Per la Spagna, gli immigrati minorenni soli sono troppi. E Madrid, insieme alle comunità autonome, non sa come gestirli. Al 30 settembre di quest’anno, in territorio spagnolo erano registrati 11.174 minori non accompagnati. “Questi minorenni presentano una sfida immediata e anche una sfida futura in materia di salute, educazione e dignità “, ha detto María Luisa Carcedo, ministro della Salute al Senato alcuni giorni fa.

Una dichiarazione che è vera nella sostanza, ma anche nasconde un’incapacità cronica di Madrid di gestire un problema che non è affatto così apocalittico come dichiarato dal governo di Pedro Sanchez. Basta un paragona con l’Italia per sradicare questa retorica iberica: i minorenni non accompagnati in territorio italiano, a giugno, erano 18.300, come ricorda La Verità. Settemila minorenni in più della Spagna. 

Il problema è che le comunità autonome vogliono soldi, accoglierne pochi e senza problemi. A settembre, il governo Sanchez aveva dato il via libera all’assegnazione di 40 milioni di euro “per migliorare la cura dei minori stranieri non accompagnati e incoraggiare le comunità a rendere possibile una distribuzione tra di loro”, come scritto da El Pais.

Una misura straordinaria che serviva a rendere disponibili, per sei mesi, fondi utili a ciascuna comunità autonoma per migliorare le capacità di accoglienza dei migranti sotto la maggiore età. E i soldi sarebbero finiti alle regioni che avevano subito un maggiore afflusso di questa fascia di migranti. Un esempio, l’Andalusia, che sul suo territorio ne ha più di 4mila. E che, come storico feudo del Partito socialista, non aspettava altro che l’apertura dei rubinetti da parte di Madrid.

Altri milioni sono stati indirizzati verso la Catalogna, che vuole secedere dalla Spagna ma aspetta i soldi dallo Stato centrale per l’immigrazione, nonostante Ada Colau, da Barcellona, parli di accoglienza senza compromessi.

Il 70% di questi minorenni è ancora concentrato tra Andalusia, Catalogna, Ceuta e Melilla. Ma quando la Spagna e le regioni autonome parlano di crisi migratoria e di incapacità di accogliere questi giovani, forse dovrebbero guardare i numeri. E il confronto con l’Italia è impietoso.

I dati riportati da La Verità sono cristallini. E gli esempi di alcune comunità autonome spagnole fanno capire effettivamente di cosa si parli quando la Spagna viene definita un Paese dell’accoglienza e il governo a guida socialista un esempio di apertura ai migranti rispetto all’esecutivo italiano. “Valencia, che a giugno aveva fatto sbarcare la nave Aquarius con 630 migranti, si rifiuta di prendere più dei 564 minorenni che già ospita. La Rioja, ricca terra di vigneti, ha un solo minore, 39 la Navarra, 63 l’ Aragona, 181 le Canarie e non ne vogliono altri. Un no secco è arrivato da nove regioni e quelle disponibili aprono le porte a numeri irrisori, dai 40 della Castiglia e León ai 10 delle Baleari”, scrive La Verità.

Mentre la Spagna si ribella a decine di immigrati minorenni, i numeri italiani fanno comprendere meglio di qualunque altro dato cosa sia stata l’accoglienza corrisposta dal nostro Paese in questi mesi. Secondo Save The Children, “quasi la metà dei 18.303 minori non accompagnati presenti in Italia al 31 dicembre 2017, 7.988 pari al 43,6% del totale, è ospitato in una sola regione, la Sicilia, seguono Calabria (1.443 pari al 7,9%), Lombardia (1.216 pari al 6,6%), Lazio (1.049 pari al 5,7%), Emilia Romagna (1.017 pari al 5,6%); 9 minori su 10 sono ospitati in strutture di accoglienza e solo una parte residuale (il 3,1%) presso privati (generalmente affidati a famiglie)”.

Cifre che dimostrano quanto il peso della crisi migratoria sia gravato sul nostro Paese più di qualunque altro nell’Europa mediterranea. Ma che dimostrano anche come il nostro sia stato effettivamente uno Stato in grado di recepire bene l’arrivo di questo flusso di minorenni.

Un flusso che non è affatto semplice da gestire e che comporta diverse conseguenze, non propriamente positive. La  Unión general de trabajadores, uno dei principali sindacati spagnoli, da una parte emette comunicati in cui esalta l’arrivo di persone da altri Paese definendo l’immigrazione “essenziale per la Spagna”. Poi però ha fronti altri dati non particolarmente edificanti, come il fatto che tra il “25 e il 50% degli educatori sociali che seguono i minori solo sono in malattia per aggressioni subite o per eccessivo stress”.

Se a questo si aggiungono i problemi di questi ragazzi, in larga parte con disturbi mentali o già dipendenti dalle droghe e facilmente arruolabili nel circuito dello spaccio e della prostituzione, si capisce quanto il sistema stia collassano. Un esempio è Barcellona, dove la sindaca Colau, nonostante i proclami, fa dormire i minorenni nei commissariati. E la chiamano accoglienza.

 

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