La pandemia di Covid-19 ufficialmente sconfitta. La scossa che ha provocato una crescita economica più che positiva, in controtendenza rispetto al profondo rosso rilevato nel resto del mondo. Il nuovo piano quinquennale, con l’obiettivo di rafforzare il mercato interno attraverso floride relazioni con l’estero (la cosiddetta “doppia circolazione“). Le previsioni di un possibile sorpasso sugli Stati Uniti nel 2028, quando Pechino, a detta di alcuni esperti, diventerà la prima potenza economica globale con cinque anni di anticipo sulla tabella di marcia.

Questi, in estrema sintesi, sono i fatti principali che hanno caratterizzato il passaggio al nuovo anno della Cina. Il prossimo 12 febbraio il gigante asiatico farà il suo ingresso nell'”anno del bue”. Un animale che, nel calendario cinese, rappresenta la prosperità da conseguire mediante il duro lavoro e, più in generale, il riscatto dai momenti difficili. Metaforicamente parlando, il Dragone raccoglierà ciò che ha coltivato nei mesi precedenti. Se, come anticipato, ci sono numerosi aspetti positivi da considerare, non mancano le ombre.

Relazioni diplomatiche

La prima: come si svilupperanno i rapporti politici con gli Stati Uniti di Joe Biden? Che fine farà la guerra commerciale intrapresa da Donald Trump? Esistono margini per un graduale riavvicinamento tra le due superpotenze? Dal canto suo Wang Yi, ministro cinese degli Esteri, ha usato parole emblematiche nel corso di un’intervista rilasciata all’emittente Cgtn: “Le relazioni tra Cina e Stati Uniti sono arrivati a un nuovo bivio e si sta aprendo una finestra di speranza. Ci auguriamo che il nuovo governo degli Stati Uniti torni a un approccio ragionevole, riprenda il dialogo con la Cina e riporti alla normalità le relazioni bilaterali”.

Sul tavolo pesano i rapporti diplomatici deteriorati con Australia, India e Taiwan, con la “provincia ribelle” vera e propria spina nel fianco del presidente Xi Jinping. Archiviato il dossier Hong Kong, i riflettori di Pechino saranno puntati su Taipei, strenua alleata americana nella regione asiatica. Le relazioni diplomatiche, inoltre, potrebbero essere influenzate dal tema dei vaccini. All’orizzonte, infatti, si prevede una sorta di “guerra sanitaria”, con gli antidoti cinesi che “sfideranno” gli omologhi occidentali, sia per quanto riguarda la qualità che la diffusione nel mondo.

L’economia cinese e il resto del mondo

La seconda ombra: come sarà concepito il successo economico cinese? In altre parole: il gigante asiatico sarà considerato ancor più una minaccia oppure, finalmente, riuscirà a essere visto come un attore affidabile con cui imbastire nuovi accordi commerciali? Il giudizio finale è offuscato, tra le altre questioni, dalla gestione cinese dell’emergenza Covid. Molti politici, in Occidente, hanno puntato il dito contro Pechino, accusandolo di aver nascosto informazioni sulla pandemia o, peggio, aver ritardato la loro comunicazione agli organi competenti.

Accuse del genere potrebbero influenzare (e non poco) i rapporti economici e, di conseguenza, far evaporare come neve al sole potenziali occasioni, invitanti tanto per i Paesi occidentali quanto per la Cina stessa. Dal canto suo, la Cina ha fatto registrare un vero e proprio record: è stata la sola grande economia del pianeta ad essersi espansa nel 2020 (lo sostiene anche il Fondo Monetario Internazionale). Nel terzo trimestre, tra luglio e settembre, il pil cinese è cresciuto del 4,9%. Per il 2020 si prevede una crescita di quasi il 2%; negli Stati Uniti, al contrario, c’è stato un tonfo pari al – 4,3% mentre nell’area euro addirittura del – 8,3%. Lo scenario è senz’altro favorevole per consentire alla Cina di tornare “al centro del mondo”. Vedremo se il 2021 sancirà o meno la definitiva consacrazione di Pechino.

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