Diventa fotografo professionista con noi
Iscriviti alla masterclass

Emmanuel Macron rilancia la sua grande strategia in campo internazionale promuovendo la Comunità Politica Europea; gioca da leader mondiale provando a far riaprire uno spiraglio di dialogo tra Europa e Russia; parla di riarmo, proiezione globale, innovazione; tramite il ministro dell’Economia Bruno Le Maire bacchetta gli Stati Uniti sottolineando la contrarietà dell’esecutivo a eccessivi arricchimenti di Washington col gas naturale liquefatto; da ultimo, lancia un monito “escatologico” dichiarando alla Russia di non voler una guerra atomica. Ma al contempo deve fare i conti con un fronte interno che ribolle.

Una Francia che ribolle

Le oltre tre settimane di sciopero che hanno bloccato il settore energetico francese hanno visto una volta di più la Francia profonda e periferica scendere in piazza contro l’inquilino dell’Eliseo, i sindacati guidati dalla Cgil francese, la Cgt, rialzano la piazza e nonostante gli scandali che danneggiano la Nupes Jean-Luc Mélenchon è politicamente in partita e pronto a guidare da Sinistra l’opposizione al presidente. Domenica 16 ottobre la Sinistra, che ha sostenuto gli scioperi, ha convocato una manifestazione nazionale contro carovita, inflazione, crisi energetica e contro una politica macroniana ritenuta antisociale sul fronte interno.

Le elezioni presidenziali che hanno riconfermato Macron nella riedizione della sfida contro Marine Le Pen sono andate in scena solo sei mesi fa, eppure la dicotomia del rapporto tra Eliseo e popolo non sembra cambiato. Macron ha operato negli ultimi anni una svolta politica a destra e un taglio più “sovranista” nella visione degli affari internazionali e rilanciato la volontà di potenza transalpina. Ma sia quando guardava al campo liberale e riformista sia quando ha preso la postura del leader neo-gollista ha sempre dovuto affrontare una dicotomia tra la sua visione d’ampio respiro per la “grande strategia” e una ben più prosaica disattenzione verso i problemi della gente comune e dell’ordinaria amministrazione.

Il presidente jupiteriennne che riceveva le camere unite a Versailles è diventato il monarca repubblicano filosofo che discetta di sobrietà e di tagli ai consumi per i cittadini mentre il caro-vita, l’inflazione, il boom dell’energia e gli allarmi sulla possibile recessione infiammano il Paese. Tutto questo mentre la crisi energetica si trasmette dalle materie prime all’elettricità bloccando anche il nucleare francese. E Macron segue un’agenda altalenante, aprendo da un lato a un ruolo più forte dello Stato con la nazionalizzazione di Edf e il piano contro i rincari delle bollette e muovendosi dall’altro per riformare il welfare aumentando da 62 a 65 anni l’età pensionabile. Mostrando al contempo distacco e discontinuità verso le rimostranze della piazza, delegate come un fatto interno a Elizabeth Borne, primo ministro chiamato alla gestione della precettazione dei lavoratori dell’energia e delle raffinerie e a un vero e proprio “lavoro sporco”.

Il rischio di tensioni sociali

In quest’ottica rischia di riaprirsi la tensione sociale che vede l’opposizione reale del Paese manifestarsi nelle piazze e non nei palazzi. Il potere del Presidente, in Francia, ha ben pochi fattori di contro-bilanciamento rispetto ad altri Paesi europei e il margine di governo quinquennale offre, sulla carta, all’Eliseo la prospettiva di pensare ai grandi temi e di utilizzare le prerogative massime sull’interno solo in caso di estrema necessità. Ma questo è assai difficile da programmare in un contesto che vede il partito di Macron, Renaissance, non avere la maggioranza assoluta dei seggi all’Assemblea Nazionale e rifiutarsi di costituire un esecutivo di coalizione con le minoranze di centro-destra o con la Nupes di Mélenchon.

In periodi di crisi sostanziale della democrazia in tutta Europa Macron rischia insomma di spaccare il Paese se non ascolterà timori e istanze della popolazione e tirare dritto su un’agenda divisiva. Ad esempio Macron ha lanciato l’idea di inserire la riforma delle pensioni nella Legge di bilancio annuale, che darebbe al governo la possibilità di farla passare senza avere la maggioranza dei voti in parlamento. Una clausola della costituzione francese consente al governo di ignorare il parlamento per approvare progetti di legge in alcune circostanze, anche sulle leggi di bilancio.

Il nodo delle pensioni

Ma il presidente ha presto affrontato un muro di critiche, anche da parte di uno dei suoi alleati più importanti, il politico centrista François Bayrou, che ha detto che un tale approccio sarebbe divisivo e metterebbe anche fine alla promessa di Macron di governare in modo più consensuale. Macron ha sostenuto che far lavorare più a lungo i francesi è la chiave per sistemare le finanze pubbliche degradate della Francia e liberare fondi per investire nell’istruzione, combattere i cambiamenti climatici e programmare il futuro del Paese. I lavoratori organizzati contestano questa dicotomia e la ritengono strumentale.

Mai quanto oggi, però, l’agenda interna e quella globale sono legate. Crisi energetica e rischio recessione sono legate al contesto internazionale; la Francia può essere stabile e attiva mediatrice solo se Macron potrà tenere la testa sui dossier internazionali, gestendo un fronte politico transalpino meno caldo; e la credibilità di un leader, oggi, si manifesta nella capacità di pensare globale e agire locale. Cosa che in passato il “presidente-filosofo” non è stato in grado di fare. E trovandosi di fronte cinque anni di amministrazione con un Parlamento che vede l’espressione di un ampio pluralismo politico e di forze vive della società, Macron dovrebbe iniziare a ascoltare la voce della società francese già disaffezionata dalla politica. E capire come dare risposte alle sue inquietudini.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.