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L’Occidente vive una strana rivoluzione. L’ascesa delle destre in tutto il continente europeo e in quello americano sta riportando alla luce un qualcosa che era rimasto sommerso per molti anni: l’identità religiosa. Un connubio particolare, quello di radici cristiane e movimenti sovranisti o populisti, che ultimamente si sta dimostrando vincente. E la religione, intesa come fenomeno pubblico, è tornata a essere centrale nel dibattito elettorale. Il fronte identitario si rifà, nella sua dialettica, alla fede popolare.

Gli esempi sono molti e, in molti casi, eclatanti. Donald Trump, per esempio, è considerato non solo il campione dell’America Wasp (White anglo-saxon protestant), ma anche il paladino dei movimenti evangelici. La base elettorale del presidente americano è largamente fondata sulle idee di questa parte di cristianesimo. E non è un mistero che The Donald abbia ricevuto una pubblica benedizione da parte dei leader di questa confessione. Non è solo una questione di fede: è anche una questione politica. La più grande potenza dell’Occidente, simbolo del liberalismo, ha un presidente profondamente ancorato ai valori di una delle ali più conservatrici del cristianesimo degli Stati Uniti.

Ma Washington è solo uno degli esempi di questa riscoperta delle radici cristiane in Occidente. E i movimenti sovranisti europei sono ormai impregnati di questa identità religiosa per molti anni sopita. E nel nostro continente si può assistere, come spiegato da La Stampa, ad un curioso connubio fra destra sovraniste e cattolicesimo conservatore, tendenzialmente avversario della linea del pontificato di Jorge Mario Bergoglio. Un asse che, se fino a qualche anno fa era considerato tutto sommato irrilevante, adesso si stra tramutando in un’alleanza vincente che rischia di modificare radicalmente la mappatura politica della destra nazionalista europea. Non più solo laica, ma profondamente religiosa.

In questo, l’Europa orientale, quella più o meno definita come l’Europa di Visegrad, è stata pioniera. I governi dell’Est Europa hanno da sempre preso la religione cristiana come base della loro lotta contro l’Unione europea e contro l’immigrazione clandestina. Una via intrapresa anni addietro con la prima opposizione al possibile ingresso della Turchia in Ue. E che torna adesso, con l’avvento del tema migratorio come centrale all’interno del dibattito politico europeo. Un “paradosso”, come affermato da Agostino Giovagnoli a La Stampa, che si spiega come “reazione identitaria, sia pur in chiave difensiva” alla maggiore presenza dell’islam in Europa.

Viktor Orban, in questo senso, è stato esemplare. Il suo modus operandi è sempre stato orientato alla difesa delle radici cristiane, tanto che ha voluto rimarcare la necessità di creare una sorta di nuova Ungheria basata anche sui valori dell’identità etnica e culturale ungherese. E non è esagerato definire il tre volte premier ungherese un precursore di certe dinamiche europee, in particolare con la sua riforma costituzionale del 2012 in cui ha voluto rimarcare la centralità del cristianesimo nella creazione dell’identità ungherese.

Ma è una tendenza che ormai unisce tutto il continente. Anche la Francia, tradizionalmente legata all’illuminismo repubblicano, si sta riscoprendo legata a valori promossi dal cristianesimo. Il movimento della Manif pour tous unito all’ascesa del Front National di Marine Le Pen e di altri movimenti culturali identitari ha riportato la religione al centro del dibattito politico. Anche in questo caso, nella Francia liberale, sta nascendo un asse fra sovranismo e cristianesimo. Ed è un’alleanza che può essere estremamente rivoluzionaria per Parigi.

Ma può essere tutto derubricato a propaganda elettorale? In molti, pensando ad esempio a Matteo Salvini e al gesto del rosario in piazza o del giuramento sul Vangelo hanno pensato che si trattasse di semplice attrazione di consenso politico. Eppure, se si guarda con attenzione, non c’è solo propaganda, c’è anche dell’altro.

Quella che sta avvenendo è una vera e propria metamorfosi dell’elettorato europeo, in cui la destra ha assunto anche ruolo di protettrice del cristianesimo. E lo fa, curiosamente, proprio nel momento in cui la Chiesa, rappresentata dalla Sede Sede, viene colpita dallo stesso elettorato sovranista e accusata di essere una degli artefici della politica migratoria su cui si fonda, in larga parte, il consenso delle destre. E oggi non è un mistero che i delusi di Papa Francesco si orientino, politicamente, verso i partiti rientranti nell’orbita della destra populista.

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