Entrano anche gli Usa nella disputa tra Cipro e Turchia sullo sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi trovati a largo dell’isola del Mediterraneo orientale. Sondaggi ed esplorazioni off-shore da settimane creano tensioni tra Nicosia ed Ankara, con il coinvolgimento anche di Bruxelles e di Atene. Delle scorse ore invece l’intervento diretto degli Usa, volto a disconoscere alla Turchia presunti diritti di trivellazione avanzati negli ultimi mesi dal governo del presidente Erdogan.

Le parole del Dipartimento di Stato Usa

“Ogni attività illecita in questa parte del Mediterraneo posta in essere dalla Turchia deve cessare”: è questa la nota lanciata nei giorni scorsi dal Dipartimento di Stato degli Usa, la frase certamente non lascia spazio ad ulteriori interpretazioni ed appare come un secco monito nei confronti di Ankara. La posizione di Washington è dunque molto chiara: la presenza della Turchia, che ha ben quattro navi operative, nella zona dove insistono importanti giacimenti sottomarini di recente scoperta, oltre ad essere illegale è anche una provocazione. “Questi passi provocatori – prosegue la nota del Dipartimento – non fanno che aumentare le tensioni”.

Anche se non espressamente richiesto, un intervento Usa sulla questione nelle settimane appena trascorse era comunque nell’aria. Le diplomazie soprattutto di Cipro e del nuovo governo greco, non proprio soddisfatte dalle misure poste in essere dall’Europa, hanno lavorato per richiedere l’attenzione di Washington in un caso che appare sempre più spinoso per gli equilibri del Mediterraneo orientale. Le sanzioni che Bruxelles ha approvato contro Ankara, non vengono prese molto sul serio dai turchi e non hanno accontentato né Nicosia e né Atene. Da qui un atteso intervento degli Stati Uniti, i quali considerano adesso ufficialmente la mossa turca di esplorare i giacimenti come provocazione.

Gli interessi in ballo

Per capire al meglio la questione, occorre fare un passo indietro: tutto nasce quando ad inizio anno viene resa ufficiale la scoperta di importanti giacimenti a largo dell’isola di Cipro. Si tratta di zone dove sotto le acque del Mediterraneo sono presenti grandi quantità di idrocarburi, una manna per Nicosia visto che l’area interessata è interna alla propria Zona Economica Esclusiva. Ma è proprio qui che irrompe la questione della divisione dell’isola: dal 1974, come ben si sa, Cipro è divisa in una parte grecofona ed in una turcofona. In quest’ultima zona è stanziato un governo riconosciuto solo dalla Turchia, mentre nella parte greca con sede a Nicosia vi è il governo riconosciuto dal resto della comunità internazionale e che dal 2004 fa parte dell’Unione Europea. Secondo Ankara lo sfruttamento dei giacimenti in questione va riconosciuto ad entrambi i governi, di segno opposto è ovviamente l’esecutivo di Nicosia, così come quello greco.

Come segno di sfida, la Turchia in questi mesi invia quattro navi nelle aree rivendicate dal governo filo turco di Cipro. Ankara non intende cedere e nei giorni scorsi più volte fa intendere di non aver alcuna intenzione di ritirare le navi, almeno fino a quando Nicosia e Bruxelles non riconoscono i diritti della Repubblica turcofona. In ballo indubbiamente vi sono ambizioni che vanno oltre lo sfruttamento dei giacimenti: in particolare, Grecia e Cipro credono che Erdogan voglia creare un’unica grande Zona Economica Esclusiva turca sfruttando le acque attorno alla parte turcofona dell’isola. In tal modo, Ankara potrebbe avere un ruolo sempre più importante negli equilibri del Mediterraneo orientale.

Un obiettivo, quello turco, che non può non essere visto con sospetto anche dagli Stati Uniti. Da qui la nota sopra citata del Dipartimento di Stato e la netta presa di posizione contro Ankara da parte dell’amministrazione Trump. Ma l’impressione è che le tensioni relative ai giacimenti ciprioti siano soltanto all’inizio.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.