Si aggrava il bilancio complessivo del nuovo coronavirus: i morti, per lo più in Cina, sono 910 mentre i contagiati ammontano a 40.171. Nemmeno la temibile Sars, che a cavallo tra il 2002 e il 2003 aveva provocato 774 decessi, era riuscita a creare una simile cappa di terrore. Pechino ha fatto sapere che gli stranieri infettati dal 2019-n-Cov, al momento, sono 27.

Il mosaico è complesso. Ci sono pazienti malati sparsi ormai in ogni continente, Italia compresa. C’è una nave, la Princess Diamond, in quarantena a Yokhoama con a bordo una trentina di connazionali. C’è la Cina che prova a ripartire dopo una settimana di vacanza extra, anche se ritrovare la quotidianità di sempre è impossibile viste le drastiche misure di sicurezza attuate dal governo. E poi c’è il mondo intero che ha paura di finire in quarantena come la città infetta di Wuhan.

Nonostante lo scenario sia drammatico e per certi versi apocalittico, la Cina ha comunque trovato la forza per far valere le proprie istanze di fronte a Paesi che le avrebbero voltato le spalle nel momento del bisogno o che non si sarebbero comportati nel modo opportuno.

Le mosse dell’Italia

Secondo quanto riferito da Repubblica, la chiusura dei voli diretti da parte del nostro Paese ha irritato e non poco il governo cinese. “La Cina – ha spiegato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, riferendosi all’epidemia del nuovo coronavirus – auspica che l’Italia possa avere una valutazione obiettiva e razionale fondata sulla scienza”. In altre parole, il Dragone pensa che Roma abbia preso misure eccessive. Misure che danneggiano l’economia di entrambe le nazioni ma soprattutto i rapporti diplomatici.

Piccola sintesi: l’esecutivo Conte ha preso la decisione di bloccare i voli. La Cina, che ha vissuto la mossa italiana come un tradimento (ricordiamo che l’Italia è l’unico membro del G7 ad aver firmato con Pechino il Memorandum d’Intesa sulla Nuova Via della Seta), qualche giorno fa aveva annunciato che l’Italia era pronta a riaprire i collegamenti aerei, quando in realtà erano in corso colloqui. La ritorsione cinese potrebbe continuare e lasciare strascichi anche nel post epidemia.

Il gelo di Pechino

L’ira di Pechino non nasce oggi. Nasce il 31 gennaio, quando Roma dichiara la presenza sul territorio italiano di due cinesi infettati dal nuovo coronavirus. Il premier Giuseppe Conte e il ministro della Salute Speranza proclamano lo stato di emergenza senza consultare il minstro degli Esteri Luigi Di Maio.

Inoltre, mentre Xi Jinping metteva in quarantena l’intera provincia dello Hubei (Wuhan compresa), l’Italia era il primo Paese a bloccare tutti i voli da e per la Cina, prima ancora degli Stati Uniti di Donald Trump. La decisione è stata improvvisa e ha isolato nel nostro territorio centinaia di cittadini cinesi, impossibilitati a tornare oltre la Muraglia. A Pechino hanno percepito la misura di Roma come una mossa politica. Uno smacco che si aggiunge alla mancanza di ogni messaggio di solidarietà (poi rimediato dal presidente Mattarella).

Non è da escludere che il nuovo coronavirus possa mandare in fumo l’alleanza nata sulla Nuova Via della Seta. D’altronde, nei mesi scorsi, c’erano già state varie schermaglie. L’Italia, ad esempio, si era tirata indietro su vari dossier strategici, come i porti e l’esplorazione nello spazio. E lo aveva fatto per non far irritare gli Stati Uniti. Ma adesso è la Cina ad essersi arrabbiata.

La risposta del governo

La risposta del governo italiano Preso atto della situazione turbolenta con il Dragone, il governo italiano ha formulato una risposta con cui spiegare alla Cina la propria posizione e placare le ire del gigante asiatico. L’esecutivo giallorosso ha diffuso un comunicato al termine di un vertice mattutino sull’emergenza coronavirus presieduto dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. “Il governo – si legge nella nota – continuerà a perseguire una linea di massima precauzione con l’obiettivo prioritario di assicurare la tutela della salute di tutti i cittadini, come fatto fino ad ora con tutte le misure già assunte. Il governo continuerà, inoltre, ad aggiornarsi con vigile attenzione avendo cura che tutte le iniziative restino costantemente adeguate ai criteri di proporzionalità e adeguatezza fin qui adottati”.

Dopo aver ribadito la linea di massima precauzione, Roma ha tuttavia ribadito che “continuerà a promuovere iniziative di sostegno umanitario e, anche a livello europeo, di solidarietà nei confronti del popolo cinese”. L’Italia ha infine avviato una istruttoria per adottare “misure di contenimento degli effetti negativi” provocati dal virus 2019-n-Cov “sul nostro sistema economico produttivo”.

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