Il 9 aprile l’amministrazione Trump ha accolto calorosamente l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad al-Thani. Gli Stati Uniti hanno approvato una nuova vendita di armi allo stato del Golfo Persico che è stato descritto come un “partner stimato e amico di lunga data”. Questo dopo che il presidente Trump, l’estate scorsa aveva accusato il Qatar di finanziare il terrorismo e di rappresentare una minaccia per la regione. Anche il segretario alla Difesa Jim Mattis in questa occasione ha elogiato il “supporto” del Qatar per le operazioni contro lo Stato islamico. “Non diamo per scontato questo rapporto e apprezziamo ciò che fai”, ha detto all’emiro.

Allora nei giorni dell’inizio della crisi del Qatar, Mattis e l’allora segretario di Stato Rex Tillerson avevano ricordato a Trump che l’emirato ospita il quartier generale del comando centrale degli Stati Uniti, con circa 10.000 soldati in una base che funge da hub per le operazioni aeree statunitensi in Siria, Iraq e Afghanistan. E durante l’estate, Tillerson ha negoziato e firmato un memorandum d’intesa con il Qatar sulla cooperazione anti-terrorismo, e il Pentagono gli ha venduto 36 F-15 per 12 miliardi di dollari.

Ma a settembre, Trump aveva già cambiato posizione e ha invitato i sauditi e gli emirati ad abolire il blocco del Qatar e a risolvere i loro disaccordi. Se non ci fossero riusciti avrebbe portato i loro leader a Camp David e negoziato tra loro. L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno respinto l’arbitrato degli Stati Uniti, insieme all’Egitto e al Bahrain, uniti anche loro per rompere le relazioni e imporre il blocco del Qatar.

Ma accuse pesanti piovono sul Qatar. Secondo più parti ospita i rappresentanti dei talebani e di Hamas a Doha, la capitale del Qatar, e fornisce ampi finanziamenti a Hamas a Gaza, hanno suscitato molte reazioni. Questo perché gli Stati Uniti, Israele e gran parte dell’Europa hanno etichettato Hamas come un’organizzazione terroristica. Il Qatar insiste – e i suoi vicini del golfo contestano – che finanzia solo l’ala politica dell’organizzazione e non la sua parte militare e fornisce solo infrastrutture e aiuti energetici.

Il mondo arabo è diviso su Hamas, considerata da molti una propaggine della Fratellanza Musulmana. L’Egitto, il cui presidente ha rovesciato un governo – quello dell’ex presidente Muhammad Morsi – eletto della Fratellanza, la considerano un’organizzazione terroristica. Anche se le relazioni egiziane con Hamas si sono distese nell’ultimo anno, nonostante le riserve del presidente egiziano Abdel Fatah al-Sissi. L’estate scorsa, Hamas ha accettato di aumentare la sicurezza alle frontiere per aiutare l’Egitto a combattere un’insurrezione nella penisola del Sinai. In cambio, l’Egitto ha bisogno di carburante a Gaza, per alleviare la crisi energetica per i suoi 2 milioni di abitanti.

In paesi come la Giordania e il Marocco, invece, la Fratellanza opera come un partito politico legittimo. All’inizio dell’amministrazione Trump, gli sforzi per designare la Fratellanza come organizzazione terroristica straniera sono stati fermati, in parte da Tillerson. Ora il quadro è cambiato. Sia John Bolton, il nuovo consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, sia il segretario di stato Mike Pompeo hanno in passato chiesto che la Fratellanza fosse designata come organizzazione terroristica.

Ma l’incontro tra Trump e l’emiro è stato un successo, il presidente ha affermato: “Ora sei diventato un nostro grande sostenitore e lo apprezziamo”. E ha poi ha concluso: “È molto popolare nel suo paese. La sua gente lo ama. Stiamo lavorando all’unità in quella parte del Medio Oriente e penso che la nostra azione stia andando molto bene”.

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