Uscire dalle sabbie mobili è sempre complicato. Figuriamoci poi se le sabbie mobili a cui si fa riferimento sono quelle della politica. La Spagna, da ormai quattro anni, è immobilizzata, vittima di se stessa e delle dinamiche di palazzo che hanno alternato quattro governi differenti senza dare alcun risultato degno di nota. E così i cittadini iberici sono chiamati nuovamente alle urne, per la quarta volta nel giro di appena 48 mesi, la seconda negli ultimi sei. Uno spreco di tempo e di risorse enormi ma necessario, perché così come una macchina non può muoversi senza motore, uno Stato non funziona senza un governo. Il problema è uno: quale governo per la Spagna? Provando a rispondere a questa domanda si finisce dritti in un labirinto senza uscita.

Il punto della situazione

Da questa mattina alle nove fino alle 20 di stasera, 37 milioni di spagnoli potranno raggiungere i seggi e votare per il rinnovo del Parlamento. La convocazione delle nuove elezioni si è resa necessaria dopo che quelle andate in scena lo scorso 28 aprile non sono riuscite a partorire una maggioranza tale da poter far nascere un esecutivo. Cos’è successo nelle ultime elezioni? Il partito socialista (Psoe) di Pedro Sanchez ottenne 123 seggi, una cifra notevole ma al di sotto della soglia di 176, richiesta per avere la maggioranza. A quel punto il leader socialista doveva “solo” stringere alleanze per arrivare alla fumata bianca ma l’enigma è rimasto in sospeso. Già, perché il rebus delle alleanze è finito in un nulla di fatto: tramontati i negoziati con la sinistra radicale di Podemos, niente da fare anche con i liberali di Ciudadanos. La chiamata alle urne, tra l’altro, si svolge in un clima tesissimo: l’indipendentismo catalano si è risvegliato e i soliti attivisti hanno messo a soqquadro Barcellona, costringendo le forze dell’ordine a usare misure drastiche per ripristinare l’ordine.

I sondaggi

I numeri danno ancora una volta il partito di Sanchez in vantaggio sulla concorrenza. Il Psoe, seppur in lieve calo dalle ultime elezioni, naviga attorno al 27%. I socialisti sono la prima forza, certo, ma non hanno ancora una volta la forza necessaria per arrivare, da soli, alla maggioranza assoluta. Il Partito Popolare di Pablo Casado è in forte aumento e oscilla intorno al 20%. I liberali di Ciudadanos sono crollati e, con ogni probabilità, non dovrebbero superare il 9%. Podemos si avvicina al 14% mentre la destra rappresentata da Vox è cresciuta a vista d’occhio e potrebbe prendersi una fetta pari al 15% dei consensi. Il timore è che il partito di Santiago Abascal possa centrare une xploit e diventare il terzo della Spagna.

Le previsioni

In poche parole è altissimo il rischio che anche queste elezioni si rivelino un buco nell’acqua. Le ipotesi riguardo a ciò che potrebbe uscire dalle urne, considerando le possibili alleanze, sono tre: un governo monocolore del Psoe con l’astensione di Ciudadanos e Pp, uno formato da Psoe e altri partiti minori, per lo più di sinistra e compresi i nazionalisti baschi e catalani, oppure un governo di destra con Pp, Ciudadanos ed eventualmente Vox.

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