Una mostra nella Città Proibita organizzata dai Musei Vaticani e il Palace Museum di Pechino: è la prima volta che il Vaticano organizza una mostra in Cina, per di più in partnership con la più importante istituzione culturale del Paese. Oltre all’enorme pregio artistico, l’evento rappresenta un chiaro segnale di riavvicinamento diplomatico tra le parti in vista di un futuro dialogo tra Papa Francesco e Xi Jinping. Dal Vaticano parlano di un “gesto concreto dall’alto valore simbolico”, e non può essere altrimenti visto che le quasi 80 opere portate oltre Muraglia sono il modo più soft per trasportare il cristianesimo in una terra da sempre impermeabile alle influenze esterne. Per il momento le relazioni in materia religiosa fra Cina e Vaticano si basano su un accordo provvisorio, che presto potrebbe arricchirsi di nuovi contenuti.

Un evento storico

Il titolo della mostra è “Beauty Unites Us – Chinese Art from the Vatican Museums” e già si capisce che il suo obiettivo primario è cercare di unire due culture tanto lontane quanto diverse. Le opere esposte fanno parte della collezione d’arte cinese del Dipartimento Anima Mundi dei Musei Vaticani che comprende arte popolare, buddista e cattolica per sottolineare l’incontro tra il cristianesimo e le antiche tradizioni artistiche della Cina; il Palace Museum ha invece selezionato alcuni lavori dell’artista cattolico Wu Li e del gesuita Giuseppe Castiglione. L’esposizione rimarrà aperta al pubblico fino al 14 luglio; dopo di che le opere dei Musei Vaticani torneranno a casa assieme ai pezzi cinesi per una seconda esposizione in terra vaticana.

La diplomazia dell’arte

Dietro al velo artistico dell’evento si nasconde una svolta epocale nel rapporto diplomatico fra Cina e Vaticano, un lento disgelo che non sta certo facendo piacere agli Stati Uniti. Se negli anni Settanta la diplomazia del ping pong ha favorito l’incontro tra Rchard Nixon e Mao Zedong, oggi l’arte potrebbe essere il mezzo diplomatico attraverso cui avvicinare papa Francesco e Xi Jinping. I due si sono solo sfiorati durante la visita del presidente cinese a Roma lo scorso marzo, ma un loro meeting è presto inevitabile. Resta da capire quando e aquali condizioni. Intanto le relazioni diplomatiche, interrotte nel 1951, devono riprendere in maniera florida e la mostra organizzata nella Città Proibita è un ottimo pretesto per riallacciarle. Le esigenze di Pechino e del Vaticano si intrecciano e convergono sulla stessa strada perché il Dragone sta per superare gli Stati Uniti come prima potenza globale, e quindi deve dimostrare agli occhi dell’opinione pubblica di avere buoni rapporti con la sede del Papa; dall’altra parte la Santa Sede ha l’ambizione di fare proseiliti anche tra le genti del popolo più popoloso al mondo.

Incontro in vista?

Lo scorso settembre Cina e Vaticano avevano stipulato un accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi in Cina. Questi sono eletti dai rappresentanti cattolici delle diocesi, ma devono ricevere il via libera di Pechino e quello del Papa. Per uscire da una situazione di stallo è necessario un incontro tra Papa Francesco e Xi Jinping, con il primo che ha già dato la sua disponibilità. Un eventuale alleanza, o per lo meno il ripristino di normali relazioni fra Pechino e Santa Sede, infastitirebbe non poco gli Stati Uniti. Trump ha più volte speso parole al vetriolo contro Papa Francesco e il suo avvicinamento con il nemico cinese contribuirà a peggiorare la situazione.

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