Gli echi dell’accordo tra Erdogan ed Al Sarraj sono arrivati anche a Roma nei giorni scorsi, durante lo svolgimento del Med2019. Per quell’occasione uno degli ospiti più attesi era senza dubbio il ministro degli esteri egiziano Sameh Shoukry, in rappresentanza di un governo, quale quello de Il Cairo, tra i più indispettiti dalle mosse di Ankara in Libia. Gli incontri nella capitale italiana infatti, per Shoukry hanno rappresentato un’occasione per rinsaldare i rapporti con il nostro paese, che risentono ovviamente ancora dell’affaire relativo all’omicidio di Giulio Regeni, al contempo anche per ribadire le preoccupazioni de Il Cairo nei confronti del progetto di Erdogan nel Mediterraneo orientale.

La posizione egiziana sull’accordo tra Ankara e Tripoli

L’Egitto in Libia è impegnato oramai da anni. Il generale, poi diventato presidente, Al Sisi ha sempre supportato il suo “collega”, il generale Haftar. Entrambi hanno una lunga storia militare alle spalle, ma le reciproche affinità non si sono mai limitate a questo. Il Cairo ha bisogno di stabilità lungo i propri confini ed il fatto che la Libia orientale sia in mano ad un uomo considerato forte è per Al Sisi garanzia di sicurezza. Per tal motivo, dall’Egitto sono sempre arrivati rifornimenti e soldi, oltre che addestramento per le proprie truppe, al generale Haftar. Ma adesso c’è un motivo in più per il quale il governo guidato da Al Sisi ha interesse a sostenere l’uomo forte della Cirenaica.

Dopo l’accordo con il quale il premier insediato a Tripoli, Fayez Al Sarraj, si è consegnato politicamente e militarmente ad Erdogan, Haftar è l’unico a poter svolgere ruolo in funzione anti turca in Libia. E soprattutto, il generale è antagonista di un governo oramai considerato complice di un accordo, quale quello con la Turchia, lesivo per gli interessi di molti paesi del Mediterraneo orientale, in primis proprio di quelli dell’Egitto. Nella sua breve ma importante tappa romana in occasione del Med2019, Sameh Shoukry ha voluto sondare il campo circa la situazione attuale in ambito diplomatico sul versante del contrasto all’accordo Libia – Turchia.

Il rappresentante diplomatico de Il Cairo in particolare, a Roma avrebbe incontrato diversi funzionari anche di altri paesi dell’area per verificare la possibilità di attuare azioni contro la mossa di Erdogan. La posizione dell’Egitto è chiara: l’accordo tra Ankara e Tripoli rappresenta un grave problema per i propri interessi, ma anche un elemento di preoccupazione per la stabilità della regione. I timori egiziani sarebbero così forti che Il Cairo avrebbe favorito, come rivelato dal quotidiano The New Arab, l’ingresso di agenti israeliani del Mossad al fianco di Haftar. Anche Israele infatti non vede di buon occhio gli accordi sui confini marittimi stipulati dalla Turchia con Al Sarraj.

Il legame con l’Italia

Ma, come detto ad inizio articolo, la tappa italiana del rappresentante diplomatico egiziano è servita anche per chiarire i rapporti tra Il Cairo e Roma. Così come si legge in una nota diramata dal ministero degli esteri egiziano, emerge forte “la necessità di portare i rapporti economici tra i due paesi verso prospettive più ampie poiché l’Italia è un partner economico, commerciale e di investimento strategico per l’Egitto a livello europeo e uno dei mercati più importanti per le esportazioni egiziane”. Una posizione quindi che sottintende la volontà di entrambe le parti di rinsaldare ulteriormente i rapporti: “È da sottolineare – ha proseguito poi la nota del ministero egiziano – l’opportunità per le aziende italiane di sfruttare le immense opportunità di investimento disponibili in Egitto”. Ed in tal senso, il ministro Sameh Shoukry, nel corso degli incontri avuti a Roma, ha rimarcato come le esperienze di collaborazione ritenute di “successo” nel settore energetico rappresenterebbero un vero e proprio modello.

Non è un caso che, pochi giorni prima dell’arrivo in Italia di Shoukry, ad Il Cairo si è recato l’amministratore delegato dell’Eni Claudio Descalzi, il quale ha incontrato lo stesso presidente Al Sisi. La società italiana nel paese nordafricano ha molteplici interessi, a partire dal giacimento di Zohr, uno dei più vasti dell’area, oltre che ad altri progetti sviluppati in questi anni. Proprio il gas ha spinto al riavvicinamento tra Italia ed Egitto, che a sua volta ha favorito lo scorso anno anche la riapertura di un dialogo in Libia tra il nostro paese ed il generale Haftar. Ma sul rapporto bilaterale tra Il Cairo e Roma, a pesare senza dubbio è sempre il caso Regeni: “Il Ministro Di Maio – si legge in una nota della Farnesina diramata dopo l’incontro tenuto tra il nostro rappresentante della diplomazia e l’omologo Shoukry – ha chiesto di nuovo, con forza, una maggiore cooperazione bilaterale per assicurare alla giustizia i responsabili del barbaro omicidio di Giulio Regeni”. Una questione, quest’ultima, che ritornerà sempre di attualità fino a quando non si registreranno concreti passi in avanti nelle indagini sull’omicidio avvenuto nel gennaio del 2016.

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