Cina, Iran e Venezuela: tre Stati che sono diventati i tre obiettivi della politica estera di Donald Trump. Il discorso del presidente degli Stati Uniti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è importante per diverse ragioni. Non c’è solo il tema della globalizzazione, che lui stesso ha detto di voler rifiutare per prediligere il “patriottismo”. Ma c’è anche il ritorno a una triade di nemici che riporta alla mente quell’idea perpetrata da George W. Bush e che l’allora presidente americano aveva definito l’Asse del Male.

L’Asse del male da Bush a Trump

A quel tempo, era il gennaio del 2002, l’asse comprendeva Corea del Nord, Iraq e Iran. Ed era considerato quel sistema di Paesi potenzialmente in grado di colpire l’Occidente con armi nucleari o chimiche.

Oggi quella triade è cambiata. Saddam Hussein è morto dopo l’invasione dell’Iraq e con esso anche le accuse sul presunto (poi rivelato falso) arsenale di armi di distruzione di massa. Mentre la Corea del Nord è entrata in una nuova era di rapporti con Washington con l’arrivo di Trump alla Casa Bianca, e Kim Jong-un (nel frattempo succeduto al padre) è passato dall’essere un rocket man sanguinario a un leader di cui il presidente Usa tesse le lodi parlando addirittura di innamoramento.

Uno però è rimasto: ed è l’Iran. Ed è su questa base che Trump ha riproposto l’axis of evil, con Teheran perno di una guerra ideologica e con Cina e Venezuela che sono gli altri vertici di questo triangolo di nemici che la Casa Bianca ha deciso di colpire. Non li definisce “Stati canaglia” il presidente Usa. Ma il concetto è lo stesso: sono loro i suoi obiettivi internazionali. Ed è pronto a fare di tutto per fermare la strategia iraniana, l’ascesa cinese e il governo di Nicolas Maduro, che Trump considera “un problema che va risolto”.

L’attacco all’Iran

Sull’Iran, Trump è stato ancora una volta durissimo durante il discorso all’Assemblea generale e al Consiglio di Sicurezza. Il presidente Usa ha abbracciato una linea ferrea nei confronti del governo di Teheran accusandolo di finanziare il terrorismo e di usare le casse dello Stato per “seminare il caos in Medio Oriente”. Per l’inquilino della Casa Bianca, l’Iran è “un dittatura che ha utilizzato questi fondi per compiere omicidi e massacri in Siria e Yemen“. E rivolgendosi all’Unione europea, ha inviato un duro monito a tutti i Paesi che intendono eludere le sanzioni statunitensi attraverso un meccanismo finanziario ipotizzato da Federica Mogherini.

È l’Iran il centro della strategia americana. Sull’interruzione della sua ascesa politica in Medio Oriente e sul suo programma missilistico e nucleare si fonda l’intera pianificazione degli Stati Uniti nella regione e l’alleanza con Israele e i Paesi arabi del Golfo. Ed è un impegno che Trump si è assunto dall’inizio del suo mandato anche a costo di montare una serie di accuse pericolose e di riportare la piena instabilità nella regione.

Difficile poter accusare l’Iran di terrorismo quando le monarchie arabe hanno supportato per anni i gruppi salafiti che hanno infestato Iraq e Siria. Così come è difficile accusare l’Iran di essere una dittatura quando i propri alleati sono monarchie assolute lontane da qualsiasi concetto di democrazia liberale. Ma l’Asse del Male non accetta interpretazioni: è quella. Un nemico da colpire a qualunque costo.

Le accuse alla Cina

Ma se sull’Iran nessuno poteva attendersi parole meno dure, è sulla Cina che il presidente degli Stati Uniti ha spiazzato tutti accusando pubblicamente Pechino di tutta una serie di azioni volte a colpire Washington. Quella di Trump al Consiglio di Sicurezza è stato un j’accuse inaspettato, feroce, dove non è stata usata alcuna parola di apertura, come invece dimostrato più volte almeno nei confronti di Xi Jinping

“Abbiamo scoperto che la Cina interferisce e vuole intromettersi nelle nostre elezioni del 2018“, ha affermato Trump davanti ai membri del Consiglio di sicurezza. E ha spiegato che l’obiettivo di Pechino sia quello di danneggiarlo “perché sono il primo presidente di sempre che sfida la Cina sul commercio”. Accuse gravi e che sorprendono non solo per la durezza, ma anche per il contesto.

Mai come questa volta un presidente degli Stati Uniti aveva accusato pubblicamente uno Stato membro del Consiglio di Sicurezza di voler interferire nella politica americana. Ed è un segnale che, unito alla guerra dei dazi, dimostra come la Cina sia diventata ormai l’obiettivo americano nel Pacifico, forse anche più della stessa Russia.

Gli strateghi di Washington sono costantemente impegnati a contenere l’influenza cinese nel mondo ma soprattutto l’espansione delle sue pretese nel Pacifico. Le tensioni nel Mar Cinese Meridionale non sono che il frutto di un intensificarsi di questo scontro con Pechino. Perché Washington che sta perdendo (o forse ha già perso) il controllo sull’area. E non è un mistero che sia anche il gigante asiatico il filo conduttore che lega tutta la nuova triade del male pensata alla Casa Bianca.

Il Venezuela di Maduro

Triade di cui fa parte anche il Venezuela. Il presidente degli Stati Uniti è stato chiaro. Al Palazzo di Vetro, il leader americano ha detto che per quanto riguarda Caracas “tutte le opzioni sono sul tavolo, quelle forti e quelle meno forti”. E dopo la rivelazione sui piani per rovesciare il governo di Maduro attraverso un’opzione militare, è chiaro che per “opzioni forti” intendesse un’operazione bellica.

Il Venezuela è da sempre una sfida per gli Stati Uniti. Hugo Chavez ha creato un Paese avversario di Washington in una regione considerata da sempre il “cortile di casa” dalla politica statunitense. E in questi mesi, la crisi economica ha fatto sì che il Venezuela saldasse con Cina e Russia una partnership che il Pentagono e la Casa Bianca considerano estremamente pericolosa.

È questo il vero pericolo per l’America: non una questione ideologica, quanto una ragione strategica. La Cina è arrivata a Caracas. E questa alleanza, insieme alla partnership militare con Mosca, fa sì che a sud delle coste nordamericane vi sia una potenziale base nemica che gli strateghi statunitensi vogliono sradicare a ogni costo.

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