Una triplice alleanza per limitare i danni. Se la Cina dovesse chiudere del tutto i rubinetti delle esportazioni di terre e metalli rari, l’economia degli Stati Uniti ne uscirebbe ridimensionata in negativo. Gli Usa sono quindi pronti ad allearsi con Australia e Canada per frenare la dipendenza dell’Occidente dai minerali cinesi. L’obiettivo è neutralizzare l’effetto della contromossa di Pechino al ban Huawei e alla guerra dei dazi di Trump; impresa ardua ma non impossibile.

La triplice alleanza

Stati Uniti, Australia e Canada uniscono le forze nel tentativo di aiutare altri Paesi del mondo a sviluppare le rispettive riserve minerarie che, se tutto dovesse andare a buon fine, andranno a sostituire le terre rare prelevate dalla Cina. Gli elementi più ricercati sono litio, rame e cobalto, e il loro utilizzo è fondamentale nella costruzione di prodotti tecnologici come smartphone, tablet, schermi e altri ancora. Per capire la potenza di Pechino, basta sapere per esempio che oggi Washington, un secolo fa leader della produzione mondiale di litio, controlla l’1% dell’offerta di litio contro il 60% della Cina.

Terre rare e produzione mineraria

Come riportato da Il Sole 24 Ore, l’Australia nel 2017 ha fatto registrare una produzione mineraria di litio pari a 18.700 tonnellate mentre il Cile è di poco distaccato, a quota 14.100; più distante l’Argentina con 5.500 tonnellate. La Cina sforna solo 3.000 tonnellate di litio ma il grosso arriva da fuori; Pechino controlla infatti le più importanti e grandi miniere al mondo, per lo più situate in Africa. Anche per quanto riguarda le terre rare la situazione non cambia. La maggior parte delle operazioni estrattive si trovano in Cina, tanto che il Dragone detiene il 71% della produzione globale ed è responsabile dell’80% dei rifornimenti americani.

La contromossa di Washington

Alla luce di questi dati il Dipartimento di Stato Americano ha annunciato una sorta di triplice alleanza con Ottawa e Canberra. Washington deve fare i conti con la progressiva diminuzione delle esportazioni cinesi di terre rare, una leva, questa, usata da Pechino nella guerra commerciale fra i due Paesi. Qualora gli Stati Uniti dovessero ritrovarsi a secco di questi materiali si potrebbe interrompere la produzione americana di alcuni beni di consumo, sia a uso civile che militare. La nota diramata dagli Usa è emblematica della gravità della situazione: “Quasi l’80% della fornitura globale di terre rare è controllato da un solo Paese”.

Cosa prevede il piano

Gli Stati Uniti condivideranno le proprie competenze minerarie con i Paesi alleati per aiutarli a scoprire eventuali miniere di terre rare e, laddove queste fossero già presenti, come estrarre i preziosi materiali. La Casa Bianca non vuole perdere il controllo della situazione e intende garantire l’approvvigionamento dei minerali strategici anche in caso di chiusura dei rubinetti cinesi. Il tempo stringe perché secondo alcune proiezioni la domanda di questi materiali potrebbe aumentare di più del 1000% entro il 2050.

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