Teheran non intende rinunciare al suo programma missilistico. La guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, ha affermato ieri che non si farà “ingannare” dall’offerta di negoziati proposta dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. La strada che porta al dialogo si preannuncia lenta e tortuosa.

Durante il discorso pronunciato in occasione del 30esimo anniversario dalla morte del fondatore della Repubblica islamica iraniana Ruhollah Khomeini – l’ayatollah che prese il potere dopo il rovesciamento dello shah Mohammad Reza Pahlavi (fedele all’America) – Ali Khamenei ha invitato la popolazione iraniana a non credere alle parole del presidente Trump, che nei giorni scorsi ha rilasciato alcune dichiarazioni riguardo la possibilità di sedere al tavolo dei negoziati con l’Iran per trovare una soluzione alla crisi incombente e riportare i due Paesi sulla via del dialogo.

Il presidente Trump, impegnato la scorsa settimana in un viaggio in Giappone dove ha visitato la Settimana Flotta dell’Us Navy, ha affermato che Washington potrebbe perseguire un cambio di regime nei confronti dell’Iran, lasciando intendere la possibilità di istaurare un dialogo con l’attuale leadership di Teheran. Questi segnagli di apertura però sono stati immediatamente bollati come un tentativo d’inganno secondo l’ayatollah Khamenei, che durante il suo discorso diffuso a reti unificate in tutto il Paese ha dichiarato: “Il presidente statunitense ha recentemente affermato che l’Iran può raggiungere lo sviluppo con i suoi attuali leader. Ciò significa che non cercano il cambio di regime, ma questo trucco politico non ingannerà i funzionari iraniani e la nazione iraniana”. Per la guida suprema iraniana gli Stati Uniti “non saranno in grado di privare l’Iran delle sue capacità missilistiche”. La Repubblica Islamica dell’Iran – che proprio la scorsa settimana ha diffuso i video del test del missile Srbm Qiam-1 – proseguirà quindi nello sviluppo di armi balistiche a corto e medio raggio, per quello che gli ayatollah hanno sempre definito un “programma missilistico di natura prettamente difensiva”. Khamenei, facendo riferimento alle ultime manovre militari pianificate dal Pentagono in Medio Oriente per dissuadere Teheran dal mantenere la sua linea politica, ha in fine invitato gli Stati Uniti a “restare alla larga dall’Iran”, osservando che i Paesi in cui Washington ha agito sono stati caratterizzati “da guerre, sfruttamento e imperialismo”.

Dopo le tensioni del mese scorso che lasciavano presagire un’escalation che avrebbe potuto trascinare in un conflitto Iran e Stati Uniti – arrivate al culmine in cui il comandante in capo della Quinta Flotta della Marina degli Stati Uniti aveva minacciato di schierare la portaerei Uss Abraham Lincoln e il suo gruppo da battaglia in mezzo allo Stretto di Hormuz – i rappresentanti dei due Paesi sono stati protagonisti di “un intenso scambio di dichiarazioni con a tema proprio la possibilità di colloqui”, secondo quanto riporta l’agenzia d’informazione Nova. Lo stazionamento della portaerei americana al largo del Mar Arabico, invece di fare rotta per il Golfo e condurre la sua missione di dissuasione, ne era stata la riprova.

Alle parole di apertura di Trump, pronunciate durante il suo viaggio in Giappone lo scorso 27 maggio, erano seguite alcune dichiarazioni del presidente dell’Iran Hassan Rohani, che nei giorni successivi all’apertura del tycoon ha affermato come l’Iran “potrebbe essere disposto a tenere colloqui con gli Stati Uniti”, osservando tuttavia che Washington dovrà mostrare “rispetto nei confronti di Teheran e revocare tutte le sanzioni” sul petrolio che ha deciso di imporre per strangolare l’economia iraniana al fine di piegare il regime degli ayatollah in merito alle ambizioni nucleari, e missilistiche – soprattutto per il timore che siano in qualche modo connesse. Il giorno immediatamente successivo a questa “risposta” di Rohani, il segretario di Stato americano Mike Pompeo aveva proseguito nel dialogo tra le parti sottolineando in una ulteriore dichiarazione che Washington sarebbe disposta a discutere con l’Iran ma “senza” che vengono fissate “precondizioni”, parole che hanno trovato l’immediata replica del ministero degli Esteri iraniano che attraverso il portavoce Abbas Mousavi, che subito sottolineato come: “La Repubblica islamica dell’Iran non presta attenzione ai giochi di parole e a nuove espressioni dell’agenda segreta degli Stati Uniti”.

Nonostante questa apertura da parte di Washington e Teheran, le posizioni sembrano mantenersi statiche, lasciando la situazione in una impasse che vede l’Iran deciso a non voler cedere alle pretese degli Stati Uniti – che non vogliono concedergli la loro fiducia per lasciarlo proseguire nel programma nucleare e missilistico – e gli Stati Uniti imperterriti nel non voler allentare il giogo delle sanzioni che devastano l’economia iraniana, almeno fino a quando non avranno le garanzie necessarie per mantenere l’equilibrio che desiderano conservare in Medio Oriente.

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