, rischiano di confrontarsi apertamente tra le rocce calde e soleggiate del Qalamun: è da qui che passerà gran parte di quello che sarà il futuro assetto, con le rispettive aree d’influenza, della Siria.

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