Lo sviluppo della guerra in Siria mostra chiaramente che, sconfitto lo Stato Islamico, il problema fondamentale resta la definizione dei rapporti di forza nel Sud della Siria. È il confine meridionale del Paese, quello fra Siria e Israele, a essere il nodo da sciogliere per comprendere le dinamiche del prossimo futuro del Medio Oriente. E gli spostamenti delle truppe coinvolte nel conflitto dimostrano inequivocabilmente come tutto il consesso internazionale sia consapevole del ruolo fondamentale di quel confine. E non a caso una delle più importanti zone di de-escalation in Siria è proprio lì, nel crocevia naturale fra Damasco, Israele, Libano e Giordania. Un’area in cui l’esercito siriano e i suoi alleati di Hezbollah hanno assestato un duro colpo alle forze dei ribelli e dove Israele ha interesse affinché sia le forze libanesi che quelle siriane stiano lontane dal suo territorio.

A destare maggiore preoccupazione in questo senso è una regione fondamentale nello scacchiere mediorientale e che è rimasta una ferita aperta tra Siria ed Israele: le alture del Golan. Siria e Israele non si scontrano per il possesso della regione dal 1974, dopo che le Nazioni Unite intervennero con la missione UNDOF per formare una fascia di protezione che evitasse scontri tra gli eserciti siriano e israeliano dopo la guerra dello Yom Kippur. Da decenni la zona è considerata de facto israeliana, anche se de iure, e secondo il dritto internazionale, essa appartiene alla Siria, che è l’unico Stato ad avere diritto alla sovranità su quel territorio. Israele non ha mai riconosciuto la legittimità della posizione siriana ed ha sempre considerato le alture come un’area di sua sovranità, nonostante la condanna dello stesso Consiglio di Sicurezza con la risoluzione 497.

Con la guerra in Siria, le alture del Golan sono tornate d’importanza centrale nei rapporti fra gli Stati coinvolti nella guerra che da sei anni sconvolge il Paese. Israele teme l’avanzata dell’esercito di Damasco verso le alture, ma soprattutto è preoccupata dallo schieramento di forze di Hezbollah e iraniane insieme a quelle siriane, e che potrebbero rappresentare una minaccia molto seria per la posizione di Israele in quella regione. E a conferma della centralità delle alture del Golan nel futuro dei rapporti tra Siria e Israele, arrivano le parole del rappresentante per la Siria all’ONU, Bashar al-Yafari, che durante una riunione del Consiglio di Sicurezza sula questione siriana, come riporta l’agenzia SANA, ha affermato che “le alture del Golan continueranno a far parte della Siria e torneranno alla patria” ed ha ricordato che “la Siria ha il diritto ad esercitare la sovranità sul Golan ed è un diritto non negoziabile.” Le parole di al-Yafari arrivano in un momento molto delicato e dimostrano come vi sia assoluta necessità che sia risolta la questione prima che possa scatenarsi una guerra che coinvolga non solo i due Stati, ma anche le forze alleate: in particolare Hezbollah, che per Israele resta il pericolo maggiore, come confermato anche dalle ultime dichiarazioni provenienti da Washington, e che rappresenta in realtà il vero obiettivo dell’impegno israeliano nello stesso conflitto in Siria.

Non a caso, proprio per comprendere la centralità del Golan nel futuro della Siria, Vladimir Putin ha imposto che quella zona di de-escalation nel sud della Siria fosse sotto il controllo delle truppe russe, consapevole che la Russia sia l’unico Stato in grado di bloccare le forze sciite e nello stesso tempo di fermare i tentativi d’infiltrazione da parte di Israele. Come riporta il sito d’intelligence israeliano DEBKAfile, le forze russe, composte di circa ottocento uomini, sarebbero già arrivate a otto chilometri dalle postazioni israeliane nel Golan, poco più a est della città di Quneitra. Secondo quanto riportato dal sito, che cita fonti militari israeliane, la maggioranza delle truppe russe presenti nell’area sarebbe di fede islamica, provenienti da Dagestan, Cecenia e Inguscezia. Israele ha protestato attivamente a Washington per il dispiegamento delle forze russe, che Israele considera un modo per tutelare Hezbollah e forze iraniane nel sud della Siria e per dare supporto politico alle strategie siriane riguardo alle stesse alture del Golan.

E proprio per marcare la volontà del governo di Tel Aviv di non accettare alcuna modifica dello status-quo delle alture, il primo ministro Benjamin Netanyahu, il ministro della Difesa Avidor Lieberman e il Capo di Stato Maggiore, Gady Eisenkott, hanno visitato la base della Divisione Bashan nel Golan per una relazione sulla distribuzione delle forze russe a pochissimi chilometri dagli avamposti israeliani. La speranza per il futuro della regione è che la Russia, con le sue truppe a fare da cuscinetto, possa bloccare sul nascere una guerra che potrebbe incendiare non soltanto quel confine, ma propagarsi in tutto il Medio Oriente e investire Iran, Golfo Persico, Mediterraneo e forse anche gli stessi Stati Uniti. Con conseguenze difficilmente calcolabili.

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