A Taiwan si torna a respirare aria di Guerra Fredda e il governo di Taipei, preoccupato dalle ultime voci di un cambio di rotta di Pechino, ha deciso di schierare i missili Usa Mim-23 Hawk per dissuadere l’aviazione cinese da ogni tipo di azione che possa considerarsi una minaccia per l’isola. Le forze armate di Taiwan faranno affidamento su un sistema missilistico che è stato sviluppato per la prima volta quasi 60 anni fa per la difesa in prima linea sulla costa del Pacifico. A riportare la notizia è stato il China Times, quotidiano con sede a Taipei, e ripreso da Asia Times. “Le piattaforme di lancio e i silos saranno installati nei principali territori periferici, tra cui Orchid Island e Green Island” spiega il quotidiano internazionale asiatico. Una scelta precisa dettata dal fatto che le isole, situate sulla costa sud-orientale di Taiwan e appartenenti alla contea di Taitung, sono in una posizione che consente di monitorare le rotte utilizzate dall’aeronautica militare cinese per azioni che il governo taiwanese considera violazione della sua sovranità, mentre il governo cinese reputa voli sui cieli di un’isola che considera semplicemente parte integrante della Cina continentale.

occhi_banner

La stampa cinese ha immediatamente minimizzato, anzi, quasi ridicolizzato la scelta del governo di Taiwan di schierare questi missili. Va ricordato, infatti, che parliamo di un sistema di difesa che prevede un tipo di arma dispiegato per la prima volta dall’esercito americano nel 1959, entrato in servizio nel 1962 e che non è stata più utilizzata da alcun ramo dell’esercito americano dal 2002. I missili hanno una modesta testata da 54,4 chilogrammi e una portata di poco meno di 50 chilometri. Di certo un sistema che non può competere con i più avanzati aerei cinesi come il Chengdu J-20. Ci sono stati però degli aggiornamenti importanti al sistema tale per cui, pur vecchio, non possa ritenersi del tutto obsoleto. Tanto è vero che il Mim-23, nella sua forma più aggiornata, è ancora utilizzato – seppur in maniera ridotta rispetto ad altri sistema di difesa – dalle forze armate di Emirati Arabi Uniti, Giappone e Israele. Stati che, dal punto di vista tecnologico, possono considerarsi tutto meno che arretrati. E, infatti, Alex Huang, professore presso l’Istituto di affari internazionali e studi strategici dell’università di Tamkang, ha dichiarato al quotidiano Ming Pao di Hong Kong che sebbene i missili risalgano all’epoca della Guerra Fredda, il loro aggiornamento li ha resi ancora la “spina dorsale” della forza anti-aerea taiwanese.

Il problema però non è soltanto evidentemente militare, ma anche di natura politica. I missili di per sé non sono certo una minaccia molto seria per l’aeronautica cinese, ma rappresentano un chiaro messaggio politico di Taipei verso Pechino. Come già riportato in questa testata, da alcuni mesi si rincorrono le voci di un irrigidimento della Cina rispetto alla posizione del governo di Taiwan, ritenuto ormai da Pechino un vero e proprio problema da risolvere al più presto. Xi Jinping è stato molto chiaro nelle sue dichiarazioni e non ha mai negato di essere pronto a qualunque mezzo, anche non pacifico, nel caso in cui l’isola dovesse manifestare uno strappo molto forte e di natura militare nei confronti di Pechino. Il governo di Taiwan, dal canto suo, non ha mostrato alcun desiderio di dialogo nei confronti della Cina e lo schieramento di queste nuove batterie di missili vicino alle rotte utilizzate dalla Forza Aerea della Cina non induce all’ottimismo sulla possibilità che vi sia una risoluzione pacifica e nel breve termine della disputa sulla sovranità dell’isola. Pechino ha offerto a Taiwan un ritorno completo sotto la sovranità cinese mantenendo uno status simile a quello di Hong Kong, ma l’opzione non sembra interessare a Taipei che continua a volere l’indipendenza assoluta. In questo, il governo taiwanese ha il supporto, pur non formale, degli Stati Uniti che riconoscono un’unica Cina ma al contempo proteggono lo status di Taiwan, considerandola un partner prezioso nell’opposizione alla crescita militare e politica di Pechino.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.