Il 19 dicembre 2018 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump annunciava il ritiro delle truppe americane dalla Siria. “Abbiamo sconfitto l’Isis, era l’unica nostra ragione per stare lì”, affermava, confermando le indiscrezioni trapelate nei giorni antecedenti sul Wall Street Journal e sul New York Times. A più di un mese da quell’annuncio che ha scatenato un grande dibattito negli Usa, la Camera dei rappresentanti americana, uno dei due rami del Congresso ora a maggioranza democratica, ha approvato all’unanimità un disegno di legge che impone nuove sanzioni contro il governo siriano di Bashar al Assad e i suoi alleati, Russia e Iran; sanzioni che colpiscono anche chi fa affari con Damasco. A darne notizia è The Intercept.

Al senato la legge è inserita in un pacchetto relativo alla politica estera chiamato “Rafforzamento della sicurezza dell’America nel Medio Oriente”, che vede come relatore il senatore Marco Rubio. I dem al Senato hanno bloccato l’iniziativa, che al momento è ferma anche a causa dello shutdown.

Nuovi sanzioni occidentali contro Assad

Il disegno di legge, denominato Caesar Syria Civilian Protection Act e approvato alla Camera, impone nuove sanzioni verso chiunque sia coinvolto in “un significativo supporto finanziario, materiale o tecnologico” con il governo siriano e con i governi di Russia e Iran. Dal pacchetto di sanzioni sono escluse le organizzazioni non governative che operano nel Paese. Il Syrian Emergency Task Force, organizzazione anti-Assad con sede a Washington, ha celebrato il passaggio del disegno di legge alla Camera su twitter. 

Lo stesso ha fatto l’Europa: questa settimana l’Unione europea ha imposto una nuova serie di sanzioni agli enti che intrattengono rapporti commerciali con il governo Assad. Come conferma il sito web del Consiglio europeo, le sanzioni Ue attualmente in vigore contro la Siria comprendono anche un “embargo petrolifero, restrizioni su alcuni investimenti, il congelamento dei beni della banca centrale siriana detenuti nell’Ue” nonché “restrizioni all’esportazione di attrezzature e tecnologie”.

Imposte a partire dal 2011, allo scoppio della guerra che ha sconvolto il Paese, le sanzioni sono riviste su base annua: la prossima revisione è prevista per il 1 °giugno 2019. L’elenco delle sanzioni europee comprende inoltre 270 persone e 72 entità prese di mira da un divieto di viaggio e blocco dei beni.

“Sanzioni sbagliate”

Come racconta The Intercept, numerose associazioni anti-militariste americane hanno ampiamente criticato il contenuto del Caesar Syria Civilian Protection Act. “Alla luce della recente decisione del presidente Trump di iniziare a ritirare le truppe americane dalla Siria – spiega il Friends Committee on National Legislation and Just Foreign Policy – il sostegno a questo disegno di legge viene ampiamente interpretato come un appello per il coinvolgimento militare continuo”.

Lo scorso novembre la Casa Bianca ha rilasciato una dichiarazione a sostegno del disegno di legge. “Questo disegno di legge contribuirà a fornire ulteriore leva per raggiungere gli obiettivi del governo degli Stati Uniti per porre fine al conflitto militare e sostenere il processo di pace guidato dalle Nazioni Unite e una transizione verso un governo in Siria che onori la volontà del popolo siriano, rispetti la Stato di diritto e diritti umani, e coesista pacificamente con i suoi vicini nella regione “. 

Secondo una firma autorevole come Patrick Cockburn, corrispondente dal Medio Oriente per l’ Independent nonché autore di saggi importanti come The Rise of Islamic State: Isis and the Sunni Revolution, le sanzioni economiche sono un crimine di guerra: “Le sanzioni sono una punizione collettiva tanto quanto un attentato nell’area ad est di Aleppo, Raqqa e Mosul. Possono persino uccidere più persone delle bombe e dei proiettili perché vanno avanti per anni e il loro effetto è cumulativo”.  Come spiega anche Fulvio Scaglione, le sanzioni quasi mai colpiscono tiranni o sovrani ma la gente comune: “Le sanzioni sono solo uno strumento per far soffrire le popolazioni nella speranza, come abbiamo visto sempre vana, che queste si sollevino contro i loro governi. Altro non c’è”. 

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