Negli Stati Uniti sono stati incriminati 13 cittadini cinesi con l’accusa di essere spie attive nel paese. Nel mentre, gli olandesi indagano su stazioni di polizia cinesi illegali. Queste ultime sarebbero presenti a dozzine in tutto il mondo e anche le autorità canadesi stanno indagando su operazioni simili in Canada.

Le spie negli Stati Uniti

Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ritiene che le presunte spie fossero coinvolte in attività di spionaggio al fine di reperire informazioni su un’indagine federale, sottrarre tecnologie e portare in Cina dissidenti in fuga dal paese. Due del gruppo incriminato sono state accusate di aver tentato di interferire con le indagini portate avanti dalle autorità federali su una società di telecomunicazioni e di corrompere un funzionario della polizia degli Stati Uniti al fine di recuperarne i dettagli. Pare abbiano cercato di estorcere le informazioni in cambio di migliaia di dollari in contanti e gioielli, secondo quanto sostiene la procura. Sfortunatamente il funzionario collaborava con l’Fbi.

L’azienda in questione non è stata menzionata nei documenti ufficiali, di cui si stanno occupando le autorità giudiziarie di Brooklyn, a New York. Ma una fonte anonima informata sui fatti ha comunicato all’emittente Cnn che si tratterebbe del colosso delle comunicazioni Huawei. Il procuratore generale degli Stati Uniti, Merrick Garland ha affermato che il governo cinese con questa mossa ha tentato di interferire con i diritti e le libertà dei cittadini americani e di ostacolare il sistema giudiziario, che ha il compito di proteggere tali diritti. Ha poi aggiunto che “il dipartimento della Giustizia non tollererà alcun tentativo, da parte di qualsiasi governo straniero, di mettere a rischio lo stato di diritto su cui si basa la nostra democrazia”.

Quattro di loro sono stati accusati di aver utilizzato un falso centro studi nel New Jersey per attirare funzionari e ex funzionari pubblici statunitensi per avere accesso a tecnologie da importare in Cina. Le informazioni a disposizione suggeriscono che tre di loro fossero agenti dell’intelligence cinese e che avessero il compito di contenere eventuali proteste negli Stati Uniti contro il regime cinese. Gli altri sette sono colpevoli di aver cercato di obbligare un cittadino cinese naturalizzato americano a tornare in Cina, un’azione che fa parte del piano di far rientrare nel paese i dissidenti.

Secondo l’Fbi, il governo cinese tenta di minacciare le norme democratiche e lo stato diritto, mettendo a rischio la sicurezza dell’economia statunitense e i diritti dei cittadini, perseguitando i dissidenti anche nel territorio degli Stati Uniti.

Le indagini degli olandesi e canadesi

Anche nei Paesi Bassi sono in corso indagini, in particolare su stazioni di polizia cinesi illegali. Lo scopo dell’apertura degli uffici sarebbe quello di intimidire e sorvegliare i cittadini cinesi. Le forze dell’ordine cinese gestiscono illegalmente questi uffici, senza né conoscenza né approvazione da parte dei Paesi Bassi.

Dopo le accuse, l’ambasciata cinese ha dichiarato di non essere a conoscenza e di non essere coinvolta nei fatti descritti dai rapporti. In una nota si legge che “le autorità giudiziarie e di contrasto della Cina rispettano rigorosamente le regole internazionali e rispettano pienamente la sovranità giudiziaria di altri paesi”.

Il governo olandese, invece, non ha confermato l’esistenza degli uffici e il fatto di non esserne mai stato informato li rende illegali. Questo quanto sostenuto da Maxime Hovenkamp, portavoce del ministero degli Esteri olandese, molto preoccupato a riguardo. Il numero di prove che il governo cinese stia organizzando delle operazioni in tutto il mondo sta esponenzialmente aumentando: anche in Canada le autorità stanno indagando su operazioni cinesi simili.

Sembrerebbe che tutto questo faccia parte di “una crescente campagna transnazionale per instillare lo stesso regime di terrore politico all’interno della Cina in tutto il mondo”, come sostiene Laura Harth, direttrice della campagna Safeguard Defenders, organizzazione per i diritti umani. Il gruppo ha affermato che le agenzie di polizia cinesi hanno stanziato un gran numero di uffici all’estero, per ora sono note le città di New York, Parigi, Londra, Madrid e Toronto.

Lo scopo di questi uffici è duplice: da un lato aiutano i migranti cinesi all’estero con compiti amministrativi, tra cui passaporti e depositi bancari; dall’altro vorrebbero reprimere le attività illegali e criminali legate ai cinesi all’estero. Dichiarazioni che giungono dalla commissione centrale per gli affari politici e legali del governo di Pechino. Questo non giustifica l’illegalità delle azioni: secondo la Convenzione di Vienna, patto internazionale firmato sia dalla Cina che dai Paesi Bassi, le questioni amministrative dovrebbero essere gestite dai consolati.

Gli uffici di Amsterdam, che si pensa esistano dal 2018, e di Rotterdam “rifuggono dalla cooperazione bilaterale ufficiale di polizia giudiziaria e violano lo stato di diritto internazionale”, secondo il rapporto di Safeguard Defenders. Il gruppo li definisce parte di un programma globale, che include frodi telefoniche e online per fare pressione sui cittadini cinesi affinché tornino nel Paese per essere perseguiti. Secondo i media statali cinesi, da aprile 2021 a luglio 2022 sono stati persuase a tornare per affrontare procedimenti penali ben 230.000 persone.

Alcuni dei cittadini minacciati sono dissidenti politici, come Wang Jingyu, che è fuggito nei Paesi Bassi dopo aver criticato il governo cinese online. Ha infatti affermato di aver ricevuto numerose minacce di morte per aver sostenuto la democrazia a Hong Kong. Gli Stati coinvolti si sono dichiarati preoccupati e pronti a prendere le giuste precauzione per garantire a cittadini che, come Wang, hanno solo la colpa di aver espresso le proprie idee.

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