Washington aumenta ulteriormente la pressione su Teheran. Le priorità indicate dal Consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton sono riportate in un nuovo documento in materia di antiterrorismo diffuso giovedì scorso, nel quale il contenimento della Repubblica Islamica diventa l’obiettivo strategico numero uno per gli Stati Uniti. Secondo l’amministrazione Trump, l’Iran è il “principale sponsor statale del terrorismo a livello mondiale” e sarà trattato di conseguenza. Con Bolton, definito da The National Interest come lo “Sceriffo anti-Iran”, gli Usa hanno completamente accantonato la strategia dell’amministrazione Obama di trattare con Teheran, uscendo dall’accordo 5+1 sul nucleare siglato nel 2015 e imponendo nuove rigidissime sanzioni.

“La minaccia globale rappresentata dai gruppi terroristici è più complessa che mai”, ha spiegato Bolton ai giornalisti. “I gruppi terroristici sponsorizzati dall’Iran come Hezbollah e Hamas continuano a rappresentare una minaccia per gli Stati Uniti e i nostri interessi. Questa non è l’amministrazione Obama, è questo il mio messaggio per l’Iran e per chiunque altro”.

Priorità all’Iran (e non ad al-Qaeda)

Per la prima volta dopo tanti anni, la strategia anti-terrorismo illustrata dal Consigliere per la sicurezza nazionale si è concentrata quasi esclusivamente sulle attività dell’Iran e non sui gruppi jihadisti come al-Qaeda e lo Stato Islamico. “Gli Stati Uniti affrontano le minacce terroristiche sponsorizzate dall’Iran, che rimane lo sponsor statale più importante del terrorismo e il principale finanziatore mondiale del terrorismo internazionale dal 1979″, ha detto Bolton in conferenza stampa

Il Consigliere per la sicurezza nazionale ha inoltre parlato delle sanzioni verso Teheran: “”Il nostro obiettivo è che non ci siano esenzioni dalle sanzioni e che le esportazioni di petrolio e gas e condensati iraniani scendono a zero. Non sto dicendo che lo raggiungeremo necessariamente, ma nessuno dovrebbe farsi illusioni su quale sia il nostro obiettivo “, ha sottolineano Bolton. L’azione principale della nuova strategia, ha affermato, include il perseguimento degli estremisti “fino alla loro fonte” e il taglio “dalle loro fonti di sostegno”: obiettivi che in parte sembrano mirati al sostegno dell’Iran a gruppi come Hezbollah e ai ribelli Houthi nello Yemen.

L’amministrazione Trump, sposando la visione saudita e israeliana del Medio Oriente e incoraggiata proprio dal Consiglio di cooperazione del Golfo – guidato da Riyad e alleati – ha messo nel mirino, oltre all’Iran, anche Qatar e Turchia per il loro sostegno alla Fratellanza Musulmana.

Una strategia illogica?

Il 5 agosto, l’amministrazione Trump ha ripristinato una prima serie di sanzioni statunitensi sull’Iran sospese nell’ambito dell’accordo nucleare (Jcpoa). Tuttavia, la maggior parte delle sanzioni statunitensi non torneranno in vigore prima del 4 novembre, 180 giorni dopo l’annuncio del 8 maggio, data nella quale il presidente ha comunicato la decisione di ritirare gli Usa dall’accordo siglato nel 2015. Dal 4 novembre, tutte le sanzioni statunitensi sospese dal Jcpoa saranno ripristinate, inclusa la più importante di tutte: quelle sulle esportazioni di petrolio. 

Secondo Foreign Affairs, quella dell’amministrazione Trump è una strategia priva di fondamento. “Il modo in cui gli Stati Uniti trattano l’Iran come un serio concorrente strategico è profondamente illogico – osservano Steven Simon e Jonathan Stevenson -. L’Iran non impegna gli interessi centrali degli Stati Uniti. Si astiene dall’attaccare le forze americane e dall’uso del terrorismo per colpire i beni o il territorio degli Stati Uniti; coesiste con gli Usa in Iraq con pochi attriti e ha accettato di limitare il suo programma nucleare. Teheran reagisce a malapena agli attacchi israeliani in Siria, dove mantiene solo una piccola forza”.

Inoltre, sottolineano gli esperti, “le spese annuali nell’ambito della Difesa dell’Iran sono di circa 16 miliardi di dollari, pari al 3,7% del Pil, e notevolmente inferiori a quelle di Israele, Arabia Saudita o Emirati Arabi Uniti”.

L’ossessione di Bolton per l’Iran

La strategia americana è in piena sintonia con le idee belligeranti del Consigliere per la sicurezza nazionale. “Bolton è ossessionato dall’Iran, e tutto il resto gioca un ruolo secondario”, ha confidato un alto funzionario diplomatico francese all’agenzia di stampa Reuters. A giudicare dalle dichiarazioni rilasciate in passato da Bolton, il diplomatico francese non sembra non avere tutti i torti. Anzi. 

Già sottosegretario di Stato e  agguerrito ambasciatore americano all’Onu negli anni della War on Terror, John Bolton ha sempre visto nella Repubblica Islamica un nemico giurato da sconfiggere: prima di essere nominato Consigliere per la sicurezza nazionale, non solo ha chiesto che l’amministrazione Trump si ritirasse dall’accordo nucleare, ma ha anche sostenuto, in un editoriale pubblicato sul New York Times,  la necessità di bombardare l’Iran. Un’ossessione ampiamente condivisa da un altro “falco” come il Segretario di stato Mike Pompeo

Il dubbio è che per Trump, in questo caso, conti molto di più accantonare il lavoro diplomatico messo in campo dalla precedente amministrazione e accontentare i “falchi” del suo staff che non seguire l’interesse nazionale degli Stati Uniti; i quali dovrebbero, dopo tanti anni disastrosi, rivedere la propria strategia cercando relazioni più equilibrate con tutte le potenze regionali mediorientali. Dopotutto l’Iran ha semplicemente approfittato dei gravissimi errori degli avversari – come la decisione dell’amministrazione Usa di rovesciare Saddam Hussein, storico rivale di Teheran. 

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