La notizia sta rimbalzando in queste ore sulle agenzie stampa ma i fatti sarebbero ascrivibili alla giornata di domenica 15 aprile: 3 navi della Reale Marina Australiana – 2 fregate e un rifornitore di squadra – mentre erano in navigazione nella contese acque del Mar Cinese Meridionale, sono state fatte oggetto di atteggiamenti di sfida da parte di unità della Marina Cinese.

Il Ministero della Difesa australiano ha confermato che le fregate Hmas Anzac e Hmas Toowoomba insieme al rifornitore Hmas Success sono state intercettate da unità navali della Marina del PLA mentre erano dirette verso le coste del Vietnam, per una visita di cortesia nel quadro dei rapporti bilaterali tra i due Paesi, provenienti da Subic Bay (Filippine) e da Kota Kinabalu (Malesia). 

Lo stesso Ministero non si è espresso in merito alla natura dell’ingaggio tra le due flottiglie ma fonti anonime interne hanno definito quello cinese come un atteggiamento “provocatorio” e di “sfida”. 

Il Primo Ministro australiano, Malcom Turnbull, non si è espresso in merito ai dettagli dell’incontro in alto mare ma ha duramente ribadito il diritto dell’Australia alla libera navigazione nell’area del Mar Cinese Meridionale: “Manteniamo ed esercitiamo il diritto di libertà di navigazione e di sorvolo ovunque nel mondo, e, in questo contesto, incluso quello dei vascelli navali negli oceani, Mar Cinese Meridionale compreso, in accordo con le leggi internazionali”.

Gli fa eco anche Christopher Pyne, che presiede il dicastero australiano per l’industria della difesa, riaffermando il diritto internazionale ma nello stesso tempo cercando di minimizzare e smorzare i toni. Secondo il ministro infatti l’utilizzo del termine “sfida” per quanto avvenuto è una esagerazione dei tabloid per qualcosa che avviene molto regolarmente in quelle acque.

Di tono diverso è il Ministero della Difesa cinese che in una alquanto stringata nota fa sapere che i fatti si sarebbero svolti diversamente da quanto riportato dai media australiani.
“Il 15 aprile vascelli cinesi hanno incontrato navi della Marina Australiana nel Mar Cinese Meridionale. Le navi cinesi hanno usato un linguaggio professionale per comunicare con le controparti australiane. L’operato cinese è legale e conforme alle convezioni. E’ stato professionale e sicuro”.

Le navi australiane sono quindi incappate nella flotta cinese di ritorno dalle manovre militari tenutesi la settimana scorsa nelle acque contese del Mar Cinese Meridionale a cui ha assistito lo stesso presidente Xi Jinping e che ha visto la presenza di 76 cacciabombardieri e 48 vascelli tra cui la portaerei Lianonig e almeno un paio di sottomarini nucleari per un totale di circa 10 mila uomini coinvolto. E’ stata la prima volta tra i due Paesi si è avuto un “incidente” di questo tipo. Infatti, sebbene altri incontri ravvicinati tra cacciabombardieri delle due nazioni fossero già capitati in passato, non v’è traccia nelle cronache di un ingaggio simile tra il naviglio delle rispettive marine militari.

Sicuramente, ed al di là dei comunicati stampa di Pechino, il fatto rappresenta un ulteriore segnale dell’aggressività cinese che ormai vede quelle acque come facenti parte del proprio territorio nazionale e quindi sottoposte alla loro piena sovranità. Pertanto un’eventuale risposta debole da parte australiana o della comunità dei Paesi rivieraschi interessati dalla querelle, verrebbe interpretata da Pechino come il segnale di un “disinteresse” di fondo per la questione e quindi una implicita giustificazione del proprio operato; un segnale che le proprie rivendicazioni sono state tacitamente accettate anche e soprattutto grazie al lento ma costante lavoro di occupazione delle isole contese avvenuto con la trasformazione degli insediamenti artificiali là costruiti da civili a militari, nel disprezzo delle regole della comunità internazionale.

Più in generale i rapporti internazionali tra Australia e Cina non stanno vivendo una fase idilliaca in questo periodo: allo stesso Primo Ministro australiano è stato recentemente negato il visto di ingresso nel Paese in concomitanza con il Forum Boao che si tiene nella provincia di Hainan come risposta alla promulgazione di leggi speciali che, secondo Pechino, interferirebbero nella propria politica estera prevedendo la possibilità per Canberra di porre delle limitazioni all’ingerenza di altri Paesi nei propri affari interni. 

Leggi che sono state varate a seguito dello scandalo che ha visto coinvolti alcuni politici australiani accusati di aver ricevuto fondi da parte di alcuni importanti imprenditori cinesi.

Già lo scorso febbraio Pechino aveva fatto sapere, da parte del portavoce del Ministero degli Esteri, che auspicava che la mentalità da “Guerra Fredda” fosse abbandonata da parte australiana auspicando che si potesse “lavorare insieme” cessando ogni tipo di “commento irresponsabile”. 

La vera e propria “bacchettata” a quanto pare è arrivata un paio di mesi dopo e ha visto protagonista la flotta cinese, ormai sempre più protagonista nei mari del Pacifico occidentale. 

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