Il sud est asiatico è un campo minato. In quest’area ci sono almeno due fonti di tensioni tra i Paesi limitrofi. Prima di tutto la Cina è potenza egemone nella regione, quindi la sua influenza – economica ma non solo – supera le frontiere nazionali e si estende sull’intero vicinato. Pechino ha esteso i suoi tentacoli in Vietnam, Laos e Cambogia, solo per citare i casi più eclatanti, e qui è impegnata a finanziare infrastrutture funzionali al progetto della Nuova Via della Seta. Il secondo focolaio che potrebbe scatenare una guerra da un momento all’altro non è sulla terraferma ma in mare: il Mar Cinese Meridionale è una zona dai confini contesi fra vari Paesi, tra cui Cina, Vietnam e Filippine. L’ultimo nodo, il terzo, è arrivato pochi giorni fa, quando la Cambogia ha rifiutato improvvisamente un’offerta americana – e inizialmente accettata da Phnom Penh –  per la ristrutturazione di una base locale. Cosa ha spinto la Cambogia a cambiare idea? Secondo Washington potrebbe esserci lo zampino cinese.

Accordo saltato

Il Dipartimendo della Difesa degli Stati Uniti ha chiesto spiegazioni alla Cambogia sulle motivazioni che hanno spinto il Paese asiatico a rifiutare un’offerta americana di riparazione di una base navale. Washington ha indirizzato una lettera al ministro della Difesa cambogiano sottolineando la preoccupazione dell’aumento dell’influenza cinese in tutta l’area. Non sono mancate, poi, speculazioni secondo le quali Phnom Penh avrebbe chiuso i canali con gli statunitensi perché la Cambogia sarebbe pronta ad accogliere una base militare battente bandiera di Pechino. La Cina ha subito respinto la ricostruzione, confermando come il Dragone disponga di una sola base oltre Muraglia (Gibuti) e non intenda aprirne di ulteriori.

L’ombra della Cina

Gli Stati Uniti erano pronti a riparare un centro di addestramento e un deposito di barche nei pressi della Ream Naval Base – la più grande della Cambogia, situata a sud est di Sihanoukville – mettendo sul tavolo una cospicua somma di denaro. Il governo cambogiano ha risposto facendo notare che i soldi americani saranno spesi in altri progetti, e che a Ream non sarebbero state coinvolte forze armate cinesi. Ma Washington resta guardinga perché la Cambogia è una delle più fidate alleate di Pechino e ha già ricevuto fiumi di denaro cinese per la realizzazione di svariati progetti infrastrutturali e non. Il Presidente Hun Sen ha ribadito che nel suo Paese non ci saranno basi militari straniere; eppure nessuno si fida di queste parole, ma dalla Casa Bianca pensano che il rifiuto sia il segnale evidente che la base cambogiana possa ospitare risorse militari cinesi.

Sihanoukville in mano ai cinesi

In realtà potrebbe esserci un’altra spiegazione. La base in questione si trova vicina a Sihanoukville, una città portuale ormai in mano cinese. Stando ai dati diramati da un rapporto delle autorità locali, la Cina controlla il 90% dell’economia cittadina: Pechino possiede 150 dei 156 hotel presenti, 48 dei 62 casinò, oltre che 41 karaoke, 46 centri massaggi e il 95% dei 436 ristoranti. È chiaro che una base militare frequentata da forze americane nei paraggi di un centro abitato dove è forte la presenza della Cina avrebbe rappresentato una fonte d’imbarazzo per il governo cambogiano. Meglio, dunque, lasciare campo aperto agli investimenti di Pechino.

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