Regno Unito e Stati Uniti vivono dall’arrivo di Trump a Washington un rapporto di rinnovata fiducia e stima reciproca e stanno rafforzando in modo chiaro l’alleanza che, da sempre, lega questi due Stati. La cosiddetta “anglo-american special relationship” non era mai stata messa totalmente in discussione, ma negli ultimi anni, soprattutto dopo l’invasione dell’Iraq, qualcosa era cambiato. Soprattutto nel Regno Unito, un’importante fetta dell’opinione pubblica e della politica cominciò a vedere negli Stati Uniti non più un alleato naturale ma un alleato scomodo, che aveva condotto i soldati britannici a una guerra mai veramente voluto. A questo rinnovato spirito di collaborazione degli ultimi mesi, ha dato certamente uno stimolo formidabile la concomitanza dell’avvio della Brexit con l’arrivo a Washington di un presidente scomodo ed isolazionista, mal digerito dall’establishment europeo come Donald Trump. Con l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, Theresa May ha immediatamente chiarito che la nuova politica estera britannica si sarebbe incentrata sulla rinnovata apertura di Londra verso il mondo, quasi a voler far rivivere i fasti dell’antico impero coloniale e di rivitalizzare il sistema del Commonwealth. Ma per fare questo, il primo e più naturale alleato non poteva che essere trovato oltreoceano, proprio negli Stati Uniti. E l’incontro alla Casa Bianca fra Trump e May e le dichiarazioni di rispetto del presidente americano per la scelta della Brexit sono andate esattamente nella direzione sperata da entrambe le parti.

Si può parlare della rinascita di una civiltà atlantica in grado di contrastare il resto del mondo e di guidare di nuovo l’Occidente? La risposta non può essere data né in senso negativo né in senso positivo. È chiaro che entrambi gli Stati rappresentano potenze politiche, economiche e militari in grado di avere un peso specifico formidabile, se unite, nel contesto mondiale. Per decenni, Stati Uniti e Regno Unito hanno rappresentato la leadership del mondo occidentale, che gli è stata consegnata dalla vittoria della Seconda Guerra Mondiale, e continuano a essere potenze nucleari, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nonché partecipanti a tutti i processi politici internazionali più importanti del mondo contemporaneo. Tuttavia, entrambi questi Stati, con le dovute differenze, rappresentano un sistema, quello liberale e liberista, che in realtà gli stessi due Stati hanno negato con scelte di politiche protezionistiche e chiuse verso se stessi. Il popolo britannico con la Brexit e quello statunitense con Trump hanno in realtà dimostrato di non credere proprio a quel sistema di ordine internazionale liberale (e liberista) che per anni Washington e Londra hanno promulgato. E dunque ci troveremmo di fronte a un’alleanza angloamericana priva di una reale piattaforma sociale, economica e politica da cui ripartire, ma soltanto frutto di un calcolo d’interesse e di una necessità di non rimanere isolati.

Un laboratorio di questo rinnovato asse strategico Londra-Washington è proprio il continente dove l’Impero Britannico dominava i mari: l’Asia. L’Estremo Oriente sta, infatti, diventando il luogo prescelto per rinsaldare quest’alleanza fra i due Stati dell’anglosfera, e l’arrivo della portaerei Queen Elizabeth nel Mar Cinese Meridionale è una manifestazione importante di questa nuova convergenza d’interessi. Da una parte gli Stati Uniti rafforzano la loro presenza militare come monito alla Cina e alla sua politica espansionistica, dall’altra parte, c’è un Regno Unito che esce allo scoperto tentando di riottenere peso politico globale ripartendo da quei mari che furono la forza del suo antico impero. Una scelta che non è in linea con le classiche metodologie diplomatiche britanniche, impostate su un rapporto positivo con Pechino, ma che s’incardina in un nuovo corso del rapporto con gli Stati Uniti che, al contrario, ha intrapreso un duro scontro con la Cina e con le sue pratiche commerciali. Il Regno Unito, in quell’area, può essere una mina vagante per la Repubblica Popolare Cinese: ha legami con l’India, che è il principale competitor commerciale per la Cina in Asia, ed ha ottime relazioni, ancora, con Hong Kong, nervo scoperto della sovranità cinese. Per gli Stati Uniti, Londra potrebbe essere un ago della bilancia essenziale per il controllo della regione e per il contenimento della Cina, mentre per il Regno Unito, avere gli Stati Uniti come alleato è oggi una boccata d’ossigeno fondamentale dopo gli attriti con Moca e l’ostilità dell’Unione Europea.

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