La battaglia sul vaccino e le immancabili origini geografiche del coronavirus. Sono questi i due temi che hanno accompagnato la tappa in Georgia di Donald Trump, impegnato in un comizio elettorale nel bel mezzo della campagna per il Senato americano. La posta in gioco è altissima: il controllo della Camera Alta del Congresso. Una sconfitta in questo Stato, la Georgia, potrebbe segnare definitivamente il tramonto politico di The Donald; una vittoria, al contrario, lo proietterebbe dritto verso il 2024.

Insomma l’impegno è massimo e l’ardore messo in mostra da Trump quello tipico dei tempi migliori. I due pilastri della narrazione trumpiana, come detto, sono stati da una parte la storia del virus, la sua origine e la battaglia con la Cina di Xi Jinping; dall’altra l’Operazione Warp Speed, con il vaccino in arrivo (un risultato tuttavia vano per la rielezione del repubblicano, perché alla fine sarà la medicina dell’amministrazione di Joe Biden). La prima staffilata lanciata da The Donald è un destro in pieno volto ai Dem: “Avete notato come ai democratici piaccia dire che il coronavirus sia arrivato dall’Italia. No, è arrivato dalla Cina e si può dire”, ha dichiarato il tycoon.

Il virus tra Italia e Cina

Avete capito bene: Trump ha citato l’Italia nel discorso sull’origine geografica del virus. Uno studio dell’Istituto dei Tumori di Milano pubblicato sul Tumori Journal aveva rilevato la presenza di anticorpi del coronavirus in campioni di sangue già a settembre del 2019, quindi tre mesi prima che venisse scoperto a Wuhan, in Cina. La ricerca intitolata Unexpected detection of Sars-CoV-3 antibodies in the prepandemic period in Italy, ha segnalato che su 959 campioni di sangue analizzati, 111 rivelavano la presenza di anticorpi. E se la risposta della comunità scientifica è stata fredda, con alcuni esperti convinti che gli anticorpi trovati siano stati generati da altri coronavirus (come quello del raffreddore), alla Cina non poteva presentarsi occasione migliore per il dire che Covid era nato in Italia.

“Un nuovo rapporto divulgato da un’istituzione italiana mostra che la prima ondata del nuovo coronavirus non è partita dalla Cina. Il virus è apparso nella regione italiana all’inizio di settembre 2019”, ha scritto il Quotidiano del Popolo lo scorso 17 novembre. Il Global Times ha rincarato la dose con un appello di Zhao Lijian, portavoce del ministero degli Esteri del Dragone: “Speriamo che tutti i Paesi rilevanti adottino un atteggiamento positivo e cooperino con l’Organizzazione mondiale della Sanità, offrendo contributi per il tracciamento globale sull’origine del virus. Lo studio italiano dimostra come scoprire l’origine del virus sia una complessa questione scientifica che dovrebbe essere lasciata agli scienziati, è un processo fluido che può coinvolgere diversi Paesi”.

Trump si gioca il (suo) futuro

Insomma, i media cinesi hanno spinto su un fatto ben preciso: sono state infettate persone in Italia prima che il virus venisse scoperto in Cina. L’Italia era già finita “sotto tiro” (cinese) lo scorso marzo quando Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Negri di Milano, aveva parlato di un anomalo aumento di polmoniti acute dal mese di novembre del 2019 evocando la possibilità che il virus fosse già in circolazione.

Trump ha quindi parlato del vaccino, provando a prendere i meriti di quanto accaduto. “Il vaccino è in arrivo, ci sono voluti 7 mesi, qualcuno lo ha definito un miracolo medico. È merito nostro. Non dobbiamo lasciare che ce lo tolgano”, ha rivendicato il tucoon. La battaglia con la Cina è aperta, ma il comandante in capo per vincere deve tenere vivo il suo partito, non può assolutamente prestare il fianco a scalate e dissensi e interni.

Capitolo elezioni. Il ritornello di Trump è sempre lo stesso: “Abbiamo vinto la Georgia. Non abbiamo mai perso un’elezione e possiamo ancora vincere questa elezione. La lotta va avanti”. Il suo popolo lo segue “Stop all’imbroglio”, è lo slogan della serata a Valdosta, nel Sud della Georgia, a 24 chilometri dal confine con la Florida, nella contea Lowndes.

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