L’accusa è pesante. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen avrebbe violato uno dei principi fondanti dell’Unione europea, ammettendo che i singoli Paesi membri avrebbero potuto vaccinare le loro popolazioni più rapidamente se avessero agito da soli piuttosto che fare affidamento al programma collettivo di acquisto e distribuzione di vaccini dell’Ue. Un affondo contro la gestione della pandemia da parte di von der Leyen che arriva dalla rivista americana The National Interest. Come riportato dall’Agi, nei giorni scorsi la presidente della Commissione Europea, in un editoriale pubblicato sul Frankfurter Allgemeine Zeitungha avvertito che “abbiamo bisogno di prepararci oggi a uno scenario nel quale il virus potrebbe non essere più contrastato a sufficienza dai vaccini attuali”. Ha poi definito “fuorviante” sostenere che firmare più contratti l’anno scorso avrebbe accelerato le consegne, come suggerito dal ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz. “Il collo di bottiglia è ovunque”, avverte von der Leyen, “produrre un nuovo vaccino è una questione estremamente complicata” in quanto “tra le centinaia di componenti necessarie, ingredienti importanti sono di limitata reperibilità in tutto il mondo”.

Von der Leyen lo ammette

Ma il passaggio significativo è un altro. “Mi pongo le stesse domande ogni giorno: avremmo potuto essere molto più veloci? Un singolo Stato membro sarebbe stato più veloce? Sì, potrebbe essere necessario più tempo per 27 Stati membri per prendere decisioni insieme che da soli” ammette von der Leyen. “Ma immaginate cosa sarebbe successo se solo uno o due Stati membri avessero ricevuto i vaccini all’inizio. Sarebbe stato possibile per pochi grandi stati come la Germania. Ma cosa avrebbe significato per la nostra unità in Europa? Un tale allontanamento dai nostri valori europei non avrebbe rafforzato alcuni, ma indebolito tutti. E questo sarebbe andato contro le fondamenta dell’Europa”. In un’intervista rilasciata al Süddeutsche Zeitung il 5 febbraio, von der Leyen ha risposto alle critiche secondo cui l’Ue era stata troppo lenta nel garantire le forniture di vaccini: “Sono consapevole che da solo un Paese può essere un motoscafo, mentre l’Ue è più simile a una nave cisterna”. La presidente della Commissione Ue, sottolinea The National Interest, ha espressamente ammesso che i singoli Paesi sarebbero stati in grado di procurarsi e distribuire i vaccini più rapidamente rispetto all’Ue. Infatti, Francia, Italia, Paesi Bassi e Germania avevano già iniziato a negoziare con i produttori di vaccini l’estate scorsa.

Così Merkel ha bloccato l’iniziativa dei ministri della salute

All’inizio dello scorso giugno, preoccupati dalla grave lentezza della Commissione europea nella corsa al vaccino, Germania, Francia, Paesi Bassi e Italia – istituirono l'”Inclusive Vaccine Alliance” per volontà dei ministri della Salute Hugo de Jonge (Paesi Bassi), Jens Spahn (Germania), Olivier Véran (Francia) e Roberto Speranza (Italia). Iniziativa mirata a negoziare velocemente i prezzi dei vaccini contro il Covid-19 che però creò malumori all’interno dell’Unione europea. Il ministro della Salute belga Maggie De Block si disse subito non entusiasta, spiegando ai media del suo Paese che negoziare al di fuori dell’Ue era “irragionevole”. “In questo modo si indeboliscono tutti: sia l’iniziativa complessiva della Commissione che la propria posizione”, ha affermato. Pubblicamente, la Commissione cercò di minimizzare il problema. Il vicepresidente della Commissione Margaritis Schinas spiegò in un’intervista a Politico che i due approcci – quello della Commissione e dei quattro Paesi – “non erano incompatibili”.

Successivamente, i quattro ministri della Salute furono sollecitati – per non dire obbligati – dai rispettivi capi di governo, compresa la Cancelliera Angela Merkel in Germania, a delegare la partita della fornitura di vaccini a Ursula von der Leyen e alla farraginosa burocrazia europea. Il settimanale tedesco Bild ha pubblicato una copia di una lettera datata giugno 2020, in cui i ministri di Germania, Francia, Italia e Paesi Bassi vengono costretti ad accantonare la loto iniziativa – che avrebbe fatto arrivare i vaccini più velocemente anche nel nostro Paese in quantità maggiori – scusandosi con la Commissione europea e con la presidente von der Leyen. Ciò che risulta a dir poco incredibile è che secondo il Bild, sia la Merkel che von der Leyen volevano che i ministri dei quattro Paesi scrivessero la lettera nel tono più “sottomesso” possibile.

“Violazione dei principi dell’Ue”

Come scrive The National Interest, con la sua politica fallimentare sui vaccini Ursula von der Leyen ha violato uno dei principi fondamentali dell’Ue, il principio di sussidiarietà. L’articolo 5, paragrafo 3, del trattato sull’Unione europea (TUE) e il protocollo (n. 2) sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità stabiliscono che, quando applicato nel contesto dell’Ue, il principio di sussidiarietà serve a regolare l’esercizio dei poteri non esclusivi. Esclude l’intervento comunitario quando una questione può essere affrontata efficacemente dagli stessi Stati membri a livello centrale, regionale o locale. Motivo? Ursula von der Leyen e Angela Merkel sono ossessionate dal “nazionalismo” anche sui vaccini: così hanno trasferito il processo negoziale sui vaccini in capo alla Commissione europea, facendolo diventare molto più macchinoso, complesso e soprattutto lento. Una lentezza, maturata da una scelta sbagliata e ideologica, che in Europa stiamo pagando carissimo sia in termini di vite umane che di danni economici incalcolabili per via dei lockdown prolungati.

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