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Donald Trump ha deciso di cancellare l’incontro con Vladimir Putin in Argentina, in occasione del G-20 di Buenos Aires. Una scelta che il presidente degli Stati Uniti ha motivato con il fatto che i marinai ucraini detenuti dopo il sequestro delle motovedette nel Mar d’Azov sono stati trasferiti a Mosca e non hanno fatto rientro in patria. Il leader della Casa Bianca ha pubblicato un tweet in cui dice: “Sulla base del fatto che le navi e i marinai non sono stati restituiti all’Ucraina dalla Russia, ho deciso che sarebbe meglio per tutte le parti interessate cancellare la mia riunione programmata in precedenza in Argentina con il presidente Vladimir Putin. Attendo di nuovo un vertice significativo non appena questa situazione sarà risolta!”

Based on the fact that the ships and sailors have not been returned to Ukraine from Russia, I have decided it would be best for all parties concerned to cancel my previously scheduled meeting….

— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) 29 novembre 2018

Il tweet del presidente Usa arriva dopo un tira e molla durato tutta la giornata e che ha coinvolto sia il Cremlino che la Casa Bianca. Il presidente degli Stati Uniti, ieri, in un’intervista al Washington Post, aveva ipotizzato la cancellazione del meeting con il suo omologo russo in attesa di un rapporto dettagliato dei suoi funzionari. Il Cremlino aveva risposto di continuare a considerare l’incontro come programmato. Tanto che lo stesso portavoce della presidenza russa, Dmitri Peskov, aveva oggi confermato che l’incontro sarebbe avvenuto. 

Poi qualcosa è cambiato. Nel giro di pochissime ore, Trump ha cambiato completamente idea. Prima, ai giornalisti, aveva detto che era “un momento molto buono” per incontrare Putin. E aveva anche detto di aver pensato, in un primo momento, all’annullamento dell’incontro, ma che poi aveva deciso di confermare il vertice argentino con il presidente russo. “Probabilmente incontrerò il presidente Putin. Non abbiamo cancellato quell’incontro. Ci stavo pensando, ma non lo abbiamo fatto. Penso che sia un momento molto buono per avere l’incontro”. Così si era espresso il leader della Casa Bianca.

Ma qualcosa è cambiato. In un’ora, Trump è passato dalla conferma all’annullamento. E ora le tensioni fra Occidente e Russia tornano a farsi molto più pesanti. Cosa può essere successo nei minuti che hanno separato la conferma alla cancellazione, è difficile da dire. Trump ha motivato la decisione finale dopo la mancata riconsegna degli uomini e dei mezzi ucraini al governo di Kiev. Ma è evidente che deve essere accaduto qualcosa di diverso. E probabilmente le pressioni interne e internazionali hanno fatto desistere il capo della Casa Bianca da un incontro che, se per Trump arrivava in un “momento molto buono”, in realtà sarebbe giunto in uno dei momenti peggiori.

Il vertice di Buenos Aires sarebbe stata un banco di prova molto difficile per il presidente degli Stati Uniti, che più volte è stato accusato di intrattenere con Putin un rapporto eccessivamente positivo. Larga parte del deep Stato americano considera un problema questa sinergia fra i due leader. E sono in molti all’interno dell’amministrazione Usa a volere una divisione sempre più marcata fra i desideri della Casa Bianca e quelli del Cremlino.

Ed è importante che in questo ore sia arrivato anche un nuovo episodio nell’indagine sul Russiagate, con le dichiarazioni estremamente importanti dell’avvocato Michael Cohen. L’ex avvocato personale di Trump si è dichiarato colpevole di avere mentito durante la sua audizione al Congresso riguardo i contatti con i russi. La falsa testimonianza riguarderebbe un progetto immobiliare in Russia del gruppo di Trump. È dal 21 agosto che Cohen ha iniziato a collaborare con il procuratore Robert Mueller nelle indagini sul Russiagate.

E questo filone è una vera e propria scure che pende sulle testa di Trump, che proprio a causa di queste indagini è costantemente frenato nel suo modo di relazionarsi con Mosca. Il presidente Usa, in risposto alle parole di Cohen, ha detto ai giornalisti che il suo ex avvocato avrebbe mentito per ottenere uno scontro di pena.”È una persona debole. E quello che sta provando a fare è ottenere una pena ridotta. Perciò mente a proposito di un progetto che tutti conoscevano”, ha dichiarato The Donald. Ma il tempismo tra queste nuove indagini e l’annullamento del vertice di Buenos Aires appaiono sospette.

Pressione interne, dicevamo. Ma pressioni che sono venute anche dall’esterno. La questione Ucraina resta un problema estremamente spinoso per gli Stati Uniti e per la Nato. Gli apparati americani, in particolare della precedente amministrazione della coppia Barack Obama-Hillary Clinton, hanno punto sul cambio della guardia a Kiev e per “strappare” l’Ucraina dall’orbita di Mosca. La guerra civile che ne è scaturita rappresenta in realtà uno degli scontri più accesi fra Occidente e Russia degli ultimi anni. E molti temono che l’attuale presidenza americana possa fare delle concessioni nei confronti di Putin che rappresenterebbero un colpo durissimo alla strategia dell’Alleanza atlantica e degli Stati Uniti. Il vertice di Helsinki aveva già palesato tutti i dubbi di apparati interni e occidentali. E c’è chi aveva parlato di “tradimento” da parte di Trump. Forse, questa volta, il doppio attacco interno ed esterno ha fatto optare per una scelta diversa per la Casa Bianca.

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