Certe volte i nemici possono diventare amici. Donald Trump è stato chiarissimo e, in un’intervista rilasciata all’emittente statunitense Abc, il Presidente ha detto senza mezzi termini di esser pronto a leggere con interesse eventuali informazioni sui suoi rivali interni che dovessero essere recapitate alla Casa Bianca, anche se i mittenti fossero Russia e Cina. Ma c’è di più: Trump ha sottolineato come, in tal caso, non si sentirebbe obbligato a diffondere il contenuto delle preziose informazioni a nessuno, neppure all’Fbi. “Se qualche Paese mi dicesse di avere informazioni su un mio avversario penso che vorrei saperne di più – ha detto il Presidente statunitense – Non c’è niente di sbagliato nell’ascoltare. Se ascoltassi anche informazioni di Russia e Cina? Non mi sentirei obbligato di avvisare nessuno”.

Le informazioni sporche

La notizia è passata quasi inosservata sui media occidentali, anche se il suo peso è piuttosto importante per due motivazioni. La prima riguarda la strategia di Trump nei confronti dei nemici geopolitici degli Stati Uniti: Russia e Cina. Le parole del tycoon sembrano quasi un invito a nozze per Pechino e Mosca di darsi da fare per raccogliere nuovi, scottanti, materiali da girare per vie traverse a The Donald. E la guerra dei dazi in corso con Xi Jinping? La rivalità con Putin? La politica interna è un argomento ben più spinoso da maneggiare per un uomo d’affari come Trump, ancora convinto di trovare l’accordo vincente con il Presidente cinese e quello russo.

Troppe correnti

E qui arriviamo alla seconda motivazione che rende la rivelazione di Trump un indizio decisivo per capire lo stato di salute del governo americano. Quando il leader della Casa Bianca afferma di non condividere le eventuali informazioni sporche con alcun ufficio federale – neppure con l’Fbi – fa capire che il deep state statunitense è probabilmente devastato da correnti interne in lotta tra loro. Lo si era già intuito pochi giorni fa, quando il Consigliere di Stato John Bolton smentì le parole del Presidente americano sulla valutazione da dare al comportamento di Kim Jong Un.

Accettare l’influenza esterna in politica interna

Trump vorrebbe ergersi al di sopra di tutte le fazioni e per farlo accetterebbe volentieri anche un salvagente lanciatogli da Cina o Russia. Già nel 2016 ci fu uno scandalo (il cosiddetto Russiagate) legato a possibili interferenze di potenze straniere negli affari interi americani. L’opinione pubblica americana è rimasta sconvolta da quanto detto da Trump perché raccogliere informazioni sporche da governi esteri equivale ad accettare un”nterferenza straniera in seno al sistema politico democratico statunitense. Ma Trump non ci sarebbe alcuno scandalo: semplice pragmatismo.

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