Donald Trump smentisce John Bolton sulla denuclearizzazione della Corea del Nord. Una smentita che ha il doppio sapore. Quello della prima bocciatura, per un Bolton ancora fresco di nomina come consigliere per la Sicurezza Nazionale, e quello della dimostrazione di buoni propositi (fino a un certo punto) nei confronti di Kim Jong-un.

Per alcune settimane, per la Corea del Nord si è parlato di una fine del programma nucleare sulla falsariga di quanto avvenuto, nei primi anni del Duemila, con la Libia del colonnello Muhammar Gheddafi. Il leader libico rinunciò nel 2003 al suo programma atomico con una serie di garanzie internazionali e obblighi di verifiche da parte delle agenzie incaricate del monitoraggio dei siti nucleari. Ma sappiamo tutti cosa è successo da lì a pochi anni.

Il primo a parlare di quel modello fu proprio John Bolton. Ma non è stata, evidentemente, una scelta felice. Le immagini di Gheddafi barbaramente ucciso durante le sommosse popolari e una Libia in preda a forze internazionali e bande armate è un incubo che sicuramente a Pyongyang conoscono bene.

Ed è per questo che il presidente degli Stati Uniti ha detto che la sua amministrazione non sta perseguendo alcun “modello libico” per la denuclearizzazione della Corea del Nord. Anzi, Trump ha voluto ribadire che Kim Jong-un sarebbe rimasto al potere per molto tempo se avesse accettato l’accordo. Segno di apertura, ma anche una forma di minaccia. In caso contrario, il regime change è ancora un’opzione percorribile secondo i piani alti di Washington.

“Il modello, se guardi a quello con Gheddafi, è stata una totale decimazione Siamo andati lì per sconfiggerlo. Adesso quel modello si potrebbe verificare se non raggiungiamo un accordo, molto probabilmente. Ma se realizziamo l’affare, penso che Kim Jong-un sarà molto, molto felice”. Questo il messaggio di Trump a Kim in conferenza. “Sarebbe lì, sarebbe nel suo Paese, dirigerebbe il suo Paese, e il suo Paese sarebbe molto ricco.”

Il gelo fra Corea del Nord e Stati Uniti

Le parole di Trump rivolte al leader coreano sono anche un modo per saggiare le reazioni di Pyongyang alle prime parole della Casa Bianca dopo l’annuncio di Kim di voler sospendere i colloqui.

L’annuncio delle esercitazioni congiunte Usa-Corea del Sud al confine con il 38esimo parallelo non è stato preso affatto bene dal governo nordcoreano. Per Kim Jong-un, le esercitazioni erano il segnale di un rinnovato bellicismo americano. Ma probabilmente, c’è anche molta propaganda. I vertici del Nord sapevano perfettamente dell’esistenza di queste periodiche manovre militari. Evidentemente, Kim ha voluto sfruttare il pretesto per rivedere alcune posizioni.

Da parte degli Stati Uniti, la decisione di non sospendere le esercitazioni dimostra, in ogni caso, una cattiva gestione del dossier coreano. Forse, si poteva evitare. E questo Trump lo ha capito. E, dal momento che su questo summit con Kim ha investito moltissimo, cerca in qualche modo di rimediare.

Ma è chiaro che le parole di The Donald su un un leader felice e al suo posto solo in caso di accordo con gli Stati Uniti, non sono parole esclusivamente pacifiche. Può esserci benevolenza, ma anche una (non troppo sottile) minaccia nei confronti del sistema di Pyongyang.

E sul fronte della denuclearizzazione, restano ancora importanti divergenze fra Corea del Nord e Stati Uniti. Divergenze cui sta cercando di rimediare la Corea del Sud, che, con Moon Jae-in, si è impegnata per prima nella ricerca di una pace fra Pyongyang e Washington. Proprio sotto questo profilo, il Wall Street Journal riporta la notizia che la Corea del Sud avrebbe sospeso alcune esercitazioni con i B-52 come segno di distensione verso la Corea del Nord.

Kim ha promesso che avrebbe smantellato il sito dei testi nucleari tra il 23 e il 25 maggio. Il 12 giugno, invece, è la volta del vertice con Trump. Due date fondamentali, ma bisognerà capire fino a che punto Kim si lascerà convincere dalle sirene americane. Se prevarrà la paura di perdere tutto o il desiderio di trovare una pace per sopravvivere in una nuova era di relazioni tra Asia e America.

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