L’Iran è nell’occhio del ciclone. Ogni giorno che passa le tensioni nel Golfo Persico aumentano sempre di più; ogni giorno c’è un pretesto, un fatto, un evento che alza di una tacca il livello di guardia; ogni giorno, infine, gli Stati Uniti aumentano la pressione su Teheran, sia dal punto di vista economico, stringendo ancora di più il cappio delle sanzioni, che da quello militare, schierando le forze armate a pochi passi dal territorio iraniano. Il braccio di ferro tra Stati uniti e Iran è ancora in fase di svolgimento ma ha presto finito per coinvolgere, da una parte e dall’altra, molti altri soggetti, principalmente paesi che hanno legami commerciali da difendere in quell’area.

Ingenti danni commerciali

Donald Trump ha già piazzato la sua tenaglia intorno all’Iran, armando i paesi del Golfo Persico in chiave anti Teheran. Lo Stretto di Hormuz, un hub geopolitico fondamentale per il trasporto di petrolio e altre risorse nel Mediterraneo, è diventato di colpo un luogo insicuro, minacciato dalle azioni dei Pasdaran. Eppure a Washington, economicamente parlando, interessa poco quest’area, perché adesso sempre meno navi statunitensi attraversano le acque antistanti l’Oman e gli Emirati Arabi Uniti; semmai sono altri paesi che devono preoccuparsi delle conseguenze di un inasprimento della contesa tra Stati Uniti e Iran. Gli Stati Uniti non hanno più bisogno di pompare barili di petrolio lungo lo Stretto di Hormuz, pratica che invece resta vitale per altri governi europei.

L’intercessione della Russia

L’aria di guerra che soffia a queste latitudini danneggia gli affari con l’Iran e compromette una delle vie più redditizie sia per Teheran che per i suoi partner. Gli iraniani sono stati chiarissimi: Usa o non Usa, sanzioni o non sanzioni, continueranno a esportare petrolio. Ma chi può aiutare l’Iran a non affogare tra i rivali arabi e la longa manus statunitense? La Russia di Putin, alleato numero uno del presidente iraniano Hassan Rohani. Mosca ha diffuso una nota in cui ha invitato i vari governi a ignorare le nuove sanzioni americane su Teheran. Il messaggio è chiaro: continuate a fare affari con l’Iran perché non correte alcun rischio di ritorsione.

Il triangolo d’oro

Non solo: secondo quanto riportato dal Al Jazeera, la Russia avrebbe comunicato a Germania e Francia di voler aderire a Instex, una società creata nel gennaio 2019 da francesi, tedeschi e Regno Unito per promuovere gli scambi commerciali non energetici tra Europa e Iran senza utilizzare il dollaro americano. Ecco, l’idea della Russia è usare Instex per regolamentare gli scambi energetici, petrolio e idrocarburi vari compresi. In tal caso si verrebbe a creare un vero e proprio triangolo commerciale tra Iran, Russia e paesi europei, e tutti avrebbero qualcosa da guadagnare; l’Iran potrebbe continuare a vendere petrolio a un ampio numero di soggetti interessati; la Russia incasserebbe la sua parte e assumerebbe un ruolo diplomatico fondamentale per garantire gli equilibri del Medio Oriente; i paesi europei potrebbero continuare ad acquistare petrolio dall’Iran senza incappare nelle sanzioni americane. Per usare il triangolo Teheran esporterebbe le risorse in Russia; queste sarebbero poi contrattate dai paesi europei facendo ricorso a Instex, cosicché non risulterebbe alcuna cessione diretta di petrolio iraniano ad alcun soggetto terzo. Se lo stratagemma dovesse realizzarsi, Putin avrebbe beffato gli Stati Uniti grazie a Instex.

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