La Brexit continua a dividere la Gran Bretagna. Un solco profondo è ormai scavato all’interno della società britannica. E nessuno partito è immune dallo scontro. I conservatori si sono già dimostrato divisi sul tema dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. C’è chi vuole una hard Brexit, chi la vorrebbe molto più soft sullo stile della Norvegia, e c’è chi invece è del tutto contrario al distacco di Londra da Bruxelles. E la divisione è apparsa netta con il voto della Camera dei Comuni, dove un centinaio di ribelli tories ha deciso di votare contro l’intesa siglata da Theresa May e dall’unione europea.

Ma i conservatori non sono gli unici ad apparire divisi. E anche sul fronte laburista, non è così chiaro il pensiero sulla Brexit. Tanto che se è vero che c’è chi parla insiste mente di un possibile secondo referendum, c’è anche chi mette in guardia dalle possibilità di tornare a votare per scegliere se uscire o meno dall’Ue.

La dimostrazione arriva in questi giorni da un sondaggio commissionato dall’organizzazione europeista Best for Britain che ha rivelato un dato estremamente interessante per i labour di Jerwemy Corbyn. Secondo l’analisi delle opinioni espresse dalle persone consultate, gli elettori del centrosinistra inglese sarebbero molto meno propensi a sostenere il Labour Party se questo si impegnasse per fermare la Brexit.

Secondo il sondaggio di Best for Britain, che il Guardian è riuscito ad avere in anticipo, quasi un terzo degli intervistati che votano Labour ha dichiarato che sarebbe meno propenso a votare per il partito guidato da Corbyn qualora decidessero di mettersi di traverso  al processo della Brexit.  Un buon 30% degli elettori, invece, appare del tutto indifferente: il loro voto non cambierebbe in base alla scelta del partito sulla Brexit. Mentre solo il 25% sarebbe più propenso a votare il partito in caso di impegno a fermare l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea.

Best for Britain, che è un’organizzazione fortemente europeista e che sostiene l’ipotesi di un secondo referendum sulla Brexit, ha commissionato il sondaggi prima che i parlamentari britannici votassero sull’accordo raggiunto dal governo di Theresa May e Bruxelles. Ed è un segnale abbastanza chiaro di come non esista un fronte realmente compatto contro alla Brexit. E men che meno nei partiti d’opposizione come appunto il Labour. 

Il sondaggio di per sé potrebbe apparire irrilevante. Ma in realtà è una rilevazione che dice molto sulla profondità della Brexit nella società della Gran Bretagna, molto meno convinta di fermare il processo di uscita dall’Europa di quanto appaia nei media. Ed è per questo che l’analisi del voto può essere molto importante per capire come possano orientarsi i partiti nelle prossime decisioni. Se il laburisti dovessero puntare sul blocco della Brexit, potrebbero incorrere in una futura sconfitta alle prossime elezioni. E questo mette in allarme soprattutto Corbyn, che spera di incassare una vittoria elettorale alla prossima tornata grazie alla fragilità dimostrata dalla May in questi mesi.

Ma è un messaggio netto anche rivolto a chi crede, forse troppo facilmente, che il popolo britannico si sia dimenticato dei motivi per cui ha voluto l’uscita dall’Unione europea. Ed è anche un duro  colpo verso chi, come Emmanuel Macron recentemente, ritiene che il referendum sia stata manipolato e che non corrisponde alla volontà dei sudditi di Sua Maestà. Attenzione a dare per scontato il desiderio del popolo britannico.

La Brexit è stata il frutto di una scelta chiara da parte della Gran Bretagna profonda, in particolare dell’Inghilterra. E quella fascia di popolazione è ancora esistente ed è importante. Tanto che contano come il 30 per cento dei voti del partito laburista. Quella parte di popolazione, fatta delle vittime della globalizzazione e dei delusi dal sistema politico europeo, non ha cambiato idea: e di questo, il Labour dovrà tenerne conto. O potrebbe rivelarsi l’ennesimo partito di sinistra elitario destinato a perdere consenso.

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