Le relazioni tra la Corea del Sud e la Corea del Nord sono congelate per “colpa” degli Stati Uniti. Quello che doveva essere un graduale processo di pace tra le due Coree si è improvvisamente arenato in attesa delle prossime mosse di Washington. Finché non si sblocca la situazione di stallo fra il governo statunitense e Pyongyang, Seul è impossibilitata ad agire per conto proprio.

Washington frena Seul

A comunicare la delicata situazione in cui si trova la Casa Blu è Kim Yeon Chul, ministro della Riunificazione nominato lo scorso aprile. In una conferenza stampa Kim ha detto ai giornalisti che per la Corea del Sud sarebbe molto importante continuare a rafforzare i legami intercoreani con i vicini del Nord, ma che questo non è attualmente possibile. Il motivo? Il ministro non lo ha specificato in questi termini, ma in sostanza la causa principale è l’immobilismo dell’amministrazione Trump. Il Presidente americano ha incontrato l’omologo nordcoreano Kim Jong Un per ben due volte ma, nonostante gli elogi e le promesse per un futuro radioso, niente è ancora stato fatto. Sul tavolo non ci sono accordi e l’ultimo meeting si è chiuso bruscamente a causa di un mancato accordo fra le parti.

Il tema della riunificazione

Il caso nordcoreano, dunque, è tutt’altro che risolto, anzi. Intanto la Corea del Sud deve affrontare un rallentamento economico, provocato da una crescita lenta e dalla diminuzione della popolazione in età lavorativa. Il Presidente sudcoreano Moon Jae In, che aveva puntato tutto sulla pacificazione con Pyongyang, potrebbe tornare a spingere sul tasto dell’unificazione per cercare di glissare sui temi economici, Stati Uniti permettendo. Moon sta perdendo consensi: più il tempo passa più le probabilità di rivederlo nelle vesti di Presidente diminuiscono e per questo motivo proverà a riprendere il filo diretto con i nordcoreani.

I progetti intercoreani in standby

Il governo deve quindi accelerare il programma di riunificazione puntando sull’ “economia di pace” nell’intera penisola. La cooperazione procede tuttavia a rilento, e molti progetti sono ancora in standby. La Corea del Sud ha le idee chiare, tanto che Seul vorrebbe riattivare due progetti intercoreani in Corea del Nord: la zona industriale di Kaesong e l’area turistica del Monte Kumgang. Il governo sudcoreano vorrebbe anche ricollegare le infrastrutture fra i due Paesi con strade e ferrovie, non solo per avvicinarsi ai “fratelli” del Nord, ma anche per ottenere l’accesso diretto via terra all’Eurasia.

Il dialogo deve riprendere

“L’iniziativa economica – ha spiegato Kim Yeon Chul – può concretizzarsi solo quando e se ci saranno progressi fra Stati Uniti e Corea del Nord. Prima devono essere soddisfatte molte condizioni”. Interessi economici a parte, la Corea del Sud sta meditando l’invio a Pyongyang di 8 milioni di dollari di aiuti umanitari anche se il governo è ancora incerto sul da farsi. Da Seul fanno notare che dopo il summit di Hanoi tra Kim Jong Un e Trump, i dialoghi intercoreani sono stati sospesi e che allo stesso tempo la Corea del Nord ha avviato alcune revisioni politiche interne. Per il bene dell’intera penisola coreana – e non solo – è necessario che il dialogo riprenda il più in fretta possibile.

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