L’atmosfera ricorda quella della Guerra Fredda, ma in Siria il clima è sempre più arroventato. Mentre l’Europa si divide tra interventisti e attendisti sull’appoggio ad un eventuale raid delle truppe statunitensi contro l’esercito di Bashar al Assad, il mondo resta con il fiato sospeso. 

Ma se i missili “intelligenti” promessi dal presidente americano Donald Trump non sono ancora partiti, sul piano diplomatico la guerra è iniziata da un pezzo. E dopo le accuse di Washington, Londra e Parigi ora è Mosca ad incolpare, a sua volta, l’Occidente per il presunto attacco chimico di Douma, sul quale indagano gli esperti dell’Opac. Un attacco “organizzato”, secondo il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, che giura di avere “dati inconfutabili” a sostegno di questa tesi.

La strage di Douma, per il capo della diplomazia di Mosca, non sarebbe altro che una “messa in scena” orchestrata con il coinvolgimento delle “forze speciali di un Paese che sta ora cercando di essere nelle prime file della campagna russofoba”. La stoccata, che arriva a margine dell’incontro, nella capitale russa, tra Lavrov e il suo omologo olandese Stef Blok, sembra diretta, con tutta probabilità, al Regno Unito, che nelle ultime settimane ha chiesto alla comunità internazionale di unirsi contro Mosca dopo l’avvelenamento dell’ex spia russa Sergej Skripal.

A conclusione del vertice bilaterale con il collega olandese, il ministro degli Esteri russo ha poi messo in guardia le nazioni europee sulle possibili conseguenze di un’azione militare statunitense in territorio siriano. Qualsiasi tipo di azione offensiva da parte degli Stati Uniti, anche un “incidente insignificante”, potrebbe portare “a nuove ondate di migranti verso l’Europa e a molti altri sviluppi che non sono per nulla necessari, né per noi, né per i vicini europei”, ha avvertito. Conseguenze di questo tipo, ha aggiunto Lavrov, “possono essere accolte positivamente solo da chi si trova dall’altra parte dell’Oceano” e punta a “distruggere l’intera regione al fine di promuovere i propri progetti geopolitici”.

La Siria non si trasformerà in una nuova Libia, promette il capo della diplomazia russa. L’avvertimento di Mosca all’Occidente è chiaro: “Dio non voglia che vengano compiuti passi avventati in Siria come in Libia o in Iraq”. “Spero che nessuno scommetta sull’idea di imbarcarsi in un’impresa così rischiosa”, ha affermato il ministro a margine dell’incontro con l’olandese Stef Blok.

Nonostante tutto, però, il dialogo con gli Stati Uniti prosegue, anche se la tensione resta altissima. “Siamo in costante contatto con la parte statunitense sulla Siria”, ha assicurato Lavrov ai giornalisti.

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