“Democracy Fund è una fondazione costituita dal patron di eBay e filantropo Pierre Omidyar per contribuire a garantire che il popolo americano sia al primo posto nella nostra democrazia. Pierre Omidyar ha creato Democracy Fund per il profondo rispetto della Costituzione degli Stati Uniti e dei valori democratici fondamentali della nostra nazione. Benché nessuna democrazia sia perfetta, il sistema americano ha vissuto periodi di grave stress e drammatici cambiamenti sociali. Questo sistema ha dimostrato il suo valore e continua a mantenere la promessa di una governance efficace e rappresentativa”.

Si presenta così Democracy Fund, la fondazione inglobata all’interno dell’Omidyar Network e fondata nel 2011 da Pierre Omidyar,  il fondatore di eBay – di origini iraniane – il cui patrimonio si aggira, secondo Forbes, attorno ai 10.9 miliardi di dollari. Come spiega lo stesso sito dell’organizzazione, Democracy Fund crede che “i giorni migliori della democrazia americana siano davanti a noi. Le soluzioni condivise possono modernizzare le nostre elezioni. I progressi digitali possono aiutare le persone a impegnarsi nella vita civica”.

Attraverso l’Omidyar Network, il patron di eBay finanzia realtà editoriali come First Look Media, The Intercept – con il famoso giornalista Green Greenwald – e Honolulu Civil Beat. Una fondazione e un network ben più ampio, insomma, che sulla carta si dichiarano “indipendenti”. Ma la verità è ben più sofisticata e complessa. Vediamo perché.

“I social media pericolo per la democrazia”

Dietro questa nomea di imparzialità c’è infatti dell’altro. Secondo il fondatore di Democracy Fund e di eBay, i social network rappresentano un pericolo per la democrazia e i russi hanno interferito nel risultato delle elezioni americane del 2016 che hanno portato alla vittoria di Trump.

Come scrive lui stesso in un articolo pubblicato sul Washington Post, “la monetizzazione e la manipolazione delle informazioni ci stanno rapidamente distruggendo. Dalle interferenze straniere nelle nostre elezioni a campagne mirate progettate per confondere e dividere su importanti questioni sociali, ai gruppi che cercano un modo efficace per infiltrarsi e influenzare la nostra democrazia, queste realtà hanno trovato padroni generosi nel mondo dei social media”. Secondo Omidyar i social network “permettono anche agli stranieri, come il governo russo, di influenzare e manipolare i cittadini statunitensi”.

Secondo il milionario americano, “troll e robot, mascherati da normali cittadini, sono diventati un’arma in mano ai governi. È noto che i governi di Turchia, Cina, Israele, Russia e Regno Unito hanno schierato migliaia di agenti social assoldati che gestiscono più account per spostare o controllare l’opinione pubblica”. La nostra speranza, osserva Omidyar, “è che questa ricerca serva da punto di partenza per i leader dei social media, i responsabili politici, i funzionari governativi e altre parti interessate per approfondire l’impatto che questa tecnologia sta avendo sulla nostra nazione e, in ultima analisi, per identificare soluzioni tangibili”.

Il ruolo attivo nella “rivoluzione colorata” in Ucraina

Secondo un’inchiesta pubblicata da Pando, nel 2011 l’Omidyar Network – la rete di cui fa parte anche Democracy Fund – ha donato 335.000 dollari a New Citizen (Centre Ua), una delle iniziative che hanno spianato la strada a EuroMaidan in Ucraina e alla destituzione di Yanukovich nel 2014 , ovvero “una coalizione di oltre 50 organizzazioni della società civile che mobilita la partecipazione civica in Ucraina e funge da forum principale del Paese per la trasparenza e la responsabilità del governo”.

A quel tempo, l’Omidyar Network affermava che quel supporto a New Citizen avrebbe aiutato a “modellare la politica pubblica” in Ucraina. “Centre Ua – scrive il Kyiv Post – ha ricevuto più di 500 mila dollari nel 2012, il 54% dei quali proveniente da Pact Inc., un progetto finanziato dall’agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale. Quasi il 36 percento dei fondi proviene da Omidyar Network”.

Insieme a Soros a Kiev

Altri donatori , prosegue il giornale ucraino, “includono l’International Renaissance Foundation, il cui principale finanziatore è il miliardario George Soros e National Endowment for Democracy, finanziato in gran parte dal Congresso degli Stati Uniti”. “Istituito prima delle elezioni presidenziali del febbraio 2010 in Ucraina – si legge sul sito web della Ong – New Citizen cerca di promuovere la partecipazione dei cittadini nella politica nazionale e regionale, dando voce ai cittadini ucraini e promuovendo un governo aperto e responsabile”.

Gleen Greenwald ha replicato all’inchiesta di Pando con un articolo pubblicato su The Intercept, senza però smentire la donazione fatta da Omidyar a New Citizen. “Nonostante sia stato divulgato pubblicamente – scrive Greenwald – non ero a conoscenza del fatto che Omidyar Network abbia donato soldi a questo gruppo ucraino. Questo perché, prima di fondare The Intercept con Laura Poitras e Jeremy Scahill, non ho studiato le opinioni politiche o le donazioni fatte da Omidyar. Le sue opinioni politiche e le sue donazioni non mi interessano”.

I soldi alla tv anti-Putin

Come racconta Forbes, Hromadske.TV, la web-tv con sede a Kiev, è il simbolo delle guerra dell’informazione tra Mosca e l’Ucraina. Secondo un rapporto datato 2015, la tv anti-Putin conta circa una dozzina di sostenitori stranieri.

Chi sono? Sono la Canada International Development Agency (Cida); l’ambasciata dei Paesi Bassi in Ucraina; un altro ente di beneficenza canadese chiamato the Ukrainian World Foundation; Pact World indipendente con sede a Washington D.c; l’ambasciata degli Stati Uniti e il fondo per lo sviluppo dei media in Ucraina; l’Internews Network, con sede in California; l’ufficio di cooperazione svizzero e l’agenzia svizzera per lo sviluppo internazionale; e poi c’è lui, il fondatore di eBay Pierre Omidyar, che è anche uno dei quattro maggiori finanziatori della tv. Tra gli altri sponsor troviamo il Centro liberale internazionale svedese, la Fondazione Thomson, l’ambasciata tedesca dell’Ucraina e il più importante finanziatore di tutti, l’ufficio di delegazione ucraino della Commissione europea.

L’organizzazione degli ex presidenti Bush e Clinton

Il Democracy Fund finanzia inoltre quelle realtà che lavorano per modificare le regole del Congresso, poiché esse “possono creare nuovi incentivi per lavorare insieme e i funzionari eletti possono dimostrare che è possibile governare senza abbandonare i principi fondamentali”.

Tra i partner più importanti c’è il programma congressuale dell’Aspen Institute, fondato nel 1983 dall’ex senatore degli Stati Uniti Dick Clark, un “programma educativo non governativo e bipartisan per i membri del Congresso degli Stati Uniti”; il Millennial Action Project, progetto dedito “a incoraggiare i giovani politici, a intensificare il dialogo civile e a rafforzare la governance collaborativa attraverso partnership innovative”; il National Institute for Civil Discourse, l’organizzazione presieduta dagli ex presidenti George H.W. Bush e Bill Clinton, per la quale il Democracy Fund ha investito oltre 500 mila dollari nel solo 2014.

Inoltre, il Democracy Fund finanzia inoltre quei progetti “dedicati a migliorare il sistema elettorale” e che “migliorano l’integrità e la fiducia del pubblico nel sistema elettorale e riducono la dipendenza dei nostri leader da interessi finanziari speciali”. Tra questi il Pew’s Elections Initiatives, il Bipartisan Policy Center e il Center for Technology and Civic Life.

Grazie al network sterminato di relazioni e interazioni, tra media, Congresso, organizzazioni non governative e fondazioni, il Democracy Fund, e in generale l’Omidyar Network, rappresentano una delle rete “filantropiche” più influenti e potenti degli Stati Uniti e del mondo. Il tutto sostanzialmente nelle mani di una sola persona: Pierre Omidyar.

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