Difficile districarsi nella vicenda legata all’uccisione dell’editorialista del Washington Post, Jamal Khashoggi. Secondo i media turchi, il saudita è stato torturato e fatto a pezzi quando era ancora morto. Ad eseguire l’operazione il medico saudita e capo della scientifica Salah al-Tubaigy, che avrebbe portato con sé una valigetta contente una sega. Sempre secondo un giornale turco giornale turco – Yeni Şafak – uno dei sospettati dell’assassinio avvenuto nel Consolato Generale dell’Arabia Saudita ad Istanbul è rimasto ucciso in un misterioso incidente stradale a Riad.

Che cosa è successo realmente? Quali saranno le implicazioni sul piano geopolitico di questo caso così complesso e che ogni giorno riserva sorprese? Ne abbiamo parlato con Philip Giraldi, ex ufficiale militare della Cia ed esperto in materia di antiterrorismo. Analista e commentatore, è noto per essersi opposto, con altri ex ufficiali e il “Veteran Intelligence Professionals for Sanity (Vips)”, all’invasione dell’Iraq del 20003, evidenziando come le prove contro Saddam Hussein fornite all’epoca dall’Intelligence fossero del tutto carenti e insufficienti. Giraldi è inoltre direttore esecutivo del Council for the National Interest. 

Dottr Giraldi, secondo lei perché la Turchia non diffonde i nastri che provano l’omicidio di Khashoggi?

Perché la Turchia li sta usando come moneta di scambio per ottenere concessioni dai sauditi. Le concessioni sarebbero in gran parte sotto forma di “investimenti” sauditi nell’economia Turchia, ora in grande difficoltà.

Il Consolato era controllato e sorvegliato dall’intelligence turca?

No. È un consolato generale, non un’ambasciata ed è sorvegliato da guardie di sicurezza che probabilmente includevano sia turchi che sauditi. Ma l’intelligence turca probabilmente aveva “fonti” tra le guardie.

Nel suo articolo pubblicato su Strategic-Culture ha anche parlato della sua esperienza in Turchia. Cosa può dirci dell’intelligence turca?

Molto buona e abbastanza spietata. Ha fatto uno sforzo importante per sapere cosa stava succedendo all’interno dell’edificio saudita. Le prove finora suggeriscono che avevano microfoni installati all’interno del Consolato.

Secondo lei, l’ordine di assassinare Kashahoggi è arrivato direttamente da Mohammad Bin Salman? O no?

Sì. Non è credibile credere che ucciderebbero qualcuno in Turchia, un’impresa estremamente complicata e sensibile, senza l’approvazione del principe ereditario.

Mike Pompeo è sbarcato a Riad per parlare con i membri della casa reale saudita della scomparsa dell’editorialista del Washington Post. Lo stesso giorno, come riportato dal New York Times, l’Arabia Saudita ha pagato 100 milioni di dollari Usa per continuare, almeno questa è la versione ufficiale, la guerra in Siria. È solo una coincidenza?

Non è una coincidenza. I sauditi stanno ricordando a Pompeo che sono la chiave per continuare l’aggressione in Siria.

Non è curioso che solo pochi giorni fa la Turchia abbia rilasciato il pastore americano Andrew Brunson?

Sì, ma quello era un accordo diverso in base al quale gli Stati Uniti continueranno a vendere armi avanzate alla Turchia in cambio del rilascio di Brunson.

Crede che alla fine l’Arabia Saudita e la Turchia cercheranno di coprire la faccenda?

Sì, tenteranno di insabbiarla. La Turchia otterrà denaro e le indagini sull’omicidio saranno inconcludenti.

Quali carte può giocare l’Arabia Saudita in questa partita?

I sauditi possono fare pressione sulle forniture di petrolio e anche smettere di usare dollari Usa per comprarlo. Avrebbe un grande impatto economico. Il loro denaro è la carta da giocare contro la Turchia.

Nella sua analisi lei spiega che ci sono rapporti non confermati secondo i quali l’intelligence degli Stati Uniti sapeva in anticipo dei piani sauditi per rapire Khashoggi. Questo potrebbe causare imbarazzo al presidente Trump?

Se i servizi segreti degli Stati Uniti sospettavano che i sauditi stessero per rapire (o uccidere) Khashoggi, che era un residente regolare negli Stati Uniti, allora avrebbero dovuto renderlo noto. Il fatto che non l’abbiano fatto creerà problemi a Pompeo e Trump nei negoziati, ma tutte le parti coinvolte saranno impegnate nel tentativo di ottenere qualcosa da questo caso. Quindi sarà facile insabbiare il caso, anche se nessun altro ci crederà. 

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