La Procura federale della Germania ha arrestato un cittadino tedesco di origini afgane, con l’accusa di aver condotto attività di spionaggio per conto dell’Iran.

L’uomo, Abdul Hamid S., lavorava come interprete e consulente culturale per la Bundeswehr, l’esercito tedesco, e si occupava di tradurre documenti relativi alla missione tedesca in Afghanistan. Per anni, dunque, Hamid avrebbe avuto accesso a “informazioni sensibili “sulle operazioni della Germania nel Paese asiatico.

Ghassemi: “Teheran non c’entra”

L’Iran ha respinto con fermezza le accuse rivoltegli dalla Procura tedesca. Secondo il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Bahram Ghassemi, si tratterebbe soltanto di un tentativo, da parte dei “nemici” di Teheran, di minare le relazioni dell’Iran con l’Europa, “in particolare con i Paesi membri del Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa)”.

Ghassemi si riferisce, in particolare, a Germania, Gran Bretagna e Francia, i quali, il 14 luglio 2015, insieme a Stati Uniti, Russia e Cina, avevano firmato un accordo per la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione europea, dall’Onu e dagli Usa, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte di Teheran.

Nel maggio 2018, il presidente americano, Donald Trump, aveva deciso di ritirare gli Stati Uniti dal Jcpoa, che aveva definito “il peggior accordo della storia”. Al contrario, l’Europa si era dichiarata a favore della salvaguardia del patto sul nucleare.

Le sanzioni tedesche

Qualche giorno dopo l’arresto di Hamid, la Germania ha imposto sanzioni contro la Mahan Air, una compagnia aerea iraniana privata, che gestisce i servizi nazionali di linea e i voli internazionali verso l’Estremo Oriente, il Medio Oriente e l’Unione europea. 

Lunedì 21 gennaio, l’ufficio federale dell’aviazione tedesca ha ritirato alla compagnia il permesso di operare all’interno del proprio territorio nazionale, con effetto immediato.

Anche l’atteggiamento europeo nei confronti dell’Iran è in fase di evoluzione. Già nei primi giorni di gennaio, l’Unione europea ha imposto sanzioni ai Servizi segreti iraniani, dopo aver accusato Teheran di aver complottato per l’assassinio di alcuni dissidenti iraniani che si trovavano in Olanda, Danimarca e Francia.

Una minaccia per l’Europa

I servizi di Intelligence europei hanno espresso timore per l’aumento delle operazioni di spionaggio da parte dell’Iran. Non sarebbe la prima volta.

Nel giugno 2018, le autorità tedesche avevano arrestato un altro cittadino iraniano, il diplomatico Asdollah Assadi, sospettato di dirigere una rete di spionaggio paneuropea, che aveva il compito di procurare tecnologia missilistica e uccidere gli esponenti dell’opposizione all’estero.

In particolare, l’uomo era stato accusato di voler colpire il raduno di un gruppo di opposizione iraniano, i cosiddetti Mujaheddin del Popolo, in programma a Parigi.

Episodi simili, che vedono coinvolto l’Iran sul territorio europeo, acuiscono le tensioni tra Iran ed Europa, danneggiando gli sforzi diplomatici e politici mirati a tessere relazioni costruttive tra le due parti. Ciò potrebbe avere conseguenze negative anche sull’accordo nucleare.

Da parte loro, gli Stati europei sono determinati a mantenere l’accordo sul nucleare, che considerano “un segnale di successo”. L’Unione europea teme le ricadute economiche e sulla sicurezza qualora l’accordo venisse superato. Tuttavia, le recenti provocazioni dell’Iran, unite alla continua pressione degli Stati Uniti, che preme per adottare una linea aggressiva contro Teheran, stanno mettendo a dura prova la pazienza dell’Unione. Trump è arrivato a minacciare che coloro che aiuteranno Teheran ad aggirare le sanzioni “non potranno fare affari con gli Stati Uniti”.

I tempi sono brevi. Entro il 13 febbraio l’Unione europea dovrà maturare una posizione comune, da presentare all’incontro sulla sicurezza in Medio Oriente, indetto da Stati Uniti e Polonia. Se l’Europa cederà, il collasso del Jcpoa potrebbe comportare il rischio reale di nuove turbolenze in Medio Oriente.

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