Gli Stati Uniti lanciano di nuovo l’allarme contro presunti attacchi laser da parte di forze cinesi. Questa volta, il teatro degli attacchi è il Mar Cinese Orientale, dove fonti della Difesa Usa parlano di almeno 20 attacchi subiti da aerei militari americani da settembre a oggi. La notizia è stata confermata da diverse fonti anche se, fino ad ora, solo la Cnn è riuscita ad avere informazioni più dettagliate sull’arco temporale in cui sono avvenuti i gli attacchi. 

Gli attacchi laser nelle acque disputate

Secondo quanto rivelato al media statunitense, nessuno degli incidenti ha provocato lesioni di una certa rilevanza. Dalle prime ricostruzioni, gli episodi sono molto simili a quelli avvenuti a largo della costa di Gibuti, quando gli Stati Uniti hanno accusato la Cina di aver utilizzato laser accecanti dalla base che possiede nel Paese africano.

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Geng Shuang ha dichiarato: “Secondo quanto appreso dalle autorità competenti, le accuse contenute nei rapporti dei media statunitensi sono totalmente infondate e prettamente inventate”.

Una risposta tipica del governo cinese che da ormai molti mesi ritiene che il Pentagono stia costruendo una serie di accuse ad hoc per screditare l’operato delle forze armate cinesi nel mondo, oppure che cerchi il casus belli. Sta di fatto che questa volta, gli attacchi sarebbero avvenuti in un’area particolarmente importante, nelle acque disputate fra Cina e Giappone.

E, particolare non trascurabile, sembrerebbe che i laser siano stati utilizzati da imbarcazioni e elementi non militari. Aviation Week, una delle riviste scientifiche del settore ha citato una portavoce dei marines statunitensi che ha affermato che gli attacchi erano originati “da una serie di fonti diverse, sia a terra che dai pescherecci“.

Questo potrebbe anche essere un modo per far cadere le accuse nei confronti delle forze armate di Pechino. Ma dall’altro lato, come sottolineato dai media statunitensi, è anche possibile – a detta del Pentagono – che la Cina autorizzi l’uso di questi laser da postazioni “civili” in modo da non essere considerata direttamente responsabile.

Dagli attacchi acustici agli attacchi laser

Le accuse di Washington nei confronti di Pechino sono ormai all’ordine del giorno. La tensione non accenna a diminuire tra le due sponde del Pacifico. E gli Stati Uniti da mesi lanciano allarmi su operazioni sospette e pericolose da parte cinese.

L’ultima, in ordine di tempo, è stata quella degli attacchi acustici nei confronti del corpo diplomatico americano in Cina. Il governo Usa ha diramato un’allerta sui pericoli relativi ai suoi funzionari, richiamando in patria un dipendente degli uffici di Guangzhou colpito da misteriosi dolori alla testa. 

Il Segretario di Stato americano Mike Pompeo descrisse i sintomi come “sensazioni anormali di suono e pressione”, aggiungendo che erano molto simili a quanto percepito dai diplomatici Usa colpiti a Cuba. 

Anche in questo caso, il ministero degli Esteri cinesi non ha potuto fare altro che negare quanto dichiarato da Washington. Le autorità cinesi comunicarono di aver indagato su quanto accaduto  senza riscontrare alcuna attività sospetta. e di non avare rilevato nessuna attività sospetta.  E Pechino rispose agli americani accusandoli di aver ingigantito e politicizzato un unico caso isolato.

Accuse che continuano a minare le relazioni bilaterali fra Cina e Stati Uniti e che si inseriscono in quadro già particolarmente complesso. Il Pacifico occidentale è un mosaico di dispute in cui gli Stati Uniti si ineriscono per contrastare la Cina. Mentre Pechino, dal canto suo, tenta di estendere la sua sovranità e influenza attraverso operazioni che mettono in guardia tutti i Paesi limitrofi. Il rischio di un’escalation è sempre alle porte. Gli interessi delle due superpotenze sono totalmente divergenti. E gli incidenti, in tutto il Pacifico, aumentano.

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